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Trento Film Festival. Una edizione digitale ma tutt’altro che virtuale

Presentato il programma cinematografico

Dopo una edizione 2020 posticipata e in modalità “ibrida”, il 69° Trento Film Festival torna nelle tradizionali date primaverili, rinunciando a malincuore alle proiezioni in sala, ma confermando lo streaming che tanto successo ha riscosso l’anno scorso, con quasi 25mila visioni di film online. Il programma cinematografico è stato finalmente presentato nella mattina dell’8 aprile mediante una diretta, trasmessa sulla pagina Facebook e sul canale Youtube del TFF.

“Cambiano le modalità, ma la selezione non è meno ricca, variegata e ambiziosa: 98 le opere in programma nelle 8 sezioni, provenienti da 31 paesi di produzione, il 30% in anteprima internazionale e il 50% in anteprima italiana – spiega Sergio Fant, responsabile della programmazione cinematografica – 23 i film in Concorso, 14 lungometraggi e 9 cortometraggi, per 18 anteprime tra italiane e internazionali, e la presenza di 9 registe donne: sono numeri importanti e densi di significato, per una rassegna che si dimostra anche quest’anno più forte dell’emergenza, e che danno il senso di vitalità di un settore che – nonostante tutte le difficoltà che lo hanno investito – ha ancora forza, idee e passione”.

Tra le anteprime più attese i due lungometraggi italiani in Concorso, con due protagonisti del mondo della cultura di montagna, e non solo:

  • Paolo Cognetti. Sogni di Grande Nord di Dario Acocella, una produzione Samarcanda Film con Feltrinelli Real Cinema e Rai Cinema e il sostegno della Film Commision Valle d’Aosta, prossimamente in uscita al cinema con Nexo Digital, segue lo scrittore Premio Strega in un viaggio tra le Alpi e l’Alaska, accompagnato dall’ amico Nicola Magrin, sulle tracce dei suoi maestri letterari;
  • La casa rossa di Francesco Catarinolo, prodotto da Tekla Films e Vidicom Media con il sostegno di Piemonte Doc Film Fund e IDM Film Fund & Commission, documenta la vita e il lavoro, ai tempi del Covid, dell’esploratore altoatesino Robert Peroni, da 30 anni stabilitosi in una comunità sulla costa orientale della Groenlandia, paese a cui è dedicata l’intera sezione Destinazione di quest’anno.

I film di apertura e chiusura, entrambi in anteprima assoluta, riaffermano il legame tra il festival, Trento e il Trentino, anche in un’edizione “virtuale”: il cortometraggio animato digitale Mila della trentina a Hollywood Cinzia Angelini, ispirato ai racconti d’infanzia della madre dei bombardamenti su Trento durante la Seconda Guerra Mondiale, aprirà il programma il 30 aprile. Mentre a chiuderlo sabato 8 maggio sarà il debutto di N-Ice Cello – Storia del violoncello di ghiaccio di Corrado Bungaro, documentazione del viaggio dai ghiacciai delle Dolomiti al Mediterraneo, passando per il MUSE di Trento, di uno strumento musicale unico al mondo.

Tra i temi che spiccano nel programma, l’impatto della pandemia su comunità e attività di montagna (oltre a La casa rossa, anche in Contagion, Con il sorriso, Metanoia); una benvenuta diversità di genere ed etnica anche nel mondo della montagna (l’alpinista marocchina Bouchra Baibanou sull’Everest di Al Qimma, la climber iraniana Nasim Eshqi in Climbing Iran, i ragazzi afroamericani alla scoperta dell’avventura e dell’arrampicata in That’s Wild e Black Ice); i misteri e le forze della natura, e in particolare del regno vegetale (The Magic Mountain, Mujer Medicina, Pushed up the Mountain, Vestigios); oltre che argomenti sempre centrali per il festival come l’inquinamento (in Himalaya in Songs of the Water Spirits o dietro casa in PrimAscesa – La montagna creata dall’uomo), e il cambiamento climatico, su cui si concentra la sezione MUSE.doc con The Magnitude of All Things e Now, e al centro di opere dal taglio diverso come Icemeltland Park e Aletsch Negative, entrambe in Concorso.

