Alpinismo

Janhukot, nell’Himalaya indiano, salito per la prima volta da un team britannico

È arrivata il 6 giugno a opera degli alpinisti inglesi Malcolm Bass (leader della spedizione), Guy Buckingham e Paul Figg la prima ascesa alla vetta del Janhukot (6.805 m). La montagna si trova nella divisione del Garhwal, nell’Himalaya Indiano, ed era fino a qualche giorno fa la vetta più alta nel complesso del ghiacciaio Gangotri rimasta ancora inviolata.

Il team era composto da 9 membri, oltre ai tre alpinisti inglesi un fotografo, l’ufficiale di collegamento, un cuoco e tre sherpa. La scalata è cominciata il giorno 3 giugno e ha richiesto quattro giorni per essere completata, attraverso una via tecnica che dal contrafforte di sud-ovest porta alla cresta sud, per un dislivello totale di circa 3.000 metri. La vetta è stata raggiunta verso le ore 17 del 6 giugno.

Alpinismo, Janhukot, Malcolm Bass, Guy Buckingham, Paul Figg
Il contrafforte sud-ovest del Janhukot, © Hamish Frost/Coldhouse

La discesa, durata due giorni, è poi avvenuta dalla parete sud-est fino al bacino glaciale orientale, con una pausa per la notte all’ultimo campo a 6.500 m. La salita e la discesa hanno richiesto 6 giorni, per un totale di 11 giorni di spedizione, contando anche la breve acclimatazione che ha preceduto l’ascesa e la preparazione del CB. L’accesso alla montagna dal CB prevede una lunga via di quasi 20 km sul ghiacciaio.

Già una decina di spedizioni aveva tentato e fallito la salita del Janhukot in passato, con il primo tentativo da parte di 4 alpinisti indiani risalente al 1989. Dopo quell’episodio per oltre un decennio nessuno si è avvicinato alla montagna, fino a quando nel 2002 un gruppo di austriaci è stato costretto ad abbandonare a causa del maltempo. Nel 2004 è arrivato il primo tentativo da parte di  Malcolm Bass e Paul Figg, che hanno raggiunto in quell’occasione quota 6.000 metri. Diversi team si sono misurati con la montagna negli anni successivi, ma nessuno è riuscito a romperne l’inviolabilità. Bass ci aveva riprovato nel 2014, questa volta raggiungendo quota 6.640 m, ma senza riuscire a raggiungere la vetta a causa dei venti gelidi alzatisi durante il giorno in cui sperava di conquistarla, causandogli sintomi da congelamento a una mano e costringendolo a rinunciare.

Secondo il team, buona parte del merito del successo di questa impresa andrebbe alle numerose informazioni raccolte durante i precedenti tentativi e alle condizioni meteo favorevoli. Il team ha infatti percorso la stessa via utilizzata nel 2014, riuscendo questa volta nell’ascesa, ed è stato accompagnato per l’intera spedizione da un’inusuale e prolungata situazione meteorologica propizia.

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