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Cronaca

Divieti di fuoripista in Abruzzo, si attende la sentenza del TAR – di Stefano Ardito

Freeride in Abruzzo, foto Giulio Verdecchia

Testo di Stefano Ardito

Resta alta l’attenzione, in Abruzzo, sui divieti di scialpinismo, di freeride e di altre attività invernali fuoripista (inclusi l’alpinismo con piccozza e ramponi e le ciaspole) emessi negli ultimi anni dalle amministrazioni comunali di Ovindoli, L’Aquila, Roccaraso, Villetta Barrea e altri centri.

Mercoledì 7 marzo, il TAR dell’Abruzzo ha preso in esame due ricorsi proposti dall’associazione Abruzzo Freeride Freedom contro i divieti firmati dai sindaci di Roccaraso e L’Aquila. A causa dei tempi della giustizia amministrativa, si tratta di ordinanze emesse tra la fine di gennaio e l’inizio di febbraio del 2014.

Vari sindaci, però, hanno preso dei provvedimenti sostanzialmente identici anche in tempi recenti. Francesco Di Donato, primo cittadino di Roccaraso, lo ha fatto per l’ultima volta il 23 febbraio 2018, due settimane fa. Simone Angelosante, sindaco di Ovindoli, ha firmato l’ultima ordinanza di divieto (revocata dopo pochi giorni) il 24 (per leggerla, qui).

Secondo Abruzzo Freeride Freedom e il suo presidente Giulio Verdecchia, rappresentati in giudizio dall’avvocato Roberto Colagrande, queste ordinanze non intervengono in casi di pericolo gravissimo e localizzato (“contingibile e urgente” in linguaggio giuridico), come sarebbe legittimo fare, ma stabiliscono di fatto un divieto totale.

Ciaspole sulla Majella

L’ordinanza emessa il 6.2.2014 dal Comune dell’Aquila, in effetti, vieta “il fuoripista nelle zone limitrofe alle piste da sci a tutela dell’incolumità di coloro che le utilizzano”. Ma proibisce anche “il fuoripista su terreno d’avventura in caso di manto nevoso fresco e per 48 ore dalla precipitazione”, o quando “il bollettino Meteomont stabilisce un grado di pericolo uguale o maggiore a 3”.

I due ricorsi di Abruzzo Freeride Freedom, discussi mercoledì al TAR dell’Abruzzo qualificano i due divieti in questione come “irragionevoli e illegittimi”, tanto da far “additare come fuorilegge dai gestori delle piste” gli appassionati del fuoripista.

Secondo i ricorsi, i divieti violano numerosi articoli di legge. E vanno bloccati anche per “eccesso di potere, difetto di motivazione e di istruttoria, illogicità e irragionevolezza, travisamento dei fatti e ingiustizia manifesta”. Se il TAR stabilisse la “palese illegittimità” dei divieti, questo giudizio potrebbe “precludere l’adozione di analoghe ordinanze nelle prossime stagioni invernali”.

E’ interessante notare che divieti di questo tipo non esistono sulle Alpi, italiane e non, ma sono una specialità dell’Abruzzo e (rare volte) delle regioni vicine. Bloccare il fuoripista, lo scialpinismo, le escursioni con le ciaspole e altre attività dà anche un colpo serio all’economia del territorio, e impedisce le attività del CAI. E blocca il lavoro delle guide alpine, la cui esperienza dovrebbe invece tutelare veramente gli appassionati dello sci fuoripista e dello scialpinismo.

Anche per questo motivo, si sono associati al ricorso di Abruzzo Freeride Freedom l’associazione Teknoalp della guida alpina teramana Pasquale Iannetti, e l’Associazione Gestori Rifugi Appennino, alla quale aderiscono 12 strutture dell’Abruzzo e delle regioni vicine. Sorprende invece che non abbiano aderito al ricorso né il Club Alpino Italiano, né il Collegio Regionale delle Guide Alpine dell’Abruzzo.

Confidiamo in una saggia decisione del TAR, che faccia chiarezza sull’argomento e consenta la pratica degli sport invernali outdoor anche in Abruzzo, come in tutte le regioni italiane e Paesi europei” spiega Giulio Verdecchia, presidente di Abruzzo Freeride Freedom.

I TAR, al contrario dei Tribunali penali e civili, non prendono le loro decisioni subito. La sentenza sui due ricorsi dell’associazione contro i divieti di sci fuoripista dovrebbe arrivare nei primi giorni di aprile.

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