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Bhutan, il re festeggia tra applausi e qualche protesta

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THIUMPHU, Bhutan — Il re Jigme ha festeggiato il compimento dei suoi 32 anni di regno. La folla ha applaudito il sovrano che in trent’anni, è riuscito a portare il Bhutan da una situazione per certi versi "medioevale", alla modernizzazione. Ma c’è stata anche qualche voce fuori dal coro: è quella di alcuni profughi di origine nepalese cacciati dal Bhutan nel 1990.

Il popolo bhutanese è devotissimo al sovrano che, con la sua lungimiranza, ha fatto in modo che il paese si muovesse verso la modernità. Durante il suo governo sono state costruite strade importanti e migliorati i trasporti ed i servizi. Il tasso di alfabetizzazione è cresciuto del 60 per cento e l’occupazione aumenta costantemente. Recentemente, è arrivata anche la libertà di stampa.
 
Ci sono però 110mila eccezioni, per i quali il governo di re Jigme non ha rappresentato un passo avanti. Si tratta dei cittadini di origine nepalese che non hanno accettato di aderire al buddismo tibetano e sono stati cacciati dal paese nel 1990.
 
Indesiderati dall’India, dove si erano rifugiati in prima battuta, questi profughi sopravvivono oggi in Nepal, vicino al confine, supportati da  aiuti internazionali. Negli anni ottanta avrebbero chiesto al governo di avere gli stessi diritti dell’etnia tibeto-bhutanese, ricevendo però risposta negativa. La loro speranza di tornare nel paese scelto dai loro antenati non si è ancora spenta.
 
Marco Chiodi

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