Alta quota

Marco Confortola: rivedere il K2 è stata un’emozione intensa

“Quando ho raggiunto Concordia e ho visto la piramide del K2 sono scoppiato a piangere”, è la prima cosa che ci racconta Marco Confortola, da poco rientrato in Italia, quando lo raggiungiamo al telefono per chiedergli com’è andata sul Gasherbrum II. Lo scalatore valtellinese ha infatti raggiunto la vetta della tredicesima montagna del Pianeta lo scorso 18 luglio intorno alle 4 del mattino (ora italiana), è rimasto in cima il tempo di qualche bello scatto e di un momento di riflessione osservando la piramidale sagoma del K2 prima di iniziare la discesa che l’ha rapidamente portato verso campo 1.

“Era dal 2008 che non andavo in Pakistan ed è stata un’emozione molto intensa ritrovarmi di fronte la montagna” racconta ancora, prima di lasciar spazio a qualche domanda su quello che è stato il suo undicesimo Ottomila.

 

Marco, ora che l’hai salito ce lo puoi raccontare. Com’era questo Gasherbrum II?

“È una montagna bellissima. Se fotografato dal Gasherbrum I assomiglia al Gran Zebrù, la montagna di casa mia.”

A proposito di Gasherbrum I, ti spiace di non essere riuscito a portarli a casa entrambi?

“Un po’ si perché sarebbe stato bello salirli entrambi. Purtroppo però quando ho fatto il tentativo sul GI c’era maltempo e non è stato possibile. Rimanere ad attendere sul GI l’arrivo del bel tempo avrebbe rischiato di compromettere anche il tentativo sul GII. Dopo aver raggiunto la vetta di quest’ultimo non c’è poi più stato tempo per effettuare un nuovo tentativo a causa degli stretti tempi per il rientro in Italia.” 

Cosa ti ha colpito di più della montagna?

“Lo stato dei ghiacciai. Quando ho iniziato a salire verso campo 1 mi sono reso conto che anche qui i ghiacciai se ne stanno andando, esattamente come accade sulle montagne di casa. Rispetto all’ultima volta mi sono trovato di fronte a montagne diverse, che stanno cambiando. La parte bassa è diventata molto pericolosa, tutta l’ice fall è diventata estremamente complessa. Bisogna attraversarla di notte o la mattina, prima del sorgere del sole. Durante il pomeriggio, quando ormai i raggi hanno scaldato il ghiaccio, è molto rischioso.” 

La vetta invece?

“Un momento incredibile perché era il mio undicesimo Ottomila. Io stavo molto bene, ero ben acclimatato. Sono rimasto in cima una mezz’oretta, ma sarei voluto rimanere qualche minuto in più.”

Chi c’era con te in vetta?

“Quel giorno sono arrivati tanti alpinisti. Tra tutti ci terrei a ricordare Ali Durani, ragazzo non ancora trent’enne che nel 2014 ha partecipato alla spedizione ‘K2 60 years later’, organizzata da Agostino Da Polenza, raggiungendo la vetta della seconda montagna della Terra. Prima di partire avevo sentito Agostino e mi aveva suggerito di portare con me in spedizione questo giovane alpinista per trasferirgli ulteriori insegnamenti, oltre a quelli appresi da Simone Origone e Michele Cucchi nel corso della spedizione del 2014, in modo che il suo livello possa ulteriormente crescere sia per quanto riguarda le competenze di soccorso alpino sia per le sue ambizioni alpinistiche. È stato un gran piacere essere in spedizione con lui.”

Com’era il K2 dalla cima?

“Bello. Lo vedi che spunta sopra tutto, che emerge con le sue linee perfette. Una bella bestia.”

Quest’anno hai anche, finalmente, ricevuto il certificato di vetta del K2…

“Mi ha fatto molto piacere riceverlo insieme a quello del Gasherbrum II. Sono contento di averlo, è forse il certificato che desideravo di più.”

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