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Il Rifugio Santner sul Catinaccio sarà demolito e ricostruito su 3 piani. Sdegno di CAI e Alpenverein

A fine luglio ha iniziato a circolare in Dolomiti una notizia, accolta con pari preoccupazione se non sdegno sia dal CAI Alto Adige che dall‘Alpenverein Sudtirol, che hanno deciso di unire le proprie forze per alzare la voce in merito. La notizia di cui stiamo parlando è un ampliamento significativo di un rifugio alpino. La struttura in questione è il rifugio Passo Santner, ubicato a 2734 metri di quota sul Catinaccio. Un piccolo avamposto nel cuore delle Dolomiti, Patrimonio UNESCO, realizzato nel 1956 con la primaria funzione di punto di appoggio per i soccorsi sulla Est del Catinaccio, diventato nel tempo punto di riferimento per gli escursionisti. Deriverebbe proprio dall’accresciuto afflusso escursionistico, come dichiarato dal gestore Michel Perathoner al quotidiano Il Dolomiti, la necessità di espandere il rifugio, per incrementare i posti letto dagli attuali 12 a 32 e per assicurare migliore accoglienza e servizi.

“Il nostro magazzino è molto piccolo, le persone a casa hanno un frigo più grande di quello che abbiamo noi quassù – ha dichiarato – . Quando c’è brutto tempo non abbiamo abbastanza spazio per accogliere tutti gli escursionisti all’interno per ripararsi. Per questo vogliamo ampliarci”. Aggiungendo che verrà rifatta anche la teleferica.

Cosa c’è che non va?

Una necessità ben comprensibile. Ciò che ha scatenato le reazioni non solo di CAI e Alpenverein ma anche delle associazioni ambientaliste, è che non si stia parlando dell’aggiunta di una o un paio di stanze, ma di una totale demolizione del rifugio, con ricostruzione di una struttura a tre piani.

La demolizione non causerà disagi agli escursionisti, come ha tenuto a precisare Perathoner. Soltanto quando metà del nuovo rifugio sarà pronta e abitale, si procederà a smantellare il vecchio.

Il progetto è stato presentato al Comune di Tires dalla famiglia Perathoner, proprietaria dello stabile, che da tempo cercava di trovare l’approvazione comunale per una rimodulazione del rifugio. I progetti precedentemente presentati sono stati respinti, questa volta è arrivato il via libera. Non solo del Comune, ma anche della Provincia di Bolzano, dell’Ufficio Parchi della Fondazione Dolomiti Unesco.

Unesco si impegni contro la montagna luna park

L’approvazione da parte dell’UNESCO è forse l’elemento che maggiormente ha pesato sulla decisione da parte del CAI Alto Adige e dell’Alpenverein di intervenire attivamente, inviando una lettera al presidente della Provincia Autonoma di Bolzano Arno Kompatscher a firma dei rispettivi presidenti Carlo Zanella e Georg Simeoni.

“Secondo noi, la conservazione della natura, la protezione del paesaggio e la sostenibilità dovrebbero a nostro avviso essere gli obiettivi principali delle Dolomiti Patrimonio mondiale Unesco e non, come sembra, un puro strumento di marketing. Siamo molto delusi”, si legge nella missiva, in cui viene evidenziato quanto la Fondazione dovrebbe piuttosto impegnarsi a evitare che la montagna diventi un luna park.

“Ci troviamo nel Parco Naturale Sciliar-Catinaccio, in piena area Unesco – dichiara Zanella – . Le ristrutturazioni vanno bene, ma questo non vuole dire aumentare di cinque-sei volte la cubatura di quello che oggi è poco più di un bivacco. Un rifugio di queste dimensioni in questo luogo a mio avviso non ha poi nessuna giustificazione alpinistica. Del resto l’ultima versione del progetto è stata approvata senza la consultazione della Commissione paritetica Provincia-Cai-Avs sui rifugi. Questa non è una ristrutturazione, ma una ricostruzione vera e propria.”

Nonostante l’invio della lettera, le ruspe sono salite in quota nei giorni scorsi. CAI e Alpenverein non si dichiarano sconfitti e si dicono pronti a presentare un esposto ove necessario.

