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K2, l’ultima sfida

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Due amici, la noia e lo stress della città. Un lavoro frustrante, il senso di oppressione che strozza il respiro in gola. Quando è troppo, è troppo e l’unica via di scampo sembra quella che conduce alla passione: l’alpinismo. E non su una montagna qualsiasi: la meta è il K2, su cui i due uomini vivono l’avventura delle avventure, riscoprono l’amicizia e il valore della vita.

Taylor Brooks e Harold Jameson sono due amici che amano la montagna e le arrampicate. Il primo è un sostituto procuratore, disgustato dai criminali con cui è costretto ad avere a che fare, e single incallito che ama le donne per una notte e nulla più.

La vita di Harold è molto diversa: ricercatore, sposato, un figlio. Ma il senso di frustrazione e di noia lo rende vicino all’amico. Nonostante la promessa fatta alla moglie di essere un padre e un marito più presente, il bisogno di fuga affiora irrefrenabile in lui.

L’alpinismo è per entrembi l’unico modo per sentirsi vivi, per dimenticare la quotidianità e sentire il pulsare della vita e del mondo. Durante l’ultima scalata capita loro l’occasione della vita: incontrano un’altra spedizione e salvano la vita ad alcuni loro membri, travolti da una valanga. Per gratitudine uno dei sopravvissuti, un miliardario, li invita ad unirsi alla sua spedizione sul K2.

E’ un sogno che si avvera. Ma una volta sul posto, l’entusiasmo e la voglia di arrivare in cima si rivelano armi insufficienti a compiere la difficile impresa. Il K2 infatti, è la montagna delle montagne, forse la più difficile da scalare, e i due amici scoprono la paura di morire e l’importanza di contare l’uno sull’altro.

Qui la vita ha di nuovo senso. Qui capiscono il valore di ciò che hanno, e scoprono un attaccamento alla vita che non pensavano di possedere.

Questo è "K2 – L’ultima sfida", il film di Franc Roddam del 1992. Una storia avventurosa che tiene incollati alla sedia con un ritmo serrato e avvincente. Senza contare le spettacolari panoramiche delle riprese d’alta quota: davvero il pezzo forte della pellicola.

 

 

Valentina d’Angella

 

 

    

 

 

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