La selezione cinematografica del 69° Trento Film Festival sarà accessibile a partire dal 30 aprile sulla piattaforma di streaming all’indirizzo online.trentofestival.it. Nuovi film si aggiungeranno alla piattaforma ogni giorno fino all’8 maggio, restando successivamente disponibili per un’intera settimana, o fino al raggiungimento del limite di 500 visioni. La piattaforma sarà attiva fino al 16 maggio.

Da segnalare il conveniente Trento FF online pass, che per 25€ consente di accedere all’intero programma durante le oltre due settimane di streaming. Il noleggio dei singoli film è gratuito fino ai 30 minuti di durata, al costo di 3€ per i mediometraggi fino ai 60 minuti, e di 5€ per i lungometraggi.

Concorso

Non solo le attese anteprime Paolo Cognetti. Sogni di Grande Nord sul viaggio dello scrittore in Alaska, e La casa rossa su Robert Peroni in Groenlandia, raccontano storie a cavallo tra paesi e culture. Lo stesso accade in tutti gli altri film di produzione e co-produzione italiana in gara per le Genziane: Bosco di Alicia Cano Menoni è il frutto di un lavoro di anni tra l’Uruguay, dove la regista è nata, e il minuscolo paesino sull’Appennino da cui emigrò la sua famiglia, oggi quasi spopolato; Die letzten Österreicher dell’altoatesino Lukas Pitscheider si immerge tra gli ultimi membri di una comunità di origine austriaca e lingua tedesca tra i monti dell’Ucraina; Icemeltland Park di Liliana Colombo, artista che vive nel Regno Unito, è uno sguardo caustico e originale sul riscaldamento globale, che ironizza sulla nostra inconsapevolezza; Le grand viveur di Perla Sardella, anche lei artista visiva, ricorre al riutilizzo di filmati amatoriali per ritrarre la comunità Walser piemontese.

Viaggi e attraversamenti di confini sono al centro di altri lavori: in chiave avventurosa, tra sport estremo e Guerra Fredda, in Godspeed, Los Polacos! di Adam Nawrot sull’incredibile vicenda di un gruppo di studenti polacchi in fuga dal regime comunista per esplorare i fiumi d’America; in chiave sociale in Holy Bread di Rahim Zabihi, che segue il massacrante e rischiosissimo lavoro dei portatori clandestini di merci attraverso le montagne tra Iran e Iraq; in chiave naturalistica in Pushed up the Mountain di Julia Haslett, che dall’analisi della diffusione del rododendro sviluppa un affascinante discorso su post-colonialismo e ambiente; e di nuovo toccando il tema del cambiamento climatico in Chaddr – A River Between Us di Minsu Park, sull’ultimo viaggio a piedi di una bambina verso la sua scuola, attraverso le spettacolari montagne del Kashmir, lungo un fiume ghiacciato che presto non sarà più percorribile.

Alpinismo come sempre protagonista del Concorso, con tre lungometraggi e un corto, tutti in anteprima italiana: nel pluripremiato The Wall of Shadows, prossimamente al cinema grazie a Mescalito, Eliza Kubarska segue il drammatico tentativo di salita invernale alla vetta himalayana del Kumbhakarna da parte del polacco Marcin Tomaszewski e dei russi Dmitry Golovchenko e Sergey Nilov, in parallelo al lavoro e ai conflitti della famiglia Sherpa che li accompagna; Here I Am, Again di Polly Guentcheva è uno sfaccettato ritratto dell’alpinista d’alta quota e zoologo bulgaro Boyan Petrov, e la cronaca dell’operazione di salvataggio internazionale senza precedenti che scatta in seguito alla sua scomparsa sullo Shishapangma, uno degli ultimi “ottomila” che mancavano al suo curriculum; Al Qimma di Mehdi Moutia ha in Bouchra Baibanou una protagonista atipica: una donna marocchina folgorata dalla passione per la montagna, che affronta l’Everest con uno slancio che sfiora il misticismo; e infine, dall’Himalaya alle Alpi, La Brenva en hiver del francese Thibaut Sichet, ricostruzione della disavventura di due giovani alpinisti sul Monte Bianco negli anni ‘60, attraverso materiali d’archivio.

