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Doppio podio per Simone Origone nello sci di velocità

Simone Origone sfreccia oltre i 160 chilometri orari sulla neve finlandese. Non la massima velocità raggiunta in gara, ma quella sufficiente a fargli meritare il doppio podio in coppa del mondo. La terza vittoria in questa stagione per l’italiano reduce da una recente operazione al ginocchio.

Hai iniziato la stagione alla grande nonostante l’operazione al ginocchio di appena un paio di settimane fa…

Si, un ottimo inizio! È stato però un peccato per le gare di Vars, in Francia, dove poteva starci una doppietta. A pensare però che appena venti giorni fa ho subito l’ennesima operazione è stato un ottimo inizio.

Come hai fatto a coniugare allenamenti e operazione?

Mi ero allenato benissimo fino a dicembre quando ho iniziato ad avere problemi al ginocchio. È stato difficile perché ho avuto problemi anche con la dieta a causa dei farmaci che prendevo. Comunque mi sono allenato bene fino al 12 dicembre poi, tra il lavoro come guida e istruttore durante le vacanze di Natale e poi il dolore che si è ripresentato dopo le feste portandomi a dover fare di corsa l’intervento a Milano è venuto meno tutto l’allenamento sugli sci che normalmente faccio.

Quando gareggi vai a oltre 200km/h, cosa significa stare sugli sci a quella velocità?

Per noi è una cosa normale (ride). Con il tempo ti abitui e diventa routinario viaggiare a quelle velocità.

Sei stato anche il più veloce del mondo, vorresti tornare ad esserlo?

Si, ho fatto tre record del mondo consecutivi in dieci anni. L’ultimo record, quello del 2016, è però durato pochi secondi perché subito dopo di me è sceso mio fratello che ha migliorato il tempo.

Ovviamente nella nostra disciplina il record è quello a cui tutti ambiscono. Mi piacerebbe, ma per ora ho il sogno di fare la decima coppa del mondo. L’anno scorso sono arrivato ad un soffio. Se riuscissi a prendermi la decima coppa del mondo avrei raggiunto tutti i miei obiettivi… Se però dovessi scegliere tra il record e la coppa, sceglierei il record.

Prossima gara?

Abbiamo una quindicina giorni di pausa poi tocca al Canada dove si gareggia su una pista con caratteristiche simili a quelle del tracciato finlandese. Diciamo che si tratta di piccole montagne con piccole discese e velocità che non arrivano nemmeno a 200km/h.

Come pensi possa proseguire la stagione?

Se devo essere sincero devo dire che siamo io, mio fratello, un francese, due austriaci e un finlandese a poter vincere le gare. Essendo così in pochi non è possibile fare pronostici. In questo momento è ancora tutto da decidere, basta sbagliare una gara per perdere punti importanti.

Visto che siamo nel clima invernale del K2, dove sei stato per la spedizione commemorativa del sessantenario organizzata da Agostino Da Polenza, ci lasci con una battuta sui polacchi?

Sicuramente, come dicono tutti, il K2 in inverno è rimasto come simbolo dell’ultima cosa da fare in Himalaya anche se dopo sicuramente ci sarà altro da fare. È il più difficile, è una grande avventura.

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