Meridiani Montagne in edicola con il numero dedicato alle Alpi Apuane
Il numero 136 della rivista accompagna i lettori alla scoperta del gruppo montuoso toscano, delle sue cime, dei suoi sentieri e delle sue grotte. Un mondo straordinario che diventa ancora più gradevole in questa stagione
Dalle spiagge della Versilia pare quasi di poterle toccare con mano. E la realtà, questa volta, non è così lontana dalla fantasia. Ma quando si supera quella manciata di chilometri che separa il litorale dalle Alpi Apuane si entra in un altro mondo. Severo, affascinante, abbagliante. Sulle pareti con vista sugli ombrelloni sono state scritte grandi pagine di arrampicata. La passione dell’andare per monti qui è cosa antica, non a caso è da queste parti – sul monolite del Procinto – che nel 1893 è stata realizzata la prima Ferrata d’Italia. Le vie di arrampicata dai gradi impossibili non mancano e questo numero di Meridiani Montagne riserva loro il meritato spazio. Ma altrettanto numerosi sono i sentieri, alcuni dei quali raggiungono senza proporre difficoltà cime importante, prima tra tutte quella della Pania della Croce, definita la “regina delle Apuane” sebbene non sia la vetta più alta del Gruppo. Sono sentieri storici, percorsi dai commercianti che facevano la spola con la Garfagnana e, più in là, con la Pianura Padana (è il caso, per esempio, della Via Vandelli oggi tanto di moda). Oppure si tratta di quelle vie di lizza, costruite dai cavatori per trasportare a valle il marmo strappato alla montagna e che oggi in molti casi sono regno degli escursionisti. E ancora ecco le grotte, ampie, spettacolari e attrezzate per le visite turistiche, e i borghi che punteggiano le vallate intagliate su entrambi i versanti apuani. Sono loro i depositari delle tradizioni e della memoria di questo straordinario mondo a parte. Da scoprire lentamente, proprio adesso quando le torride temperature di luglio e agosto, sono solo un ricordo.
A introdurre il numero 136 di Meridiani Montagne è l’editoriale del direttore Paolo Paci.

La pietra più bella del mondo
Quando ero bambino, due cose non mancavano mai nelle mie vacanze in Versilia: la gita al rifugio Forte dei Marmi e la gita alle cave. Del rifugio ricordo gli ottimi panini con il prosciutto e il pane “sciocco” (chissà se li fanno ancora), e l’impressione che mi facevano le pareti del Procinto e del Nona, che qualche alpinista, si mormorava, aveva osato scalare. Non sapevo che, molti anni più in là, sarei diventato tanto amico di uno di quegli alpinisti, il fiorentino Mario Verin, più vecchio di me, che di quelle pareti, con altri suoi colleghi, ha scritto la storia. Trovate le sue foto da pag. 52. Delle cave, invece, ricordo la polvere bianca, i camion giganteschi e l’ovetto di marmo che immancabilmente ci portavamo via come souvenir. Ricordo anche i boati delle mine, ma quelli si sentivano regolarmente anche dalla spiaggia e non c’era bisogno di salire in quota per sapere che, un pezzo alla volta, la montagna stava scomparendo.
In questo numero dedicato alle Alpi Apuane non troverete articoli sul marmo. Abbiamo scelto di lasciarci alle spalle le polemiche e le lotte ambientaliste (che comunque appoggiamo in pieno) contro lo sfruttamento intensivo dei giacimenti, per dedicarci invece alla sorprendente bellezza delle grandi pareti. Quelle alte centinaia di metri che ci aspetteremmo di trovare non in Appennino ma sulle Alpi, il Pizzo d’Uccello, le Panie, il Pizzo delle Saette, sulle quali in un secolo e mezzo di alpinismo sono state compiute grandi imprese. E ai sentieri adatti a tutti, dalla Via Vandelli agli anelli di Camaiore, con i pascoli, i castagneti, le grotte. A ricordarci della pervasiva presenza del marmo, comunque, ci saranno sempre gli scoppi, che non cessano mai. La storia dei cavatori, invece, la trovate proprio nelle ultime pagine, attraverso le meravigliose foto in bianco e nero di un grande fotografo carrarese, Ilario Bessi, che a partire dagli anni Venti del Novecento ha documentato ogni aspetto dell’industria del marmo. Un portfolio spettacolare, tratto dal suo volume Luci di Marmo (è fuori commercio, ma qualche copia ancora si trova), che racconta storie di lavoro, umanità, dolore e solidarietà. Tutte scolpite nella pietra più bella del mondo.