Tra paesaggi più familiari, ma non meno misteriosi e affascinanti, ci portano gli ultimi tre lungometraggi in competizione: Anche stanotte le mucche danzeranno sul tetto di Aldo Gugolz è il ritratto di un alpeggio in Ticino e del suo inquieto titolare, cui si intreccia il mistero di una morte, o forse di un omicidio; The Magic Mountain degli artisti visivi Eitan Efrat e Daniel Mann è la ricognizione di tre luoghi in Europa dove grotte, tunnel e cave hanno aperto vie di comunicazione fisiche e simboliche con le forze della montagna e del sottosuolo; Dear Werner (Walking on Cinema) di Pablo Maqueda, infine, riporta al festival la figura e la voce di Werner Herzog, ripercorrendo il viaggio a piedi da Monaco a Parigi che il regista tedesco fece nel 1974 per propiziare la guarigione della sua mentore Lotte Eisner, narrato nel suo libro Sentieri nel ghiaccio.

I restanti cortometraggi completano il giro del mondo proposto da questo Concorso: Mundo di Ana Edwards dalle Ande cilene, Espiritos e Rochas: um Mito Açoriano di Aylin Gökmen dai vulcani delle Azzorre, One Day di Jiang Jin dalla Cina profonda, Reserve di Gerard Ortín Castellví dai Pirenei, Sous les pins di Sébastien Baillou e Aletsch Negative di Laurence Bonvin dalle Alpi.

Anteprime e proiezioni speciali

Due le proposte fiction della sezione Anteprime, diversissime tra loro: un sorprendente film filosofico in costume ambientato tra le Alpi, e un futuribile cult animato d’avventura acclamato nel mondo, presentato per la prima volta in Italia: The Trouble with Nature del danese Illum Jacobi è un’allegoria romanzata e assurda, che ci riporta all’anno 1769, quando il filosofo inglese Edmund Burke, in fuga da Londra, parte per un grand tour sulle Alpi, per completare la scrittura del suo trattato sul sublime, che diventerà celebre come uno dei primi tentativi di interpretare la relazione dell’uomo con la natura; Away è stato realizzato dal giovanissimo regista lettone Gints Zilbalodis in totale autonomia, durante tre anni di animazione solitaria al computer, e racconta senza parole, utilizzando solo potenti immagini digitali, l’avventura di un ragazzino su un’isola deserta, in fuga da una incombente minaccia, tra foreste e montagne.

Oltre ai già citati eventi di apertura e chiusura, rispettivamente il cortometraggio animato Mila e il documentario N-Ice Cello – Storia del violoncello di ghiaccio, completano le Proiezioni speciali: l’omaggio al regista e produttore trentino e amico del festival recentemente scomparso Aurelio Laino, con la proiezione di un episodio della serie documentaria 68 da lui prodotta e diretta; la presentazione in collaborazione con Sondrio Festival del documentario La taiga. Le foreste del Grande Nord di Kevin McMahon; e lo spazio dedicato alle produzioni sostenute dallo sponsor del festival Montura, con le anteprime di Il Brenta raccontato a mio figlio di Alessandro De Bertolini e Lorenzo Pevarello, e Venìa di Emanuele Confortin.

Terre Alte

Nella sezione dedicata al presente e futuro di popoli e territori di montagna sono due le opere italiane, e arrivano entrambe dal Nord-Est: Movida di Alessandro Padovani è un lavoro ibrido sulla vita di un gruppo di adolescenti nelle prealpi bellunesi, che ha il coraggio di smarcarsi dall’impostazione documentaria per rischiare, in collaborazione con i protagonisti, la creazione di una visione e un racconto originali; L’atlante della memoria di Dorino Minigutti prende invece le mosse dal Friuli del linguista Ugo Pellis, per tornare 80 anni dopo, nella sua regione e in Sardegna, sui luoghi studiati e fotografati nell’ambito delle sue pionieristiche ricerche per l’Atlante Linguistico Italiano.

Due documentari ci portano in America Latina, immergendosi nelle tradizioni e nella natura del continente: Mujer Medicina di Daiana Rosenfeld racconta l’iniziazione di una donna, nel profondo della foresta tropicale peruviana, alle pratiche terapeutiche e spirituali della medicina tradizionale indigena, tra erbe officinali e piante allucinogene come l’ayahuasca; al fascino e ai segreti del regno vegetale è dedicato anche l’ipnotico Vestigios di Brian Cullen, che ha come protagonista l’albero dell’araucaria, tipico delle pendici delle Ande meridionali e della Patagonia, testimone resistente attraverso i millenni, ora a rischio per colpa del cambiamento climatico.

