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Tibet. I primi abitanti giunsero nel Paleolitico

Una recente ricerca, pubblicata sulla rivista Anthropology, prova che l’altopiano tibetano, uno dei luoghi più inospitali del mondo, sia stato abitato da antiche popolazioni più di 30.000 anni fa, molto prima di quanto ritenuto finora.

Vivere in Tibet non è facile neanche ai nostri giorni, eppure nel Paleolitico sembra che un popolo coraggioso abbia deciso di stanziarsi a 4600 metri sul livello del mare. Come affermato dai ricercatori, vivere ad una quota di circa 4000 metri, con una temperatura media annuale vicina allo zero e con una concentrazione di ossigeno pari alla metà rispetto che al livello del mare, risulta essere davvero una grande sfida.

In effetti, il sito archeologico di Nwya Devu, in cui sono stati condotti gli studi, sembra non essere stato abitato in maniera continua. L’archeologa Xiaoling Zhang dell’Accademia Cinese di Scienze di Pechino e i suoi colleghi hanno infatti portato alla luce 3.683 manufatti prodotti con roccia locale, distribuiti lungo tre strati di suolo che fanno pensare a tre periodi di occupazione: il primo tra 40.000 e 30.000 anni fa, il secondo tra 25.000 e 18.000, il più recente tra 13.000 e 4.000.

L’ipotesi degli archeologi è che si trattasse di una sorta di laboratorio in cui gli abitanti avevano modo di creare strumenti per incidere, tipo coltelli e scalpelli, a partire dalla roccia disponibile in loco. E probabilmente si trattava di un’area ottimale per cacciare stagionalmente gazzelle e yak.

È quindi possibile che queste popolazioni non vivessero stabilmente sull’altopiano ma che vi trascorressero soltanto alcuni mesi dell’anno. Lo sforzo di sostare per un certo periodo in condizioni non ottimali per il corpo umano poteva di certo essere ripagato dalla carne e dalle pelle degli yak.

A livello genetico, si stima che le arcaiche popolazioni dell’altopiano possano essersi incrociate con l’Homo di Denisova – una specie che, dalle analisi del DNA, appare strettamente imparentata con i Neanderthal, della quale sono stati ritrovati pochi resti sui Monti Altaj in Siberia nel 2010 – ereditando da questi una variante del gene che consente l’adattamento alla privazione di ossigeno ad alta quota, che ancora oggi fa parte del corredo cromosomico degli abitanti del Tibet.

La scoperta non solo retrodata i primi insediamenti umani sull’altopiano tibetano al Paleolitico ma è anche la prima prova a livello mondiale che già 30.000 anni fa l’uomo fosse in grado di vivere ad alte quote.

 

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