Migrazione dei rapaci: 6800 avvistamenti nelle Alpi Marittime. Mediterraneo rotta chiave
I dati di infoMIGRANS confermano il ruolo chiave del Mediterraneo e segnalano un possibile anticipo nei tempi migratori.
Il Mediterraneo continua a essere uno dei principali corridoi migratori per i rapaci diurni europei. A confermarlo sono i dati contenuti nell’ultimo numero infoMIGRANS, la pubblicazione dell’Ente di gestione delle Aree Protette delle Alpi Marittime, che restituisce un quadro dettagliato della migrazione post-riproduttiva osservata nell’estate-autunno 2025 in Valle Stura di Demonte.
Un presidio continuo lungo la rotta migratoria
Dal 18 agosto al 30 settembre 2025 il sito storico di Madonna del Pino, nel comune di Demonte (Cuneo), è stato monitorato senza interruzioni. Un lavoro reso possibile grazie alla collaborazione tra volontari e soci delle associazioni CuneoBirding e LIPU, affiancati dal personale dell’Ente APAM.
In totale sono state accumulate 278 ore di osservazione distribuite su 44 giornate, con turni quotidiani dedicati al conteggio e all’identificazione dei rapaci in transito. Un impegno significativo che testimonia quanto il monitoraggio della migrazione sia oggi una vera e propria attività scientifica strutturata, basata su protocolli condivisi e continuità temporale.
Il risultato complessivo è di 6824 rapaci e grandi veleggiatori osservati in migrazione: un dato che conferma il ruolo strategico dell’area alpina sud-occidentale italiana come punto di passaggio privilegiato lungo la rotta che collega l’Europa centro-settentrionale ai quartieri di svernamento africani.
Le specie: domina il falco pecchiaiolo
Come già osservato negli anni precedenti, la specie nettamente più rappresentata è il falco pecchiaiolo (Pernis apivorus), protagonista assoluto della migrazione tardo-estiva. Si tratta di un migratore a lungo raggio, specializzato nell’alimentazione a base di imenotteri, che compie viaggi di migliaia di chilometri fino all’Africa subsahariana.
Alle sue spalle, per numero di osservazioni, si collocano il biancone (Circaetus gallicus), legato agli ambienti aperti e alle popolazioni di rettili di cui si nutre, e il nibbio bruno (Milvus migrans), specie opportunista e anch’essa migratrice a lungo raggio.
La composizione specifica osservata conferma la vocazione del sito per il monitoraggio dei grandi veleggiatori, specie che sfruttano le correnti ascensionali e che tendono a concentrarsi lungo direttrici geografiche ben definite, come quelle offerte dalle valli alpine.
Il dato chiave: anticipo del picco migratorio
Uno degli elementi più interessanti emersi dal monitoraggio 2025 riguarda il timing della migrazione del falco pecchiaiolo. Il picco massimo di passaggio è stato registrato il 25 agosto, con 1400 individui osservati in una sola giornata.
Si tratta di un dato che si discosta parzialmente dalle serie storiche raccolte tra il 1992 e il 2011, quando i picchi si concentravano generalmente tra il 29 e il 31 agosto o nei primi giorni di settembre (3-6 settembre). Tuttavia, il valore del 2025 si inserisce in una tendenza più recente, già evidenziata nel 2024, quando il picco era stato osservato il 22 agosto.
Questo possibile anticipo dei tempi migratori rappresenta un segnale rilevante, che merita ulteriori approfondimenti. Cambiamenti nella fenologia migratoria possono infatti essere legati a diversi fattori, tra cui le condizioni climatiche, la disponibilità di risorse trofiche e le dinamiche ambientali lungo le rotte.
Un osservatorio strategico per la ricerca
Il sito di Madonna del Pino e, più in generale, il Progetto Migrans rappresentano da anni un punto di riferimento per lo studio della migrazione dei rapaci in Italia. La posizione geografica, al margine sud-occidentale dell’arco alpino, consente di intercettare flussi migratori concentrati, rendendo possibile una raccolta dati efficace e comparabile nel tempo.
La continuità del monitoraggio è uno degli aspetti più rilevanti: solo attraverso serie storiche lunghe è infatti possibile individuare trend significativi, distinguendo le fluttuazioni annuali da cambiamenti strutturali nei comportamenti migratori.
In questo senso, il contributo dei volontari resta fondamentale, affiancando il lavoro degli enti gestori e permettendo di mantenere attivi presidi di osservazione per periodi prolungati.
Il Mediterraneo, crocevia globale
I dati del 2025 rafforzano una consapevolezza ormai consolidata: il Bacino del Mediterraneo è un crocevia globale per l’avifauna migratrice. Qui si concentrano rotte che collegano continenti, e ogni variazione osservata su scala locale può riflettere dinamiche molto più ampie.
Monitorare questi flussi non significa solo contare gli individui in transito, ma comprendere lo stato di salute degli ecosistemi e delle specie, molte delle quali affrontano pressioni crescenti tra perdita di habitat, cambiamenti climatici e impatti antropici.