Arrivano dall’Asia gli ultimi tre lungometraggi e un cortometraggio in Terre alte: Songs of the Water Spirits dell’italiano Nicolò Bongiorno ci porta nello splendido Ladakh per raccontare la profonda trasformazione della regione montuosa dell’India, e come metta a rischio un ambiente unico; scenari simili in Baato degli americani Lucas Millard e Kate Stryker, sulla migrazione di una giovane famiglia nepalese lungo il percorso di un’autostrada in costruzione, che cambierà per sempre il volto della loro valle; dello stesso autore, l’iraniano Arman Gholipour Dashtaki, sono invece il cortometraggio Khoniyar’s Children, impressionante ritratto di famiglia rurale, e uno dei film in programma più in sintonia con il nostro tempo, ovvero Contagion, che mostra l’impatto della pandemia sullo stile di vita della tribù nomade dei Bakhtiari.

Quattro cortometraggi completano la sezione: dalla Spagna Gorria di Maddi Barber, dall’Asia Centrale Beyond the Glacier dello spagnolo David Rodríguez Muñiz, sulla geopolitica delle risorse idriche, da St. Moritz in Svizzera lo spassoso Haeberli di Moritz Mueller-Preisser, e dal confine tra Italia e Francia 400 paires de bottes di Raphaël Botiveau e Hélène Baillot, che riporta al festival il racconto del pericoloso attraversamento delle Alpi da parte dei migranti, e il lavoro dei volontari per evitare che muoiano di freddo nella neve, impreparati alle condizioni da affrontare.

Orizzonti vicini

6 tra lungo e mediometraggi e 10 cortometraggi, per la maggior parte di giovani autori, nella sezione dedicata a storie, scenari, produzioni e autori del Trentino-Alto Adige, in collaborazione con Trentino Film Commission.

Orizzonti vicini parte quest’anno da… lontano, dal sud del Brasile, dove si insediarono migliaia di famiglie di emigranti trentini e veneti che, col duro lavoro di generazioni, hanno fatto di quella regione la patria della viticoltura brasiliana: Legado Italiano di Márcia Monteiro, in anteprima internazionale, racconta l’epopea di una delle più grandi migrazioni dell’era moderna, e i legami odierni tuttora forti tra gli eredi e i paesi di origine tra le montagne e nelle pianure del Triveneto.

Altre migrazioni, questa volta moderne, sono al centro di Capaci di volere, co-regia tra Paolo Vinati e la poetessa altoatesina Roberta Dapunt, su un progetto di accoglienza e integrazione in Val Pusteria, Senza voce, la storia di Stregoni di Joe Barba, sulla storia della band mutante e multietnica ideata dal musicista trentino Johnny Mox e dal veronese Above the Tree, e Walk & talk! – Con gli occhi dell’altro di Sara Cao, cronaca di un trekking interculturale ideato per scambiare storie e sapori.

L’ambiente e in particolare la sovrapproduzione di rifiuti sono al centro del film più sorprendente di questa 69. edizione: PrimAscesa – La montagna creata dall’uomo di Leonardo Panizza, in anteprima assoluta, mescola parodia del cinema alpinistico e attivismo ambientalista, nella cronaca dell’epica e insieme comica conquista da parte di due avventurieri sui generis di una montagna… di spazzatura.

Da altre angolazioni parlano di cura del territorio, attraverso il lavoro di chi vive le montagne trentine, anche Diga di Emanuele Confortin, su una famiglia di pastori transumanti, Paesaggi del cibo di Andrea Colbacchini e Michele Trentini, sul rapporto tra biodiversità e gastronomia, III sentiero di Luca Albrisi, sulla tradizione della gestione comunitaria delle risorse nelle valli trentine, e Con il sorriso di Andrea Azzetti, sulla riapertura di un rifugio dolomitico nell’estate segnata dal Covid.

Torna al festival anche il racconto del post tempesta Vaia, con la prima mondiale di Schianti di Tobia Passigato, in cui il regista raccoglie i ricordi di alcuni abitanti delle valli del Trentino di quella notte dell’ottobre 2018, e Troiane di Stefano Santamato, che segue il viaggio di alcuni delle centinaia di migliaia di alberi abbattuti, dalle Alpi al Teatro Greco di Siracusa, dove diventano protagonisti di un impressionante allestimento.

Ambientazione e tema diversi per il nuovo film di Stefano Lisci, che torna al festival dopo il successo di Bar Mario: Luca+Silvana è il commovente racconto agrodolce della storia d’amore tra due adulti affetti da Sindrome di Down, a Bolzano, e del loro ostinato sogno di sposarsi e vivere finalmente insieme.

