Ambiente

Il viaggio del grifone 225578: perché continua a volare tra Abruzzo e Francia

Rilasciato in Abruzzo nel 2024, il giovane grifone 225578 da due anni si sposta tra l'Appennino e la Francia. Un comportamento che ricorda il nostro "tornare a casa" da emigranti o fuorisede, che per la fauna selvatica ha una funzione biologica essenziale.

Rilasciato tra le vette dell’Appennino centrale il 26 ottobre 2024, appena quarantotto ore dopo aveva già valicato i confini nazionali ed era in Francia. Poi è tornato. Poi è ripartito. Poi, ancora una volta, ha puntato le ali verso l’Abruzzo. Si chiama 225578 ed è un giovane grifone.

Guardando i tracciati del suo GPS si potrebbe pensare a un navigatore confuso, a una traiettoria erratica. La verità è molto più affascinante: non c’è nessun errore, nessuna fuga. Quello di 225578 è il racconto aereo di un istinto primordiale, condiviso di recente sui canali social dall’organizzazione no-profit Rewilding Apennines.

Il fenomeno del “dispersal”

I dati registrati attraverso il dispositivo GPS di cui è stato dotato prima del rilascio parlano chiaro: il 29 maggio 2025, a 7 mesi dalla partenza per il suo viaggio transalpino, 225578 è tornato in Abruzzo. Il 15 marzo 2026 è ripartito verso i cieli francesi, per fare nuovamente ritorno in terra abruzzese il 9 maggio 2026. Perché fa così? C’è forse qualche problema? La risposta è no: è la sua pura natura.

Questo comportamento prende il nome di dispersal (dispersione): il viaggio che i giovani di molte specie compiono per trovare un loro spazio e non accoppiarsi tra consanguinei.

Il post di Rewilding Apennines evidenzia come gli altri cinque individui rilasciati insieme a 225578 si trovino ora divisi tra Austria, Spagna e Francia. A trattenerli in Abruzzo non è bastata nemmeno la stazione di alimentazione supplementare da cui sono partiti: il cibo e la sicurezza, da soli, non possono nulla contro un istinto all’esplorazione così potente. “Vale per i grifoni, vale per i lupi, vale per gli orsi”, chiosa l’organizzazione.

Dall’estinzione alla rinascita: i progetti di reintroduzione

Il grifone – un avvoltoio dalle dimensioni imponenti, che può raggiungere i tre metri di apertura alare – sta vivendo in Italia una fase di rinascita. Nel nostro Paese la specie ha infatti rischiato di sparire totalmente. Tra l’Ottocento e il Novecento le popolazioni italiane si sono estinte ovunque a livello continentale e anche in Sicilia. Come unico e prezioso baluardo è rimasta la Sardegna.

Una terra da non considerarsi immune al fenomeno di riduzione della presenza della specie, vittima storicamente sia della persecuzione umana diretta che indiretta (come i bocconi avvelenati), sia della riduzione della disponibilità alimentare legata al calo del pascolo brado e a normative sanitarie sullo smaltimento delle carcasse. Secondo i dati di Sardegna Foreste, “negli anni 2000, la popolazione si ridusse a un numero critico, appena una trentina di coppie territoriali nel 2014, confinate nel nord-ovest lungo la costa tra Bosa e Alghero”.

Proprio per invertire questa rotta, sono stati avviati in Sardegna e in altre aree d’Italia mirati programmi di ripopolamento e protezione. Come riporta la IUCN (Unione Internazionale per la Conservazione della Natura): “I progetti di reintroduzione hanno portato la specie a rioccupare parte dell’originario areale, con nuove popolazioni ricreate in Friuli Venezia Giulia, Abruzzo, Lazio e Sicilia”. Questo percorso di rinascita è sostenuto anche da un rigido quadro normativo europeo e nazionale: il grifone è infatti inserito nell’Allegato I della Direttiva Uccelli dell’Unione Europea ed è oggetto di protezione anche secondo la legge italiana (Legge 157/92).

