Langshisa Ri, nuova via per Haley e Göttler: “In Himalaya si può scalare come sulle Alpi”
Colin Haley e David Göttler aprono Ask the Snow Leopard sulla parete nord del seimila nepalese, nel cuore del Langtang. Mille metri di ghiaccio e misto saliti in stile alpino leggero, il tutto in 18 ore non stop tra ascesa e discesa.
Mentre sull’Everest file di alpinisti salgono attaccati alle corde fisse, con le bombole di ossigeno sulla schiena che pompano aria e riempiono i polmoni, in un’Himalaya meno conosciuta e meno battuta Colin Haley e David Göttler, portano a casa quella che, con ogni probabilità, è una prima ascensione lungo la parete nord del Langshisa Ri, nel massiccio del Langtang, in Nepal. La via, battezzata Ask the Snow Leopard (1000 m, 75°, M5), è stata salita in stile alpino, con zaini leggerissimi e senza campi intermedi. Parliamo di una lunga cavalcata, senza soluzione di continuità, che ha impegnato i due scalatori per 18 ore complessive tra salita e discesa.
La salita
I due hanno approfittato di una breve finestra di bel tempo, dopo giorni di condizioni instabili nella valle del Langtang, per mettere a segno l’ascensione. Per riuscirci Haley e Göttler hanno allestito un campo avanzato sopra la morena del ghiacciaio Langtang, a circa 4550 metri. Da qui sono poi partiti in piena notte, con un equipaggiamento ridotto al minimo.
Prima ancora di raggiungere l’attacco della parete, i due hanno affrontato circa 750 metri di avvicinamento semitecnico, tra pendii nevosi e un tratto di ghiaccio fino a 70 gradi. La scalata, quella vera, è iniziata attorno ai 5300 metri e si è sviluppata per circa mille metri fino a una cima secondaria del Langshisa Ri, a quota 6280 metri.
Dal racconto fatto dai due protagonisti le difficoltà non sono state legate soltanto alla quota e al dislivello. A rallentare la progressione sono state soprattutto le condizioni della parete: neve profonda nei tratti meno ripidi e molta neve inconsistente appoggiata direttamente sulla roccia nella parte inferiore della via. Più in alto, invece, la cordata ha trovato lunghi tratti di ghiaccio sostenuto fino a 75 gradi e un breve passaggio di misto valutato M5. “È stato come scalare la via Mallory a 6000 metri, ma più sostenuta come inclinazione ed esposizione” ha raccontato Haley, facendo riferimento alla classica linea dell’Aiguille du Midi, nel massiccio del Monte Bianco.
Nel suo racconto pubblicato sui social, l’alpinista statunitense ha spiegato anche di aver vissuto momenti di forte preoccupazione per il freddo ai piedi durante la salita: “I miei piedi sono rimasti molto freddi quasi tutto il giorno e temevo seriamente un congelamento. Su una parete così ripida, dove non c’era praticamente mai terreno sotto i 60 gradi, fermarsi e togliersi gli scarponi non era semplice”. Haley ha poi raccontato di aver controllato le dita soltanto al termine della discesa, a circa 4600 metri, scoprendo con sollievo che non aveva subito alcun danno.
Dopo aver raggiunto la cima secondaria, Haley e Göttler hanno deciso di non proseguire verso la vetta principale del Langshisa Ri (6420 m), visibile lungo la cresta superiore. “Con meno stanchezza e arrivando prima probabilmente avremmo potuto tentare la traversata completa”. La loro è stata una scelta misurata dall’esperienza e dalla conoscenza dei propri limiti e delle proprie condizioni.
La discesa si è svolta lungo il versante sud della montagna. A parte un tratto complicato tra i seracchi, dove sono state necessarie alcune calate in corda doppia e molta attenzione nell’orientamento, il rientro è filato senza problemi. In totale, la giornata si è conclusa ben oltre la mezzanotte, dopo 11 ore di salita e altre 7 di discesa.
Il nome della via
Il nome della via nasce da un incontro speciale avvenuto durante il rientro notturno. Haley ha infatti avvistato un leopardo delle nevi, animale che aveva accompagnato simbolicamente tutta la spedizione sin dai primi giorni, quando i due avevano seguito sulla neve alcune impronte fresche. Da qui la scelta del nome Ask the Snow Leopard.
“Una delle cose che ho scoperto negli anni è che si può scalare in Himalaya nello stesso modo in cui si scala sulle Alpi” ha scritto in conclusione Göttler. “Io e Colin abbiamo salito quella che pensiamo sia una nuova via sulla cima centrale del Langshisa Ri in 11 ore, tornando poi nella valle principale del Langtang in altre 7. Una lunga e bellissima giornata”.
Velocità, autonomia e stile leggero su grandi pareti himalayane, è anche questa la nuova frontiera dell’alpinismo di esplorazione tra le montagne più alte della Terra.