Completano il programma i cortometraggi 1934 di Michele Bellio, che si cimenta nell’evocazione di una vicenda familiare attraverso l’uso di una serie di immagini fotografiche e della voce, Herz-Jesu-Feue di Irene Dorigotti, sperimentazione a cavallo tra documentario, storia e religione, Ein Mann zu sein di Felix Rier, fulminante riflessione ispirata dall’ennesimo caso di violenza di genere, e Détour di Alessio Vasarin, presentato in collaborazione con BZ48H Short Film Contest di Bolzano, concorso cinematografico per la realizzazione di cortometraggi nel tempo limite di 48 ore.

ALP&ISM

Al meglio della recente produzione internazionale di alpinismo e avventura è come sempre dedicata la sezione Alp&ism, che presenta 13 tra lungo e mediometraggi, e 10 cortometraggi.

Grandi protagonisti dell’alpinismo e dell’arrampicata italiani in quattro anteprime mondiali: la campionessa altoatesina di scalata su ghiaccio e dry tooling Angelika Reiner in My Upside Down World della regista Elena Goatelli, ritratto intimo di un’atleta d’élite in una fase decisiva del suo percorso di maturazione umano e sportivo; Hervé Barmasse, anche co-regista insieme a Alessandro Beltrame, in Cervino, la Cresta del Leone, in cui l’alpinista valdostano in veste di guida e divulgatore ci accompagna lungo una delle vie più celebri delle Alpi; e la nuova stella del climbing Laura Rogora, in ben due film: 58BPM- Battiti al minuto di Marco Zingaretti. in cui insieme ad altri due giovani atleti di altre discipline, accompagnati dalle parole di Paolo Cognetti, racconta la difficoltà di restare concentrati e al top durante la pandemia, e Never Give Up, ritratto firmato da Pietro Bagnara.

Altre donne protagoniste in parete in Climbing Iran di Francesca Borghetti, già apprezzato a livello internazionale, sulla scalatrice iraniana Nasim Eshqi alle prese nel suo paese con pregiudizi e discriminazione nei confronti delle donne, e sulle Dolomiti con l’apertura di una nuova via; in Dream Mountain di Cira Crowell, che attraverso la figura della guida alpina nepalese Pasang Lhamu Sherpa Akita affronta il rapporto tra rischi dell’alpinismo estremo e aspirazione alla maternità; e a suo modo anche nell’animazione in stop motion El gran hito di Ignasi López Fàbregas, che con i suoi pupazzi e senza parole evoca una storia di alpinismo vecchia maniera e parità di genere.

Dopo un anno che ha visto l’esplosione del movimento Black Lives Matter, non è un caso che arrivino al festival ben due film che mettono al centro la questione razziale: That’s Wild di Michiel Thomas segue l’esperienza di tre adolescenti di colore svantaggiati di Atlanta, durante un campo scolastico estivo che li porterà per la prima volta tra le Montagne Rocciose; Black Ice di Zachary Barr e Peter Mortimer racconta l’avventura di un gruppo di membri di una palestra di arrampicata di Memphis, nata per offrire un’alternativa a vita di strada e delinquenza, alla scoperta delle cascate di ghiaccio del Montana, guidati da una leggenda come Conrad Anker.

Grandi protagonisti dell’alpinismo anche in Everest – The Hard Way di Pavol Bàrabaš, in cui Chris Bonington rievoca la tragica spedizione del 1988 di quattro scalatori slovacchi lungo la via più difficile al “tetto del mondo”, e La montaña desnuda di Alex Txikon, in cui lo scalatore basco ripercorre le sue spedizioni invernali al Nanga Parbat, insieme a Simone Moro e a due alpinisti entrambi recentemente scomparsi come l’italiano Daniele Nardi, caduto sulla stessa montagna nel 2019, e il pakistano Ali Sadpara, disperso sul K2 nel febbraio 2021 con l’islandese John Snorri e il cileno Juan Pablo Mhor.

