Dolomiti, nuova via sulla nord della Cima Tosa: Andreozzi e Samaden aprono “Vertical Pleasure”
1200 metri lungo un grande camino ghiacciato, senza bivacco e in condizioni difficili: “Scalare giorno e notte era l’unico modo per non andare in ipotermia”.
Una nuova linea sulla parete nord della Cima Tosa, nel gruppo del Brenta. A firmarla sono Emanuele Andreozzi e Ruggero Samaden, che lo scorso 10 marzo hanno completato la prima salita di Vertical Pleasure (1200 m, M6+, A1, VI, 95°, WI4), una via che segue integralmente un grande camino ghiacciato dalla base alla vetta. “L’assassino torna sempre sul luogo del delitto” scrive Andreozzi sui social, tornando sulla stessa parete dove nel 2021 aveva aperto Pazzione Primavernale, “l’esperienza alpinistica migliore della mia vita fino ad oggi”. Sì, perché ancora non sapeva come si sarebbe sviluppata la salita della nuova via insiemea a Samaden.
La salita
“Abbiamo seguito un enorme camino dalla base fino in cima, una linea ideale e di estrema logicità, rimasta inviolata fino ad oggi in quanto impraticabile d’estate”. Solo il gelo invernale rende possibile la progressione, ma introduce difficoltà nuove e continue. “Nella morsa del gelo invernale il terreno diventa congeniale per essere affrontato con le picche, ma i funghi di neve, presenti in quasi ogni tiro ad ostruire i camini, hanno reso l’ascesa lenta e infernale“.
Già un primo tentativo, due settimane prima, si era concluso senza successo. La salita decisiva si è trasformata invece in una lunga cavalcata senza pause, dettata dalle condizioni. “Pulire e scavare ci ha bagnati fino alle mutande, vista l’ingente quantità di neve che ci tiravamo addosso, motivo per cui era impensabile bivaccare, in quanto eravamo troppo fradici per fermarci. Così […] abbiamo capito che l’unica soluzione era scalare giorno e notte senza mai fermarci in modo non andare in ipotermia“. Più di 24 ore consecutive in parete, guadagnando quota metro dopo metro, rimanendo in movimento per tenere i muscoli attivi il corpo caldo.
“Verso la fine, quando ormai eravamo troppo alti in parete e non avevamo abbastanza materiale per una ritirata, la nebbia e un imprevisto nevischio hanno peggiorato un quadro già di per sé complesso. Le corde ghiacciate erano diventate dure come se avessero l’anima in fil di ferro e le protezioni inglobate del ghiaccio avevano perso efficacia”. Nonostante tutto, i due hanno continuato fino in cima: “alle 4 di notte siamo sbucati in vetta alla Tosa, dopo oltre 24 ore di scalata, con vestiti e zaino strappati e le corde da buttare”.
Il nome
Il nome scelto è un omaggio a Mick Fowler e al suo libro Vertical Pleasure, ma anche una dichiarazione ironica: “è anche un modo per ironizzare sulla via che abbiamo aperto, dal momento in cui una tribolata del genere dentro un tetro camino non rispecchia di certo i moderni canoni di ‘scalata piacevole’“.







