Cronaca

Dl Sicurezza, il Governo allenta la stretta sui coltelli: porto consentito con giustificato motivo

Allentata la stretta su serramanico e lame fisse: niente divieto automatico, ma obbligo di giustificato motivo. Dopo le richieste di CAI e del settore montagna, il decreto prova a bilanciare sicurezza e uso legittimo.

Il tema era già entrato con forza nel dibattito del mondo outdoor nelle scorse settimane, sollevando diverse polemiche e reazioni. Stiamo parlando del Decreto Sicurezza e delle nuove disposizioni che introducono sanzioni severe per chi viene trovato fuori dalla propria abitazione con strumenti a lama affilata o appuntita oltre determinate misure. Dopo la presa di posizione del Club Alpino Italiano, che aveva definito i coltelli “strumenti essenziali in montagna”, chiedendo una deroga specifica per escursionisti e alpinisti. Una richiesta nata dal timore che il nuovo Decreto Sicurezza potesse limitare l’uso di attrezzature comuni nelle attività in ambiente.

Ora il Governo interviene proprio su questo punto e modifica uno dei passaggi più discussi del provvedimento. Con un emendamento presentato da Palazzo Chigi, cambia il perimetro dei divieti e, soprattutto, viene ampliata la possibilità di portare alcune tipologie di lame, a patto di dimostrare un “giustificato motivo”.

Cosa cambia?

La novità riguarda in particolare i coltelli che finora si trovavano in una zona grigia tra divieto e tolleranza. Non scatterà più automaticamente il divieto assoluto per alcune categorie: sarà invece necessario valutare caso per caso la presenza di una ragione lecita e verificabile.

Nel dettaglio, potranno essere portati – ma solo con giustificato motivo – i coltelli serramanico con lama a un solo taglio, punta acuta e lunghezza pari o superiore a cinque centimetri, dotati di blocco della lama oppure apribili con una sola mano. Nella stessa categoria rientrano anche gli strumenti a lama fissa, affilata o appuntita, con lunghezza superiore a otto centimetri.

È proprio su questo passaggio che si innesta la lettura del mondo outdoor. Per escursionisti, alpinisti, guide e operatori della montagna, coltelli e multiuso non sono accessori, ma strumenti funzionali alla sicurezza e alla gestione dell’imprevisto: dal taglio di corde o materiali alla preparazione di emergenze sul terreno. La stretta prevista nelle versioni iniziali del decreto aveva quindi sollevato preoccupazioni diffuse, alimentando un confronto tra istituzioni e comunità della montagna.

La modifica va nella direzione di un compromesso: non una liberalizzazione, ma un riconoscimento implicito dell’uso legittimo in contesti specifici, tra cui lavoro, attività sportiva e caccia. Il nuovo impianto sposta infatti il baricentro sulla responsabilità individuale e sulla capacità di dimostrare il motivo del possesso.

In assenza di una giustificazione valida, restano comunque applicabili le sanzioni previste. E proprio sull’interpretazione concreta del “giustificato motivo” si giocherà gran parte dell’efficacia della norma, tra controlli sul campo e valutazioni delle autorità.

La revisione si inserisce all’interno del Dl 23/2026, attualmente all’esame della Commissione Affari costituzionali del Senato, presieduta dal senatore Alberto Balboni. Un passaggio parlamentare che si preannuncia delicato, anche alla luce di un dibattito che, partito dalla sicurezza urbana, ha finito per toccare anche la quotidianità di chi frequenta la montagna.

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