Nuove generazioni ed esperienze in Beyond the Summits di Feline Gerhardt, con il 26enne tedesco Jost Kobusch, nuovo protagonista dell’alpinismo estremo solitario, e Cavalli bardati di Fulvio Mariani, con i Ragni di Lecco Matteo Della Bordella, Matteo De Zaiacomo e Luca Schiera alle prese con l’inviolata parete Ovest del Bhagirathi IV, in India. Ma nuovi approcci possono venire anche da un cambio di prospettiva, come in Cinquanta passi di Niccolò Aiazzi: per Michele Cucchi, esperta guida alpina e soccorritore, la sfida non è conquistare nuove vette, ma sviluppare progetti per la conservazione di un ecosistema sempre più fragile.

Dall’alpinismo all’arrampicata con L’escalade libérée di Benoît Regord, protagonista il noto scalatore-performer francese Antoine Le Menestrel, e Makatea Vertical Adventure di Guillaume Broust, che mostra come il free-climbing aiuti a far rinascere una paradisiaca isola del Pacifico.

Gli sport invernali ed estremi sono rappresentati dallo spettacolare Spellbound di Richard Sidey, originale condivisione dell’esperienza di un base jumper; da Metanoia di Florian Gassner, in cui un team di freerider e snowboarder rimane bloccato ad alta quota dalla pandemia; North Country di Nick Martini, ritratto del più antico negozio di articoli per l’outdoor degli Stati Uniti; Dry Refuge di Ruben Crespo, immaginifico resoconto della quarantena dal punto di vista di un canoista estremo; e Confessions of a Runner di Khattar Bachar, che segue l’ultrarunner Patrick Vaughan all’inseguimento di un nuovo record sulle montagne del Libano.

Infine, non possono mancare l’avventura e l’esplorazione classiche, con l’anteprima italiana di Selma – An Adventure From the Edge of the World di Maciej Jabłoński, affascinante resoconto, tra paesaggi mozzafiato, del viaggio di 4 mesi dell’equipaggio di uno yacht polacco nelle acque più difficili del mondo, per raggiungere la mitica Baia delle Balene in Antartide, il punto più meridionale della mappa marina mondiale.

MUSE.DOC

Proposta in collaborazione con il MUSE – Museo delle Scienze di Trento, la sezione si orienta a partire da questa edizione interamente sul racconto dell’emergenza ambientale e climatica, una priorità sia per il festival che per l’istituzione con sede nel noto edificio disegnato da Renzo Piano.

Due documentari affrontano il tema riscaldamento globale di petto: The Magnitude of All Things, della canadese Jennifer Abbott, in anteprima italiana, traccia un parallelo efficace e commovente tra il lutto vissuto dalla regista per la scomparsa della sorella e la perdita del territorio subita da tante comunità, in aree diverse del pianeta, a causa del cambiamento climatico; il fotografo tedesco Jim Rakete, alla sua prima regia, con Now si dedica invece a celebrare quel movimento globale che, ispirato dalla giovane svedese Greta Thunberg e dagli inglesi di Extinction Rebellion, e concretizzatosi nella manifestazioni dei Fridays for Future, hanno assunto consapevolezza della gravità della situazione, reclamando scelte politiche e strategiche all’altezza.

Completa la sezione Wood, diretto da Monica Lăzurean-Gorgan, Michaela Kirst e Ebba Sinzinger, su un tema che sta particolarmente a cuore al festival, quello delle foreste e in particolare del disboscamento abusivo, ulteriore contributo agli squilibri ecologici globali, oltre che causa di devastazione di intere aree naturali. L’appassionante documentario segue le arrembanti inchieste di Alexander von Bismarck della Environmental Investigation Agency, che travestito e armato di camera nascosta indaga i traffici mondiali della mafia del legname.

Giuria

La giuria internazionale del Concorso 2021 è composta da tre membri stranieri, da Svizzera, Argentina e Groenlandia, quest’ultimo nel quadro del progetto dedicato al paese artico con la sezione Destinazione, e due italiani, che a confermare il legame del festival con il territorio sono originari proprio del Trentino-Alto Adige: una di Trento e l’altra di Bolzano. Per la prima volta nella storia del festival la giuria vede una maggioranza femminile, a conferma dell’impegno costante per la parità di genere.

