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G-II “violentato

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SVIZZERA – Come previsto e temuto, l’alpinismo commerciale allunga le mani sul Karakorum. Kari Kobler, il “commerciante di alpinismo” svizzero criticato nel 2004 per aver portato i  suoi clienti e metodi al K2, darà l’assalto niente di meno che alla parete nord del Gasherbrum II, una delle ultime pareti inviolate di un 8000, simbolo di un alpinismo “esplorativo perfetto”.

La spedizione organizzata da Kobler è prevista per la prossima estate e durerà 57 giorni. La guida alpina svizzera arriverà in Cina all’inizio di giugno con i suoi clienti e tutto l’ambaradan di corde fisse, bombole d’ossigeno, portatori d’alta quota. E naturalmente, con un gruppo di alpinisti “clienti”. Alcuni di rango che tenteranno la vetta in “stile alpino” ma che con la loro presenza non faranno altro che legittimare lo “svilimento totale della montagna”, come lo ha definito un grande dell’alpinismo qual è Kurt Diemberger.
Quella che aleggia intorno alle spedizioni commerciali è una polemica che affligge da anni il mondo dell’alpinismo. Assumendo spesso toni molto aspri.
La prima vittima fu l’Everest. Si sa, è da anni meta di spedizioni commerciali. Le “limitate” – termine da prendere con le dovute cautele, visto che si parla di una montagna di ottomila metri – difficoltà tecniche e la sfrenata voglia di calpestare il tetto del mondo attirano frotte di alpinisti e soggetti d’ogni genere. Come la signora inglese 85enne e la coniglietta di playboy che quest’anno hanno annunciato l’impresa, insieme ad altre centinaia di persone.
Ma il K2, e le dure vette del Karakorum finora erano rimaste estranee a questo fenomeno di svilimento dei valori sportivi e ideali della montagna. Riuscendo a scacciare in un angolo i rarissimi episodi di scalata delle spedizioni commerciali.
“Usare l’ossigeno è il modo più sleale di scalare una montagna”. Questa la tesi della maggioranza. Non è solo un discorso di sportività ma anche di sicurezza. Ricordiamo la vicenda racconatata da Krakauer nel bellissimo “Aria Sottile”. Parliamo di scalate che non danno scampo all’improvvisazione.
Ecco perché sono riservate ad alpinisti d’esperienza, preparati. Che non usano trucchi e scorciatoie, solo per mettere una x nel loro libretto delle cime.
Kari Kobler, già nel 2004, fu oggetto delle polemiche per aver portato la sua “spedizione” al K2. Portò Sherpa perfino dal Nepal. Attrezzò la via di salita con una quantità enorme di materiale e trasportò ai campi alti numerose bombole di ossigeno necessarie ai clienti. Mentre i grandi dell’alpinismo mondiale, primo fra tutti Diemberger, lo guardavano con sconcerto e rabbia.
Laconico il commento di Agostino Da Polenza, che con Kobler aveva avuto uno scontro durissimo in occasione della spedizione K2 2004: “Confido nel maltempo”.

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