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Overwatch x Rescue: “il costo del soccorso lo pago io”

L’azienda americana collabora con le reti di soccorso pubbliche e private di 220 Paesi. E rimborsa i costi sostenuti per il recupero. L’abbonamento costa 80 dollari all’anno

Se ti fai male in montagna, in mare o nel mezzo del nulla, la domanda non è se arriveranno a prenderti, ma chi paga. E no, non è una questione romantica. Un recupero in elicottero può costare come una piccola utilitaria, se non di più. Overwatch x Rescue parte proprio da qui e ribalta il paradigma. Un abbonamento annuale di 80 dollari e la promessa di coprire l’intero conto del soccorso, ovunque nel mondo.

Il servizio non va confuso con una classica assicurazione. Overwatch x Rescue non vende polizze né lavora su massimali o franchigie. In caso di emergenza, l’utente attiva l’SOS dall’app del suo smartwatch o del suo cellulare e viene messo in contatto con un centro operativo che coordina il soccorso con le strutture locali. Una volta conclusa l’operazione, le spese sostenute vengono rimborsate integralmente, sulla base delle fatture caricate dall’utente.

Secondo quanto dichiarato dall’azienda, la copertura riguarda ogni fase dell’intervento: ricerca, recupero, evacuazione e, se necessario, rientro assistito nel Paese di origine. Il servizio afferma di operare in oltre 220 Paesi e territori, collaborando con reti di soccorso pubbliche e private e offrendo assistenza in centinaia di lingue. Un’ambizione globale che, sulla carta, supera i limiti geografici e burocratici delle assicurazioni tradizionali.

Resta però un punto centrale da chiarire. Overwatch x Rescue è un intermediario operativo e finanziario, non un ente di soccorso. L’efficacia reale del servizio dipende quindi dalla qualità delle infrastrutture locali, dai tempi di risposta delle autorità competenti e dalla capacità del centro operativo di muoversi in contesti molto diversi tra loro, dalle Alpi all’Asia centrale.

L’azienda afferma di non porre limiti legati al tipo di attività, alpinismo, trekking, viaggi, sport outdoor, né al costo dell’intervento. In un contesto in cui il costo dei soccorsi è sempre più spesso oggetto di dibattito, soprattutto in Paesi dove non è integralmente coperto dal sistema pubblico, l’idea di una copertura globale, semplice e a prezzo fisso intercetta un bisogno reale. Resta da capire se, una volta tolta la patina del marketing, il modello saprà reggere la complessità del mondo reale.

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