I giurati che assegneranno le Genziane d’Oro e d’Argento del 69° TFF sono:

  • Cinzia Angelini, originaria di Trento, dal 1993 lavora come animatrice e in seguito come story artist per produzioni di film d’animazione. Nel 1997 si trasferisce a Los Angeles dove avvia con Dreamworks la sua carriera americana, che ľha portata a collaborare con i più importanti studios di Hollywood.
  • Maura Delpero, nata a Bolzano, si è formata e lavora a Buenos Aires. I suoi documentari hanno ottenuto riconoscimenti al Torino Film Festival e la nomina ai David di Donatello. Il suo primo film di finzione Maternal è stato presentato in Concorso al 72. Locarno Film Festival, dove ha vinto 4 premi. Da allora è stato selezionato in oltre 70 festival , ricevendo più di 20 riconoscimenti.
  • Anne Delseth, svizzera, membro del comitato di selezione della Quinzaine des Réalisateurs di Cannes dal 2012, ha diretto per 7 anni il Master HEAD (Ginevra) e l’ECAL in Film Studies a Losanna. È anche programmatrice dell’Angers Film Festival, direttrice artistica dell’Ulaanbaatar International Film Festival in Mongolia e consulente del Neuchâtel Fantastic Film Festival e dello Zürich Film Festival.
  • Emile Péronard, nato a Copenhagen nel 1979, ma cresciuto a Nuuk, in Groenlandia, è co-proprietario di società di produzione sia a Copenhagen che a Nuuk. Mira a costruire un ponte tra l’Europa e l’Artico, producendo e distribuendo storie autentiche in un contesto groenlandese per un pubblico internazionale.
  • Nahuel Uria, nato a Ushuaia in Argentina nel 1979, produttore dell’Ushuaia SHH… International Mountain Film Festival, gestisce mostre d’arte, conferenze, programmazioni speciali e spettacoli. Lavora come guida turistica nella Terra del Fuoco, in Patagonia del Sud, guidando escursioni di sci di fondo e di kayak. È anche musicista, con due album all’attivo.

Premi Speciali

Oltre ai premi ufficiali del Concorso, il Trento Film Festival assegna anche due premi del pubblico:

  • Premio del pubblico – DAO-Conad al film più votato dal pubblico tra i lungometraggi in Concorso.
  • Premio del pubblico – Rotari al film di alpinismo, arrampicata e avventura, di qualsiasi durata, più votato dal pubblico tra tutti quelli in programma.

E dieci riconoscimenti speciali, accompagnati da premi in denaro, offerti dai partner del festival e attribuiti da giurie indipendenti:

  • Premio CinemAMoRE, alla miglior opera della sezione Orizzonti Vicini, istituito da Rassegna Internazionale Cinema Archeologico di Rovereto, Trento Film Festival e Religion Today Filmfestival.
  • Premio Dolomiti Patrimonio Mondiale UNESCO, al miglior film che documenti la consapevolezza delle comunità rispetto agli eccezionali valori universali riconosciuti da UNESCO, istituito da Fondazione Dolomiti UNESCO e SAT Società Alpinisti Tridentini.
  • Premio Forum per la Pace e i Diritti Umani, al film che esprima in maniera più efficace i valori della cultura della pace, rispetto dei diritti umani, autodeterminazione dei popoli, denuncia della guerra e diritto ad uno sviluppo sostenibile, istituito dal Forum per la Pace e i Diritti Umani del Consiglio della Provincia Autonoma di Trento.
  • Premio Lizard – Viaggio e avventura, al film che esprime in maniera più efficace il senso del viaggio come momento di contatto con la natura, con culture, usi, costumi e tradizioni, istituito da Lizard.
  • Premio Museo Usi e Costumi della Gente Trentina, al film che meglio rappresenti con rigore etnoantropologico usi e costumi delle genti della montagna, Istituito dal Museo degli Usi e Costumi della Gente Trentina.
  • Premio MUSE Videonatura, all’opera più originale, per soggetto, sceneggiatura e montaggio, nel racconto di temi quali natura, ambiente, sostenibilità e cambiamenti climatici, istituito dal MUSE – Museo delle Scienze.
  • Premio “Mario Bello”, al film che meglio rispecchia i valori e gli ideali del Club Alpino Italiano, istituito dal Centro di cinematografia e Cineteca del Club Alpino Italiano.
  • Premio RAI, al miglior documentario d’attualità, istituito dalla Sede Rai di Trento.
  • Premio Solidarietà Cassa Rurale di Trento, all’opera che meglio interpreta le situazioni di povertà, ingiustizia, emarginazione ed isolamento sociale, istituito dalla Cassa Rurale di Trento.
  • Premio Studenti Università di Trento, Bolzano e Innsbruck, a un’opera di particolare valore culturale realizzata da un autore di età inferiore ai 33 anni.
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