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Gran Sasso, la battaglia delle strade – di Stefano Ardito

Rocca Calascio d’inverno, sullo sfondo la Majella. Foto @ Stefano Ardito

Testo di Stefano Ardito

La battaglia per liberare le strade verso Campo Imperatore continua. Il 3 gennaio, una manifestazione organizzata dal comitato #Iovivoilgransasso contro la mancata pulizia dalla neve della strada per il Lago Racollo ha avuto successo, ed è stata seguita da un incontro dei promotori (in gran parte imprenditori del turismo) con i sindaci della zona. 

Manifestazione sulla strada da Santo Stefano di Sessanio al Racollo. Foto @ Stefano Ardito

Nei giorni successivi, la strada che sale da Castel del Monte a Fonte Vetica ha iniziato a essere pulita, permettendo a ciaspolatori e turisti di tornare sull’altopiano più spettacolare del Gran Sasso. 

Alcune sezioni abruzzesi del CAI ne hanno approfittato per organizzare delle gite. Gli scialpinisti, da parte loro, hanno potuto nuovamente affrontare gli itinerari del Monte Camicia.  

Sabato 20 gennaio, per celebrare la riapertura della strada da Santo Stefano di Sessanio al Lago Racollo, le guide alpine e gli accompagnatori di media montagna di Mountain Evolution hanno organizzato una ciaspolata serale con partenza dal Lago. 

Invece la Provincia (teoricamente abolita) dell’Aquila non ha pulito come promesso la strada. La ciaspolata, che ha coinvolto circa 80 persone, è stata spostata sui dossi al margine di Campo Imperatore. Non è stata una manifestazione di protesta ma una festa, di cui si sono occupati anche i media.  

Ciaspolata notturna versop il Lago Racollo, 20/1/2018. Foto @ Stefano Ardito

Sembra una questione locale, ma non lo è per vari motivi importanti. Il primo riguarda i tre splendidi borghi medievali di Castel del Monte, Santo Stefano di Sessanio e Calascio. 

Una delle poche zone, in tutti i Parchi nazionali dell’Appennino, dove l’ecoturismo è arrivato davvero, e dove la gente del posto ha investito per realizzare bed & breakfast e altre strutture ricettive. Senza accesso a Campo Imperatore, però, escursionisti e scialpinisti vanno altrove, e l’economia locale va in crisi. 

La seconda questione è legata alla tragedia di Rigopiano. La valanga che un anno fa ha polverizzato l’albergo è caduta a pochi chilometri in linea d’aria da Campo Imperatore, anche se da un versante molto più ripido e lungo un canalone ben preciso. 

Dopo la catastrofe, però, la Prefettura dell’Aquila e altri enti hanno cercato di tenere scialpinisti ed escursionisti lontani da tutti i versanti del Camicia, e le strade sono state spazzate solo a marzo. 

Risultato, le piste da fondo di Castel del Monte per un inverno non sono state proprio battute. E molti tour-operator e guide alpine altoatesini, bavaresi e tirolesi hanno escluso la zona dai loro programmi, con un altro duro colpo all’economia. 

La terza questione, analoga alla precedente, riguarda i divieti “a tappeto” di praticare attività fuoripista emanati da molti Comuni dell’Abruzzo. Una pratica sconosciuta sulle Alpi, che impedisce alle guide alpine di lavorare, e che blocca anche le attività organizzate del Club Alpino Italiano. 

Scialpinismo sul Monte Camicia. Foto @ Stefano Ardito

Il CAI e il Collegio regionale delle Guide, però, si danno da fare in modo blando contro i divieti. A battersi davvero per la libertà di praticare la montagna sono la guida alpina Pasquale Iannetti, che vent’anni fa aveva scritto al Comune di Farindola di non costruire l’Hotel Rigopiano in quel punto così esposto a potenziali valanghe. 

E Giulio Verdecchia, presidente dell’associazione Abruzzo Freeride Freedom, che contesta in tribunale da anni le ordinanze comunali di divieto che considera illegittime. Ai primi di marzo si celebreranno le primudienze, contro le amministrazioni di Roccaraso e L’Aquila.   

Un’altra questione importante riguarda il Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga, completamente assente dalle iniziative tese a ridare a escursionisti, scialpinisti e alpinisti la possibilità di accedere alla montagna. Una miopia, purtroppo, comune a molte aree protette dell’Appennino. 

Pesano sull’intero massiccio più alto dell’Abruzzo le lentezze e gli errori delle due aziende pubbliche (il Centro Turistico del Gran Sasso e la Gran Sasso Teramano) che gestiscono gli impianti di risalita di Campo Imperatore e Prati di Tivo. 

L’ultima questione è di burocrazia pura. In autunno, per evitare blocchi alle strade analoghi a quelli che hanno intrappolato clienti e lavoratori dell’Hotel Rigopiano, la Regione Abruzzo ha acquistato degli spazzaneve a turbina di ultima generazione, e li ha assegnati alle zone più esposte a forti nevicate. 

Cartello del Comune di Castel del Monte (gennaio, dopo l’inizio della pulizia). Foto @ Stefano Ardito

Uno di questi mezzi, ceduto in comodato alla ex-Provincia dell’Aquila, è arrivato a Castel del Monte all’inizio dell’inverno, e dovrebbe tenere pulite la statale che collega tra loro i tre borghi e le strade per Campo Imperatore. 

Gli operai del Comune addetti alla pulizia della neve sono già in grado di far funzionare la turbina. La mancanza di qualche pezzo di carta e di qualche timbro, invece, l’ha tenuta bloccata per più di un mese. L’impasse si potrebbe sbloccare nei prossimi giorni, ma il condizionale è d’obbligo. 

Nella scorsa estate, come molti ricordano, dei problemi analoghi legati al trasferimento di metà degli elicotteri dell’ex-Corpo Forestale dello Stato ai Vigili del Fuoco ha tenuto 16 di questi mezzi a terra durante le settimane più calde e più martoriate dagli incendi dell’estate. Anche quella volta, ne ha fatto le spese l’Abruzzo. 

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