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M49 continua la sua fuga. La giunta provinciale ritira l’ordine di sparare a vista

M49 si sta rivelando più scaltro del previsto nella sua fuga. L’ultima immagine scattata da una fototrappola che ne testimonia la presenza sui pendii della Marzola a sud di Trento risale alle ore 22:54 di martedì 16 luglio, in un’area non distante dal primo avvistamento.

E mentre la sua caccia continua, la giunta provinciale, inondata di accuse sui social e anche da parte dello stesso Ministro dell’Ambiente Sergio Costa per l’ordine di sparare a vista sul fuggitivo lanciato lo scorso lunedì, fa un passo indietro e torna all’opzione di riacatturare il plantigrado e metterlo al sicuro, magari in una soluzione diversa da quella del Casteller, in grado di contenere la voglia di libertà del prigioniero.

L’utilizzo della carabina, come chiarito dal presidente della Provincia autonoma di Trento Maurizio Fugatti, resta autorizzato solo in caso di assalto dell’orso a una malga o una abitazione, casi in cui l’animale rappresenterebbe un pericolo per gli esseri umani.

Il piano attualmente in vigore è quello di delimitare, dopo un avvistamento in carne e ossa dell’animale, una zona non troppo ampia in cui si stia muovendo. Quindi piazzare delle trappole a tubo come quella utilizzata nella cattura della scorsa domenica ma anche a laccio. Una volta catturato, M49 dovrebbe essere sistemato in una struttura chiusa e soprattutto sicura (non ancora ben definita).

Accanto alla valutazione del “cosa fare”, è intanto in corso l’analisi degli errori compiuti. Cosa non ha funzionato al Casteller? La risposta sembra risiedere nella mancata sedazione dell’orso, a detta di Fugatti evitata in quanto l’orso appariva in buona salute. Una scelta che, come spiegato dall’Associazione Nazionale Medici Veterinari In Italia, rappresenta un venir meno a quello che è un protocollo veterinario di cattura definito allo scopo di tutelare l’orso, che di certo avrebbe portato a buon fine le operazioni di messa in sicurezza. La mancata sedazione ha comportato un eccessivo stress per l’animale che, rinchiuso per  svariate ore al buio in una trappolatubo di pochi metri quadrati, quindi trasportato su un carrello agganciato a una jeep, che lo ha condotto nel traffico cittadino, è arrivato al Casteller con un carico indicibile di adrenalina.

Michele Dallapiccola, già Assessore Pat al Turismo e all’agricoltura che per decenni è stato anche veterinario, ha definito il viaggio di M49 un supplizio, a partire dalla trappola all’interno del quale si sarà di certo provocato traumi nel tentativo di fuggire. “Non a caso anche per il trasporto degli animali domestici è previsto che venga utilizzato un mezzo giudicato idoneo dalle autorità di igiene e sanità animale e chi effettua il trasporto deve essere dotato di apposito patentino che si consegue attraverso uno specifico corso – spiega al quotidiano ilDolomiti.itQui invece nulla di tutto ciò e così quando la porta a ghigliottina della trappola si è aperta l’animale era talmente carico di adrenalina che non si sarebbe fermato di fronte a nulla. E anche l’ultimo dei pastori sa che quando metti in un recinto elettrico un animale spaventato questo scapperà sfondandolo perché la paura stimola la produzione di adrenalina che notoriamente limita la percezione del dolore. Lo devi abituare un po’ alla volta. Vale per qualsiasi animale allo stato brado figuriamoci per un selvatico. M49 andava sedato, lasciato svegliare, vigilato e seguito fin quando, dopo aver preso qualche scossa, avrebbe imparato a stare alla larga dal recinto”.

A detta di Dallapiccola la giunta provinciale ha mostrato di fatto di non sapere cosa sia un orso.

 

 

 

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