Arrampicata
A un anno esatto dall’inizio del progetto, la tedesca Lara Neumeier ha completato la cosiddetta “Trilogia Alpina”, una delle combinazioni di vie lunghe sportive più impegnative e ambite delle Alpi. Il tassello finale è arrivato il 4 giugno 2026 con la salita in libera di Der Kaisers Neue Kleider (250 metri, difficoltà fino a 8b+) nel Wilder Kaiser, in Austria.
Con questo risultato Neumeier diventa la seconda donna nella storia a completare la trilogia, dopo l’austriaca Barbara Zangerl, ma anche la prima a riuscirci nell’arco di un solo anno.
La Trilogia Alpina riunisce tre itinerari che rappresentano autentiche pietre miliari dell’arrampicata multipitch moderna: Silbergeier nel Rätikon, capolavoro di Beat Kammerlander; End of Silence sul Feuerhörndl, liberata da Thomas Huber; e infine Der Kaisers Neue Kleider, firmata da Stefan Glowacz. Tre vie accomunate da difficoltà sostenute, protezioni distanziate, forte esposizione e dall’obbligo di mantenere un altissimo livello tecnico per centinaia di metri di parete.
Il percorso di Neumeier era iniziato il 10 giugno 2025 con la ripetizione di Silbergeier. Poco più di due mesi dopo, il 26 agosto, aveva aggiunto End of Silence, diventando la seconda donna a ripetere la celebre linea del Feuerhörndl proprio dopo Zangerl. Restava l’ultimo e più difficile ostacolo.
La climber tedesca aveva iniziato a lavorare Der Kaisers Neue Kleider nell’autunno del 2025. L’obiettivo era chiudere il progetto entro la fine della stagione, ma l’arrivo della neve, il freddo e le giornate sempre più corte l’avevano convinta a rimandare tutto alla primavera successiva.
“La motivazione era altissima per completarla in una sola stagione, ma le condizioni erano diventate troppo fredde e innevate”, ha raccontato. Dopo un inverno dedicato alla preparazione specifica, Neumeier è tornata al Wilder Kaiser alla fine di maggio con un piano preciso: ripassare tutti i tiri nei primi giorni e tentare poi la libera completa.
Le condizioni, però, si sono rivelate ancora una volta complicate. Pioggia, parete bagnata e nuvole hanno reso difficili le giornate di lavoro sulla via. In un tentativo effettuato pochi giorni prima della riuscita finale, la tedesca è riuscita a liberare tutti i tiri fino all’ottavo, il passaggio chiave della via, ma la stanchezza accumulata nei precedenti 200 metri di arrampicata ha avuto la meglio.
“Ero completamente distrutta. Non avevo più la tensione necessaria nel corpo per superare il primo passaggio chiave dell’ottavo tiro”, ha spiegato. “Sono scesa con sentimenti contrastanti: felice per il nuovo punto raggiunto, ma consapevole che quell’ultimo tiro richiedeva ancora molto“.
Dopo alcuni giorni di recupero, il 4 giugno è arrivato il tentativo decisivo. Ad assicurarla c’era il connazionale Michi Wohlleben. La pressione era alta: oltre all’obiettivo della trilogia, sulla parete era presente anche una troupe impegnata nelle riprese del progetto. “Nei giorni precedenti ho fatto fatica a gestire la pressione. Ma il giorno della salita sono riuscita a entrare in una sorta di stato di flusso“. Da quel momento tutto è andato secondo i piani. La climber ha superato tutti i nove tiri della via al primo tentativo della giornata, risolvendo senza errori anche il famoso tiro di 8b+ che l’aveva fermata nella prova precedente.
Alle sette di sera ha raggiunto la cima, completando ufficialmente la Trilogia Alpina e chiudendo un progetto che, come lei stessa ha spiegato, rappresenta il primo grande obiettivo perseguito da quando ha deciso di dedicarsi professionalmente all’arrampicata.
Più che una semplice successione di salite, la trilogia si è trasformata in un percorso di crescita personale. Un anno di lavoro durante il quale Neumeier ha dovuto confrontarsi con condizioni meteo sfavorevoli, aspettative, pressione e incertezza. Fattori che rendono queste tre vie non soltanto una sfida tecnica, ma uno dei test più completi dell’arrampicata contemporanea.