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Chakoti, primi soccorsi in un deserto di macerie

24 ottobre 2005 – Chakoti (Pakistan) DAL NOSTRO INVIATO – "Dopo la giornata per me tragica di ieri mi sono svegliato un po’ frastornato e ho pensato che è necessario da subito dare un segnale positivo. Per ricostruire, pensare al futuro, cercando di far tornare una  speranza". Sono le parole di Maurizio Gallo, guida alpina del Comitato Ev-K2-Cnr e direttore di Karakorum Trust, nostro inviato nelle aree a nord del Pakistan.

"La mattina è passata all’aeroporto di Islamabad da dove viene organizzata la logistica dei trasporti in elicottero. Sulla pista ci sono almeno 20 elicotteri enormi che sono stati portati qui dall’Afghanistan, ancora in assetto di guerra. Il nostro programma prevede di riempire due Chinook con viveri e tende, fra le quali le otto che avevamo al Campo base del K2 l’anno scorso. E poi coperte, brandine e medicinali. Poi saliremo al villaggio ancora isolato che abbiamo scelto come nostro settore di intervento.

Andiamo a Chakoti, l’ultimo paese del Kashmir, a un solo chilometro dal confine con l’India, e a poco più di 100 km da Srinagar. Un punto strategico di quella guerra che qui, solo un anno fa, ha ucciso 25 soldati della guarnigione. Si vede il ponte sul fiume Jehlum che scende da Srinagar. Da una parte gli indiani di qua i pakistani.

Siamo in una zona del Kashmir dove prima del terremoto nessuno poteva arrivare. A 1.000 metri di quota, in un territorio che era abitato da circa 25mila persone sparse nelle montagne in una quindicina di villaggi a 2.000 metri di quota. Del Kashmir si conosce poco. E pochi sanno che questa regione, protetta dai militari, è diventata un terreno fertile per i più svariati interessi. Proprio per il fatto di essere chiusa agli occidentali fino a ieri veniva ignorata. E, data l’estensione della popolazione su tutte le montagne, era praticamente incontrollabile. Adesso è arrivato il terremoto. E il 30, forse il 40 per cento dei kashmiri è morto.

Un’avaria all’elicottero ci impedisce, in un primo momento, di partire. Trasferiamo il carico su un altro ed eccoci in volo per Chakoti. All’atterraggio i sopravvissuti si "fanno sotto", per avere qualcosa da mangiare, un indumento o qualcosa che possa alleviare le loro sofferenze, e in men che non si dica circondano “il mostro

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