Il problema non è solo il Santner

CAI e Alpenverein esprimono dissenso congiunto anche in meriro ad altri due progetti opinabili: la costruzione di una nuova strada per Antersasc, in una zona a tripla protezione (Parco Naturale Puez/Geisler, Rete Natura 2000 e Dolomiti Unesco) e la creazione del nuovo rifugio Coronelle.

Il primo progetto avrebbe lo scopo di consentire la salita alle malghe anche in fuoristrada. Una idea, anche in questo caso, che non viene bocciata a priori dalle associazioni, ma che si teme possa portare alla realizzazione di una via percorribile anche da auto e bus, con aumento di turismo, inquinamento e rumore in quota.

Il rifugio Coronelle ai piedi del Catinaccio, al pari del Santner dovrebbe essere demolito e ricostruito, in versione più moderna, con una scenografica torre di cristallo. Si tratta di uno dei più celebri rifugi storici delle Dolomiti, realizzato nel lontano 1899 dalla sezione Renania del Döav, il club alpino austro-tedesco, e denominato Kölnerhütte, trasferito poi al Cai Verona nel 1924, che lo intitolò al capitano Aleardo Fronza e alla Provincia a fine anni Novanta. CAI Alto Adige e Alpenverein Sudtirol anche in questo caso hanno unito forze e voci nel mese di giugno per esprimere dissenso sul punto della demolizione.

“Giusto ristrutturare e adeguare alle esigenze odierne, ma non si abbattono gli edifici storici, parte del patrimonio culturale dolomitico. E, per carità, che non lo si faccia con i soldi pubblici a favore degli imprenditori privati”,  dichiarava Zanella al quotidiano Alto Adige.

“Dopo il tentativo di costruire la torre di cristallo alta diciotto metri, anche i numeri della nuova struttura mi lasciano perplesso. È presto per parlare dei dettagli, perché siamo solo all’inizio dell’iter, ma mi auguro che la Provincia non dia il via libera, l’Alpenverein e il CAI sono totalmente contrari. Piuttosto diano il rifugio in concessione alle associazioni alpinistiche; lo gestiremo noi, dopo averlo ristrutturato col rispetto che merita, senza snaturarlo”, aggiungeva in tale occasione Simeoni.

Quest’ultimo progetto è al momento sospeso per motivi di natura geologica, una notizia decisamente apprezzata dalle associazioni.

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7 Commenti

  1. Questo è puro delirio, mi viene letteralmente da vomitare…L’Unesco dovrebbe depennare le Dolomiti dalla lista dei patrimoni dell’umanità con la seguente motivazione: “speculazione e deturpamento di un’area naturale che voleva rimanere intatta per perseguire il profitto”…che si vergognino quelli che negli uffici pubblici mettono timbri e firme agli amici per avallare progetti del genere.

  2. Il cai e la compagine che ha acquistato tutto dal demanio e ha eliminato il cai (ma ora ha difficoltà di gestione), entrambi grossi immobiliaristi della ricezione turistica, fanno gli scandalizzati ?!?!?
    Proprio loro che costruiscono “mostri” e che con la scusa della sicurezza appiattiscono le montagne.

    Questa è bella e ora non la capisco per nulla !

  3. tendina e posti turist free, bivacchi e locali invernali. Sulla demolizione sono d’accordo, tra strade e nuove costruzioni cordature strampalate stanno rovinando molti luoghi in modo irreversibile per portarci gente che pretende passeggi sportivi urbanizzati

    1. Devono aver visto che ad ampliare un rifugio e farlo diventare un albergo (l’Alpe di Tires) si diventa ancora più ricchi…

  4. Il nuovoprogetto ha la forma a”tenda canadese”gigante.Tanto vale collocare tendoni e poi smontarli finita la stagion e della frequentazione di massa.Pare che la forma delle montagne non sappia suggerire altro che edifici a forma triangolare , a cuspide..ma le dolomiti son piu’articolate, un poco di originalita’ o almeno attenersi alla tradizione, gradita ai turisti di citta’sempre piu’ schiave della geometria .

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