Cronaca

Ettore Castiglioni, l’alpinista che salvò il futuro Presidente della Repubblica

Nel settembre del 1943 Ettore Castiglioni guidò oltre il confine svizzero Luigi Einaudi, ricercato dal regime fascista. La storia poco conosciuta di un grande alpinista che contribuì a salvare uno dei futuri protagonisti della Repubblica italiana.

Quando si pensa alla nascita della Repubblica Italiana, difficilmente vengono in mente una guida alpina, un valico di montagna e una traversata clandestina tra neve e rocce. Eppure una parte di quella storia passa anche dalle Alpi e da un uomo che oggi è ricordato come uno dei più grandi alpinisti italiani del Novecento: Ettore Castiglioni.

Nato a Ruffré, in Val di Non, nel 1908, Castiglioni fu protagonista di alcune delle più importanti ascensioni della sua epoca. Accademico del Club Alpino Italiano, autore di guide alpinistiche ancora oggi considerate opere di riferimento e compagno di cordata di alcuni dei migliori alpinisti del tempo, aveva costruito la propria fama sulle pareti delle Dolomiti e delle Alpi Occidentali.

La sua storia, però, non si fermò all’alpinismo. Dopo l’8 settembre 1943 e il crollo del regime fascista, il confine tra Italia e Svizzera divenne una delle principali vie di fuga per perseguitati politici, ebrei, militari sbandati e oppositori del nazifascismo. Castiglioni conosceva quei sentieri meglio di chiunque altro. Decise così di mettere la propria esperienza di montagna al servizio di chi cercava la salvezza.

Tra le persone che aiutò a espatriare vi fu anche Luigi Einaudi. All’epoca Einaudi era uno degli economisti più autorevoli del Paese, già senatore del Regno d’Italia e apertamente ostile al fascismo. Dopo l’occupazione tedesca e la nascita della Repubblica Sociale Italiana, la sua posizione divenne estremamente pericolosa. Per sottrarsi all’arresto e continuare la propria attività politica e intellettuale, decise di cercare rifugio in Svizzera.

Il 23 settembre 1943 fu proprio Ettore Castiglioni a guidarlo attraverso un valico alpino verso il Canton Ticino. Einaudi trascorse il periodo successivo in Svizzera, dove continuò a scrivere e a mantenere rapporti con gli ambienti antifascisti italiani. Tornò nel Paese dopo la Liberazione e partecipò alla ricostruzione delle istituzioni democratiche.

Nel 1946, l’anno del referendum che sancì la nascita della Repubblica, entrò a far parte dell’Assemblea Costituente. Due anni più tardi, nel 1948, venne eletto Presidente della Repubblica, il secondo nella storia italiana dopo Enrico De Nicola.

È impossibile sapere come sarebbero andate le cose senza quella traversata attraverso le Alpi. La storia non si costruisce con i “se”. Resta però un fatto documentato che uno dei futuri Presidenti della Repubblica riuscì a mettersi in salvo grazie all’aiuto di un alpinista che aveva scelto di rischiare la propria vita per gli altri.

Negli stessi mesi Castiglioni accompagnò oltre il confine decine di persone. Tra loro vi furono antifascisti, ebrei, militari alleati fuggiti dalla prigionia e numerosi ricercati dal regime. Per questa attività è stato successivamente riconosciuto come Giusto tra le Nazioni dallo Yad Vashem di Gerusalemme.

La sua vicenda ebbe però un epilogo tragico. Nel marzo del 1944, dopo essere stato fermato dalle autorità svizzere e privato di scarponi e abbigliamento da montagna, Castiglioni tentò di rientrare in Italia attraversando nuovamente i passi alpini. Morì assiderato nei pressi del Passo del Forno, sopra Maloja, a soli trentacinque anni.

Oggi il suo nome è legato a vie alpinistiche, rifugi e premi, ma la sua eredità va oltre l’alpinismo. La storia di Ettore Castiglioni ci ricorda come le montagne, durante gli anni più bui del Novecento, furono anche terre di passaggio, di resistenza e di libertà.

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