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Alpinista italiano sta male e viene abbandonato a C3 sul G2. Salvato dai baschi

Valerio Annovazzi, 59enne bergamasco, ha raggiunto nei giorni scorsi la cima del Gasherbrum II con la spedizione commerciale internazionale dell’agenzia pakistana “Lela Peak expedition”, con lui altre 13 persone, tra cui l’italiano Gianpaolo Corona. 

La bella notizia della vetta italiana, si è però tramutata in un incubo per Annovazzi. L’alpinista, sfinito e non più in grado di continuare, è stato infatti lasciato dalla sua spedizione a campo 3, a 7.100 metri.

A salvargli la vita Alberto Iñurrategi, Juan Vallejo e Mikel Zabalza che, come riporta lo stesso team basco, saputo dalla spedizione commerciale ritornata al campo base che Valerio non era rientrato con loro e una volta avuta la conferma che era vivo grazie al teleobiettivo del fotografo della spedizione WOP, hanno deciso di andare a recuperare l’italiano, partendo alla mezzanotte di lunedì. Dopo dodici ore di salita hanno raggiunto Annovazzi e dopo averlo nutrito, idratato e avergli somministrato dei farmaci, tra cui il desametasone per il mal di montagna, lo hanno trasferito a campo 2 a 6.500 metri. Annovazzi aveva trascorso quattro giorni senza né mangiare né bere, con gravi congelamenti alle estremità e non aveva la forza e il coraggio di lasciare il campo 3. Attendeva solo la morte o un miracolo.

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“Non credo che sarebbe durato un giorno in più – ha dichiarato al telefono Mikel Zabalza al El Pais – Un medico dal campo base ci ha spiegato come somministrare tre litri di liquidi ed i medicinali e ha reagito. Aveva provato a muoversi da solo, ma si sentiva senza forze e non riusciva a uscire dal campo 3. Inoltre c’era un ripido pendio e non aveva corda fissa: temeva di scivolare. Così ha fatto tre tentativi, ma poi è tornato nella tenda”

Dal momento che non riusciva a camminare, hanno iniziato a calarlo, ore di duro lavoro, con un sacco di impegno. Oggi Annovazzi riusciva a stare in piedi e camminare: i tre alpinisti, guide alpine, hanno dato fondo  a tutte le loror conoscenze per garantire la sicurezza nella calata. Ma dal campo 1 alla base ci sono 9 chilometri, un ghiacciaio non pendente ma molto crepaccaito . “Anche se Valerio riusciva a camminare, ha proceduto molto lentamente e abbiamo dovuto fermarci di continuo” ha spiegato Zabalza.

“Nessun elicottero in queste condizioni meteo potrebbe arrivare qui”, aggiunge Juan Vallejo. “Per noi questo è l’ultimo esempio di alpinismo in cui crediamo. Siamo contenti perché questa è la migliore delle cime. La vita è il vertice più importante”. 

“Vedevamo Valerio dal campo base – prosegue Zabalda a El Pais- e quando abbiamo appreso che poteva essere vivo, non abbiamo avuto alcun dubbio sul da farsi. Come potevamo lasciarlo lì? E’ stato molto brutto l’atteggiamento di diversi alpinisti che erano al campo 1 e non ci hanno dato una mano nella discesa. La storia dell’alpinismo in Himalaya è ricca di belle storie di solidarietà e altruismo ed altrettante di egoismo. E Valerio Annovazzi può attestarle entrambe”.

Di Annovazzi avevamo parlato lo scorso ottobre, quando l’amico Antonio Magliacano ci aveva raccontato della vetta di Valerio al Manaslu e della passione del bergamasco per le terre alte e l’aria sottile. 

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17 Comments

  1. Domenica scora prima passata in tv di “Everest”, a sua volta basato sul noto “Aria Sottile “di Krakauer.Dopo vent’anni, tutto si ripete.Almeno si e’ salvato

  2. Super-medaglia ai baschi: di onore, di umanità, di comprensione, di carità, di altruismo, …
    Agli altri “vergogna, vergogna, vergogna!!!”.
    La vita di una persona vale sempre di più di qualsiasi altra cosa, il resto (compresa la “regola” di abbandonare chi non ce la fa per salvare se stessi) è fuffa.
    In montagna si va per passione con generosità, altruismo, condivisione, non per squallidi e aridi primati disposti anche a tralasciare la vita altrui.

