Dove le Tre Cime di Lavaredo si ammirano nel silenzio. Alla faccia dell’overtourism
Sono numerosi i sentieri che si snodano lontano dalle processioni dei turisti. E che regalano emozioni forti. Da vivere solo in compagnia delle marmotte
Le Tre Cime di Lavaredo sono probabilmente tra i luoghi montani più conosciuti al mondo dove la natura ha espresso una delle più alte forme d’arte. Le loro vette sono meta ambita dagli alpinisti di tutto il mondo, sia in estate sia in inverno.
Per descrivere tutti gli itinerari che raggiungono la piana e il Rifugio Innerkofler-Locatelli potrebbe occorrere un libro intero tanto è fitta e ben curata la rete sentieristica tra Alto Adige e Veneto in quest’area. Dall’alto potrebbe sembrare una ragnatela posata sul terreno e ben armonizzata con l’ambiente circostante.
Pochi luoghi e sentieri a parte, dove la presenza di turisti è sempre molto alta, tanto che la zona è considerata come una delle più soggette all’overtourism delle Alpi, le Tre Cime di Lavaredo possono donare silenzi e quiete in qualsiasi momento dell’anno, anche in estate e in piena stagione turistica. Cercando sulle carte sentieristiche è possibile scoprire come si possa “evadere” dal vociare e dal rumore. Spesso si tratta di sentieri selettivi dove è necessario avere un po’ di allenamento e un passo fermo per progredire su ghiaioni e piccoli salti di roccia.
Ne proponiamo alcuni in ordine crescente di impegno e difficoltà, in modo che possano essere valutati singolarmente conoscendo il proprio grado di allenamento e confidenza con la montagna. In tutti i casi è necessario incamminarsi con adeguato abbigliamento e, soprattutto, con calzature idonee per camminare su terreno impervio.
Uno dei meno impegnativi porta al passo dell’Alpe Mattina (2.388 m) dove si gode, molto spesso in compagnia solamente delle marmotte, una delle più belle viste sulle Tre Cime. Per raggiungerlo dal Rifugio Innerkofler-Locatelli si deve proseguire verso la Torre di Toblin (2.564m) seguendo la traccia che la costeggia a ovest. Si cammina su ottimo sentiero tra resti di costruzioni e ricoveri della Grande Guerra fino a raggiungere il bivio, poco più di un chilometro di cammino e dove è presente una palina con segnali. Si dovrà seguire la traccia alla sinistra e in circa quindici minuti si raggiunge un punto panoramico imperdibile da dove ammirare, anche se molto lontane, alcune tra le montagne più belle delle Dolomiti Bellunesi. Fanno da contorno alle Tre Cime di Lavaredo il Sorapiss (3.205m), il Pelmo 3.172m), la Civetta (3.220 m) e il monte Cristallo (3.221 m).
Aumentando un poco la difficoltà e percorrendo un chilometro circa, il “silenzio” è ancora più presente. Continuando a camminare sulla traccia che abbiamo percorso e che costeggia in decisa salita le pendici di Torre dei Scarperi (2.674 m), si raggiunge un primo bellissimo spot fotografico. Il sentiero in leggera discesa dopo alcuni minuti di cammino fa un’evidente curva a gomito e la vista che si apre lascia senza parole. Lo sguardo spazia da Cresta Zsigmondy (2.998 m) e Monte Popera (3.046 m) a est fino a Monte Rudo ( 2.812 m) e Croda dei Rondoi (2.969 m) a nord. Tutte le cime e guglie del Monte Cristallo con le Tofane e Piz Boé (3.152 m) sono davanti ai nostri occhi e il massimo disturbo qui possono darlo le marmotte, i camosci e il vento.
Un poco più impegnativo è raggiungere Monte Cengia (2.559 m). Dal Rifugio Lavaredo si segue per mezzo chilometro la strada che porta alla Forcella poi, seguendo le indicazioni per il Rifugio Pian di Cengia sulla destra, si continua sempre su carrareccia in pronunciata discesa. Dopo aver attraversato la piana bassa, si supera il laghetto di Cengia e si continua rimanendo sulla vecchia strada militare. Quindi, al terzo tornante alla nostra destra, inizia il sentiero per raggiungere la meta. È un luogo molto poco frequentato, tuttavia, la traccia a terra è sempre chiara e visibile come i segnavia ben posizionati che non permettono errori. Dopo aver camminato per un chilometro si arriva in vetta e lo sguardo spazia a 360 gradi sulle Dolomiti di Sesto, d’Ampezzo, del Cadore fino alle cime più alte del Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesi. Qui, ancor più che negli altri due punti già descritti, il silenzio è garantito. Il panorama è dominato a ovest dalle Tre Cime di Lavaredo e a est dalla vicina Croda dei Toni (3.095 m) che imponente chiude ben cinque valli: Val Giralba, Val Gravasecca, Val Marden, Val di Cengia e Val Fiscalina.
Monte Cengia può essere raggiunto anche dalla Val Fiscalina, ma il cammino necessario ad arrivare in vetta è ben più impegnativo. Si devono seguire le indicazioni per il Rifugio Zsigmondy-Comici per poi proseguire verso Forcella Giralba. Sul ghiaione di Croda dei Toni sono ben visibili le tracce dei sentieri e la più evidente a destra, dopo circa un chilometro dal rifugio, è quella da prendere per raggiungere Forcella di Croda dei Toni. La salita è impegnativa soprattutto nell’ultimo tratto. Anche solo fermarsi sulla forcella, a debita distanza dalla parete, è un’esperienza da provare. Qui si incontrano solo alpinisti o escursionisti che sicuramente non sono in cerca di un selfie. Dalla Forcella si seguono le indicazioni per il Rifugio Pian di Cengia continuando a scendere sulla traccia alla sinistra del secondo bivio. Da questo punto si raggiunge facilmente il sentiero che porta in vetta a Monte Cengia.
Questi appena descritti sono solamente alcuni degli itinerari che portano al “silenzio” delle Tre Cime. Se si è preparati e se si ha la giusta esperienza sono molti gli itinerari che portano lontano dal turismo mordi e fuggi. Sapendo dove andare, e soprattutto dove non andare, anche in piena stagione turistica le Dolomiti di Sesto e le Tre Cime di Lavaredo offrono luoghi straordinari dove regna la quiete e il silenzio. E che non hanno nulla da invidiare ai luoghi più instagrammati. Anzi.