Il ritorno del grifone nell’Appennino centrale

In questo contesto, un ruolo importante è stato svolto a metà degli anni ’90 dal Reparto Carabinieri Biodiversità di Castel di Sangro, che ha sostenuto il ritorno dell’avvoltoio nell’Appennino centrale attraverso interventi di reintroduzione. Un ritorno che equivale al ripristino di una funzione essenziale per gli ecosistemi. La specie svolge infatti un compito cruciale come “spazzino ecologico”: consuma le carcasse di erbivori selvatici e domestici, riducendo la diffusione di malattie e offrendo un servizio gratuito e fondamentale per gli allevatori.

Negli ultimi anni, tuttavia, questa fragile ripresa ha subìto nell’Appennino Centrale un rallentamento a causa di nuove minacce antropiche, come elettrodotti, pale eoliche e il ritorno dei micidiali bocconi avvelenati. “I veleni non sono quasi mai destinati ai grifoni – spiega Nicolò Borgianni, Vulture Field Officer di Rewilding Apennines – ma questi uccelli individuano le carcasse con una velocità tale da rendersi particolarmente esposti”.

Dalla Spagna all’Abruzzo: la rete internazionale del 2026

Per sostenere la crescita demografica del grifone, a marzo 2026 è decollato un nuovo progetto internazionale di ripopolamento, nell’ambito della strategia europea del “wildlife comeback” promossa da Rewilding Europe attraverso lo European Wildlife Comeback Fund, uno strumento a sostegno del ritorno di specie chiave negli ecosistemi europei.

Il 6 marzo scorso sono arrivati in Abruzzo 25 giovani grifoni spagnoli, recuperati in natura dal centro GREFA, centro europeo specializzato nella riabilitazione della fauna e sottoposti a rigidi protocolli sanitari prima del trasferimento in Italia. I nuovi arrivati trascorreranno mesi di acclimatamento nelle voliere della Riserva Naturale Orientata Monte Velino per essere poi rilasciati in autunno.

tratta di un primo passo lungo quello che è un percorso che prevede 3 anni di attività, con un obiettivo finale ambizioso: liberare circa 60 grifoni entro fine progetto. “Un numero che mira a stabilizzare la popolazione appenninica e a ridurne la vulnerabilità nel lungo periodo”, dettaglia Rewilding Apennines.

Ogni esemplare verrà dotato di GPS per il monitoraggio continuo, come 225578, un’operazione che, come chiarito da Rewilding Apennines, “non è un dettaglio tecnico”. Il GPS “è lo strumento che permette di non perdere le tracce degli animali rilasciati e di intervenire rapidamente se qualcosa va storto — un caso di bracconaggio, un avvelenamento, un individuo in difficoltà”. La tempestività degli interventi sarà favorita dalla collaborazione diretta tra le associazioni e il Reparto Carabinieri Biodiversità Castel di Sangro.

Una lezione di vita dai grifoni

La conclusione del post di Rewilding Apennines – “vale per i grifoni, vale per i lupi, vale per gli orsi” – ci ricorda che il meccanismo del dispersal regola la vita della fauna selvatica. Ma a guardare bene, viene da pensare che in fondo valga anche per noi. Quanti di noi hanno sperimentato, durante il proprio percorso di crescita, la stessa identica e irrequieta voglia di cambiare aria? Quanti hanno scelto di emigrare, di spingersi oltre i confini della propria terra per cercare lavori migliori, percorsi di studio più performanti o condizioni di vita diverse?

Eppure, esattamente come il grifone 225578, quasi tutti si ritrovano a fare ciclicamente ritorno al punto di origine: per le vacanze, per le feste, ogni volta che si può. Se per l’avvoltoio il viaggio è un mezzo biologico per migliorare la salute della specie, per l’essere umano l’esplorazione è una via di miglioramento personale e culturale. Si parte per necessità o per ambizione, ma si ritorna arricchiti dopo aver visto “l’altro”, portando nuova linfa al territorio da cui si è nati.

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