  3. Onore ai 3 alpinisti baschi, che hanno messo a repentaglio la loro vita per salvare quella di un altro alpinista!

    Mi viene in mente il racconto della spedizione americana al K2 del 1953, con il tentativo di salvataggio (purtroppo non andato a buon fine) di Art Gilkey…

    In ogni caso, non punterei il dito contro gli altri alpinisti che non sono intervenuti in favore del loro compagno, poichè a 7.100 mt di quota (nella zona della morte) deve essere assai difficile, proprio per la mancanza di ossigeno e di forze, prendere determinate decisioni… A quella quota è già dura salvare la propria di vita… Calare un uomo ferito o sfinito lungo i pendii di un ottomila è molto rischioso, anche per la vita dei soccorritori…

  4. Tanti onori ai tre Baschi, che hanno dimostrato di avere più fisico e altruismo degli altri(il codice deontologico delle Guide ti imporrebbe tra l’altro di prestare soccorso)!

  5. Amici Baschi, siete degli Eroi, siete tre Angeli ! Che Dio vi sia sempre accanto durante le vostre magnifiche imprese.
    Ma la vostra impresa più grande è stata quella di rischiare la vostra vita per salvare un compagno.
    Grazie, mi avete riconciliata con il genere umano !

  6. Quante belle parole sul valore della vita umana da chi sta seduto in poltrona. Ma nella zona della morte queste sono parole al vento. Ognuno lassù può e deve pensare solo ed esclusivamente alla propria pelle.
    La miseria umana e le grida di vergogna vanno indirizzate a chi intitola articoli del genere in questo modo non mancando di fare anche nome e cognome di compagni di spedizione di questo bergamasco giunto sfinito al C3, senza minimamente conoscere come sono realmente andate le cose lassù. Occorrerebbe più competenza e umiltà. Onore e complimenti ai tre baschi. Ma si ricordi anche che erano a riposo da giorni al CB dopo il fallimento della loro spedizione.
    Chi era in compagnia di Annovazzi, grazie a questo articolo dal titolo vergognoso, rischia di passare da infame o peggio. Può darsi sia proprio cosi, come però può anche darsi esattamente il contrario.
    Forse è bene ricordare che sulle Grandi Montagne, ciascuno che voglia definirsi alpinista himalayano è responsabile sempre e solo di sé stesso, perché i suoii compagni è pressochè impossibile che siano in grado, in discesa dalla vetta di un ottomila, di poter pensare alla pelle altrui oltre che alla propria. Di soccorritori straordinari alla Anatolij Boukreev o Mondinelli ne esistono pochi. Occhio perciò a tranciare commenti su demoniaci e insensibili compagni di spedizione del malcapitato contrapposti all’eroismo dei baschi, partiti freschi e lucidi dal campo base, oltre che fortissimi e superacclimatati dai vari tentativi in quota del mese precedente, tanto da raggiungere, leggo, il campo 3 dal CB in 12 ore e – bravi ancora davvero – organizzare il soccorso.

    1. Paolo a completamente ragione…. per fortuna c’erano tre alpinisti in grado di portare soccorso al malcapitato…..ma, in quanto ad essere “abbandonato da chichessia, sono balle……ognuno , a 7.100 metri, dopo uno sforzo del genere, dovrebbe essere consapevole che , se non ce la fai giu con le tue gambe, mbe’ addio e riposa in pace.

  7. Trovo molto incauto sparare titoli così pesanti, senza aver prima accertato non una ma dieci volte i fatti. Basti vedere che altre testate hanno “sentito altre campane” (tipo i familiari della “vittima”) e riportano smentite nette di questo presunto abbandono.
    E altrettanto, è triste vedere che i lettori commentano accodandosi tranquillamente alla notizia del “mostro in prima pagina”.
    Un’ultima cosa: Gianpaolo Corona è alpinista di livello eccelso e soccorritore di primissimo ordine. Scrivere che la spedizione -lui compreso- abbia “abbandonato” un compagno, oltre che essere una accusa grave e infamante (essendo lui una persona che ha fatto del soccorso alpino una delle sue priorità di vita), doveva almeno far drizzare le orecchie ai redattori e far sentire puzza di “bufala”. Spiace che non sia stato fatto. Passi per i giornali generalisti (quelli che parlano sempre di “arrapicate a mani nude” e di “montagna assassina”) ma da Montagna.TV mi aspetterei che le notizie di alpinismo fossero più verificate.

  8. Concordo sul fatto che comunque è molto facile parlare dal divano di casa! Solo chi c’era li può veramente dire……..!

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