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Ambiente

Time-lapse sul ghiacciaio dell’Adamello: un progetto low cost e ad alto tasso di volontariato

Il Servizio Glaciologico Lombardo (SGL) ha pubblicato lo scorso 30 aprile sulla sua pagina Facebook una raccolta di scatti decisamente spettacolari. Si tratta di un “the best of” delle immagini raccolte sul ghiacciaio dell’Adamello-Mandrone, il più vasto delle Alpi italiane, da una timelapse-camera installata dal SGL il 1 luglio 2018 e attiva fino al 26 settembre 2018, quando un problema su cui stanno ancora lavorando i tecnici, ne ha interrotto il funzionamento fino all’8 febbraio 2019.

Abbiamo chiesto a Riccardo Scotti, a capo del progetto time-lapse camera, di spiegarci più nel dettaglio quanti e quali dati siano in grado di fornire queste immagini, al di là delle emozioni non quantificabili.

Una time-lapse camera posizionata su un ghiacciaio. Seppur da profani, consci dello stato di sofferenza in cui versano i ghiacciai alpini, immaginiamo che queste stupende immagini abbiano anche un importante ruolo scientifico.

Decisamente sì. Le immagini che abbiamo selezionato e divulgato negli scorsi giorni rientrano in un progetto piuttosto articolato e supportano tra l’altro uno studio delle condizioni meteorologiche sui ghiacciai alpini condotto dalla Bavarian Academy of Science che, in collaborazione con SGL, ha installato nel 2018 una stazione meteorologica automatica sul ghiacciaio. Non si tratta di una sola time-lapse camera su un ghiacciaio ma di una rete di fotocamere che il SGL ha installato in Lombardia sul ghiacciaio dell’Adamello e in altre 6 postazioni fra Orobie, Valmalenco e Livigno, tutte sviluppate secondo una filosofia di massimizzazione della qualità e minimizzazione dei costi.

E nel concetto di costi minimi va fatto rientrare una significativa componente di volontariato. Considerate che l’intero sistema (alimentazione a pannelli solari e funzionamento) è stato ideato e progettato dal sottoscritto con un gruppetto di volontari SGL. Anche la custodia è stata progettata e costruita a livello volontaristico da un operatore dell’SGL oltre che trasportata a spalle ed installata dopo il trasporto a piedi (seppur con una parte iniziale del tragitto in funivia). L’intera attrezzatura (fotocamera usata) ed impianto è costata meno di 600 euro (che è il costo della sola fotocamera “nuova” di pari qualità di quella installata).

E volontariamente dovete ogni volta salire sul ghiacciaio e scaricare manualmente i dati?

Esatto, alla fine è faticoso ma è anche una scelta che ha una base psicologica curiosa. Se la fotocamera salta in inverno quando è inaccessibile preferisco non saperlo, perchè comunque non potrei fare nulla a riguardo essendo sostanzialmente irraggiungibile. Così invece le 2-3 volte l’anno in cui saliamo per fare manutenzione e scaricare i dati lo facciamo con l’entusiasmo della curiosità nel vedere se tutto ha funzionato o meno. Alla fine ci da una motivazione in più nell’organizzare le missioni di controllo.

Dalle immagini quali dati possono essere estrapolati e in che modo li analizzate?

Avere immagini in continuo fornisce molte informazioni utili. Prima di tutto ci permette di ricostruire la cronologia esatta degli eventi meteorologici occorsi sul ghiacciaio che ne influenzano il suo “stato di salute”. Inoltre consente di avere un riscontro visivo del ritmo di fusione della neve in estate e quando questa scompare nelle varie porzioni del ghiacciaio lasciando scoperto il ghiaccio che, da quel momento, inizierà a perdere spessore. Questa informazione è fondamentale per migliorare i calcoli di bilancio di massa, ovvero di quanta massa ha perso o guadagnato il ghiacciaio in un determinato anno.

Avere molte immagini ci permette anche di montare filmati estremamente velocizzati con la tecnica del time-lapse che possono mostrare il funzionamento del ghiacciaio, ovvero il suo flusso da monte verso valle (e potenzialmente, con tecniche apposite, anche misurarlo quantitativamente). Questi filmati hanno un fine divulgativo ed educativo consentendoci di mostrare al pubblico come funziona un ghiacciaio.

Le immagini della fotocamera possono poi servire da supporto alla comunità scientifica nel campo della misura e della modellizzazione dell’albedo, ovvero il potere riflettente di una superficie (in questo caso neve o ghiaccio).

In ultimo avere immagini da punti fissi permetterà sul lungo periodo (anni) di proporre dei confronti fotografici dove sarà evidente il ritiro stesso del ghiacciaio. Questo tipo di risultato ha un enorme valore in termini di comunicazione e sensibilizzazione rispetto alla problematica del cambiamento climatico. Detto questo non ci siamo imposti scadenze sul tempo di installazione delle fotocamere, fin che ci sarà il ghiacciaio e riusciremo con le nostre risorse “umane” ed economiche a mantenere attive le fotocamere lo faremo.

Queste prime immagini ci possono già dire qualcosa o il range temporale è troppo ristretto?

Stiamo lavorando ad un filmato time-lapse che mostrerà l’intera serie di immagini correlata con i dati di fusione del ghiaccio che abbiamo misurato sul posto, per rendere chiaro come le calde giornate estive influenzino significativamente i tassi di fusione. La fotocamera fornisce una evidenza visiva ai dati quantitativi raccolti sul ghiacciaio. I primi risultati ci permettono di concludere come ancora a fine settembre il ghiacciaio fosse in fusione (senza neve autunnale a proteggerlo) e che i giorni in cui la fusione si è fermata grazie a brevi nevicate, sono stati pochissimi nel corso dell’estate (concentrati fra fine agosto ed inizio settembre).

Nella porzione inquadrata dalla fotocamera il ghiacciaio ha perso 4 metri di ghiaccio dal 1 luglio ad inizio ottobre 2018 ad una quota di 2850 m, purtroppo non abbiamo ancora una serie storica sufficiente per contestualizzare il dato, ma è comunque una perdita molto molto consistente. Senza esagerare, è probabile che il bilancio dell’intero ghiacciaio nel 2018 sia stato fra i più negativi mai misurati.

Mi permetta una domanda critica. Avete installato il tutto a livello volontaristico e in collaborazione con la Bavarian Academy of Science. Ritiene che in Italia la problematica dei ghiacciai e la loro evoluzione in conseguenza dei cambiamenti climatici sia attenzionata a sufficienza dagli enti pubblici?

Direi proprio di no. Il disinteresse degli enti pubblici per il monitoraggio dei ghiacciai è un problema che viene da lontano, tanto che da oltre 20 anni si sono formati dei gruppi di volontari, come SGL, per effettuare i monitoraggi (caso unico a livello mondiale). Al momento persino i pochi gruppi di lavoro in ambito universitario devono sovente trovare finanziatori privati per sviluppare i proprio progetti. Al momento non c’è un progetto statale coordinato di sostegno a queste attività che, solo a livello regionale, vengono talvolta sostenute (in particolare nelle regioni autonome). È un peccato perchè la problematica del collasso dei ghiacciai alpini che stiamo osservando da anni, rappresenta un problema di interesse pubblico e rappresenta uno straordinario fattore sensibilizzante sul tema dei cambiamenti climatici.

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