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Rifugi

Quattro rifugi CAI diventano centri di ricerca

Il Comitato Scientifico Centrale del CAI darà il via nel mese di ottobre ad un progetto molto particolare, che vedrà quattro rifugi CAI convertirsi in centri di ricerca.

Un tentativo di attribuire del valore aggiunto a strutture di accoglienza. I quattro rifugi diventeranno in tal modo dei “capanni scientifici”.

“Da tempo abbiamo deciso di fare dei rifugi non solo luoghi di accoglienza, ma anche di produzione culturale e studio”, spiega Giuliano Cervi, presidente del Comitato Scientifico Centrale. “Questo è un nuovo passo avanti. Quattro rifugi diventeranno luoghi di ricerca”.

Rifugio Giardino Esperia, il primo capanno scientifico

Il primo rifugio-centro di ricerca sarà inaugurato il 20 ottobre 2019. Si tratta del Rifugio Giardino Esperia, ai piedi del Monte Cimone (2.165 m), la vetta più elevata dell’Appennino settentrionale e dell’Emilia Romagna.

Una scelta non casuale. Il Giardino, ubicato a 1.500 m di quota nel territorio di Sestola (MO), nei pressi del passo del Lupo e del Lago della Ninfa, è una vera e propria struttura museale all’aperto.

Percorrendone i sentieri, è possibile scoprire la flora appenninica nell’ambito dei diversi habitat naturali. Si spazia dalla flora palustre e dagli ambienti umidi ai pascoli e alle rupi. Protagoniste indiscusse sono le specie autoctone, la cui salvaguardia è frutto di ricerca e attenzione. Spazio è dedicato anche a specie alloctone provenienti da altre catene montuose.

Le ricerche saranno qui focalizzate sul tema dei cambiamenti climatici. Il capanno verrà dotato di una centralina meteoclimatica e i suoi dati saranno trasmessi all’Istituto di Scienze dell’Atmosfera e del Clima del CNR. Dati che si andranno ad aggiungere a quelli attualmente raccolti dalla stazione meteorologica di Monte Cimone, stazione di riferimento dell’Aeronautica militare.

I futuri 4 capanni scientifici

Nei mesi a venire verranno inaugurati altri 4 rifugi dediti alla ricerca scientifica. Il secondo sull’appennino abruzzese, dove il tema centrale degli studi sarà il monitoraggio degli eventi sismici. Un terzo collocato sulle Alpi Piemontesi e un quarto in Alto Adige.

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