
A seguito di alcuni recenti e controversi episodi di cronaca, il Club Alpino Italiano (CAI) e il Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico (CNSAS) hanno sentito la necessità di intervenire congiuntamente sul tema della sicurezza in montagna. L’obiettivo è fare chiarezza su due aspetti cruciali e strettamente connessi della frequentazione delle terre alte: l’importanza di un approccio consapevole alla montagna e il funzionamento, anche economico, della macchina dei soccorsi.
L’iniziativa nasce per ribadire che la sicurezza in quota non è un concetto astratto, ma il risultato di scelte concrete che iniziano ben prima di allacciare gli scarponi.
Due cronache spunto di riflessione collettiva
“Vicende differenti accomunate da un punto centrale – sottolinea il testo congiunto – in montagna la sicurezza inizia prima della partenza, con una pianificazione adeguata, margini di tempo ed energie, attenzione al meteo e consapevolezza dei propri limiti”.
Pianificazione, prevenzione e condotta in sicurezza
Preparare un’uscita significa studiare il percorso, monitorare costantemente il meteo e valutare con onestà i limiti propri e dei compagni, tenendo sempre in conto il possibile verificarsi di imprevisti, come la stanchezza o i cambi repentini di tempo. In quest’ottica, saper rinunciare o modificare l’itinerario non deve essere vissuto come un fallimento, ma come una saggia dimostrazione di maturità.
Qualora si renda necessario chiedere aiuto, il CAI e il CNSAS ricordano che non bisogna esitare a contattare il Numero Unico di Emergenza 112. La chiamata deve essere tempestiva e ricca di dettagli. Una volta avviata l’emergenza, è vitale rimanere reperibili, non muoversi dal punto in cui ci si trova (se non espressamente indicato), segnalare ostacoli per l’eliambulanza e rendersi visibili.
Un valido alleato tecnologico in queste situazioni è l’applicazione GeoResQ, che permette l’invio di richieste geolocalizzate e la registrazione del percorso, facilitando enormemente il lavoro dei soccorritori in caso di ricerca dispersi.
La voce del Club Alpino Italiano è affidata al Presidente nazionale Antonio Montani: “Frequentare la montagna significa assumersi una responsabilità verso se stessi, verso gli altri e verso l’ambiente. Da oltre 160 anni il Club Alpino Italiano è impegnato nella realizzazione di progetti di educazione, formazione e accompagnamento alla frequentazione consapevole della montagna. La tessera CAI non è soltanto un segno di appartenenza: permette di accedere a un patrimonio diffuso di competenze, corsi, attività sezionali, informazione e cultura della prevenzione. La prevenzione non limita la libertà: la rende possibile”.
L’iscrizione al CAI comprende inoltre specifiche coperture assicurative secondo le condizioni previste dalle polizze in vigore, incluse coperture relative agli infortuni, alla responsabilità civile e alle spese inerenti il soccorso in ambiente impervio nei casi e nei limiti stabiliti.
Per i soci e le socie CAI, la copertura “Soccorso alpino Soci” è compresa nella quota associativa annuale e rappresenta una tutela specifica in caso di interventi di ricerca, salvataggio e recupero in ambiente montano, ipogeo e in zone impervie. La polizza opera a favore dei soci feriti, dispersi o comunque in situazione di pericolo, e può prevedere il rimborso delle spese di soccorso eventualmente sostenute direttamente dal socio, sia per la frequentazione personale sia per le attività istituzionali.
Chi paga il soccorso? Regole, costi e responsabilità civica
Sul tema economico, fondamentale è il chiarimento di Maurizio Dellantonio, Presidente nazionale del CNSAS: “Il tema dei costi degli interventi di soccorso richiede chiarezza. Il Soccorso Alpino e Speleologico non chiede pagamenti alle persone soccorse e non stabilisce eventuali addebiti. Il CNSAS opera all’interno del sistema pubblico di emergenza, in coordinamento con le centrali operative e con il Servizio Sanitario Nazionale.”
Perché dunque, in alcune regioni, il soccorso “rischia” di essere a pagamento? Come chiarito da Dellantonio, “eventuali forme di compartecipazione alla spesa, previste in alcuni territori e in casi specifici, sono disciplinate dalle normative regionali o provinciali e vengono valutate dalle Aziende Sanitarie competenti, non dal Soccorso Alpino e Speleologico”.
“Questo aspetto non deve mai generare esitazione nella richiesta di aiuto – aggiunge il Presidente – . In presenza di pericolo, difficoltà non gestibile o possibile evoluzione verso una situation di emergenza, chiamare i soccorsi è sempre la scelta corretta. Allo stesso tempo, la possibilità che un intervento venga valutato come non giustificato, o riconducibile a comportamenti imprudenti, richiama tutti a un principio di responsabilità: la montagna va frequentata con preparazione, rispetto dei propri limiti e attenzione verso chi è chiamato a intervenire”.