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Pipistrelli e rischio rabbia, lo sfogo di Danilo Russo: “La comunicazione scientifica deve dare istruzioni, non panico”

L'ecologo attacca l'allarmismo generato dai "medici e virologi social" dopo il caso del bambino morto in Canada. La comunicazione scorretta promuove l'insorgere di distorsioni cognitive con il rischio di demonizzazione delle specie animali.

Nel panorama della comunicazione contemporanea, il confine tra informazione e disinformazione si fa sempre più sottile. La rapidità con cui le notizie rimbalzano sul web e sui social network le trasforma immediatamente in una base per la condivisione di pareri, commenti e interpretazioni, privi di un filtro scientifico o deontologico. È il grande paradosso delle piattaforme digitali, il cui pregio e limite risiede nel concedere a chiunque, entro i confini tecnici stabiliti dai gestori del sistema, piena libertà di pensiero e di parola.

Tuttavia, quando questa assenza di filtri si applica a temi complessi, si genera un fenomeno che espone la collettività a un rischio, che la psicologia definisce ipergeneralizzazione. Riconosciuta come distorsione cognitiva, è una modalità disfunzionale di elaborare le informazioni che spinge l’individuo a estendere arbitrariamente un singolo evento isolato – e spesso atipico – a intere categorie di situazioni o soggetti, senza dati validi di supporto.

Sui social network, questa dinamica trova terreno fertile, alimentata paradossalmente anche da figure che dovrebbero fungere da guida. A sollevare la questione ed esprimere un profondo avvilimento è Danilo Russo, professore ordinario di Ecologia presso l’Università degli Studi di Napoli Federico II. La sua denuncia colpisce duramente proprio quegli esperti – “medici e virologi social” – che, sfruttando il proprio titolo professionale, validano narrazioni allarmistiche prive di basi scientifiche. Tra chi subisce le conseguenze peggiori di questo corto circuito vi è la fauna selvatica.

L’eccezione che diventa fobia: il caso del pipistrello dell’Ontario

La vicenda che ha spinto il Prof. Danilo Russo a condividere una dura riflessione sui social è la tragedia del bambino di undici anni deceduto in Ontario dopo aver contratto la rabbia da un pipistrello. Secondo le ricostruzioni d’oltreoceano, il piccolo si sarebbe svegliato con l’animale sul viso, senza mostrare ferite evidenti, e iniziando a manifestare, dopo alcune settimane, dei sintomi neurologici irreversibili.

Come riportato dalla BBC, l’evento è stato riconosciuto come “epidemiologicamente eccezionale”: in Canada si registrano appena 28 decessi umani per rabbia dal 1924 (mentre in Italia il virus non è mai stato isolato in alcun chirottero).

Eppure, sulla piazza digitale, c’è chi ha provato a trasformare l’eccezione in fobia, utilizzando la notizia come spunto per “alimentare la paura nei confronti di oltre 1.500 specie di mammiferi presenti in tutto il globo”, ignorando il loro ruolo fondamentale per i servizi ecosistemici, come il controllo degli insetti nocivi alla nostra stessa salute e la conseguente riduzione dell’uso di pesticidi.

Impegnato da decenni nello studio dei chirotteri, lo studioso punta il dito contro l’allarmismo ingiustificato di certi medici e virologi social”, giunti a titolare i propri interventi online con espressioni come “Il morso del vampiro” e a stigmatizzare persino l’installazione delle bat box urbane. L’ecologo ha raccontato di aver cercato un confronto diretto con uno di questi autori – di cui ha preferito mantenere l’anonimato, pur precisando che l’interlocutore si era presentato comeprofessore ordinario di virologia”, chiedendo evidenze scientifiche a supporto di tesi tanto allarmistiche. Per tutta risposta, l’interlocutore lo ha liquidato con un categorico “uomini e pipistrelli devono stare lontani”, provvedendo subito dopo a bloccarlo, scegliendo di “ripararsi dietro una tastiera”.

Il fine della comunicazione non è il panico

Non è accettabile trasformare un evento rarissimo in un racconto pubblico che rafforza il disgusto, il panico e l’ostilità, incalza il Professore.

Per consentire al pubblico di comprendere il peso di una simile disinformazione, il docente ha proposto un parallelismo tanto amaro quanto calzante, con il mondo delle malattie rare. Nell’Unione Europea si stimano milioni di persone — spesso bambine e bambini — colpite da patologie invisibili, sottofinanziate e prive di spazio mediatico. “Un rischio rarissimo, remoto e facilmente prevenibile o gestibile, associato ai pipistrelli, diventa notizia emotiva, paura, stigma. Malattie rare che coinvolgono centinaia di milioni di persone restano confinate al dramma privato. Questa è la sproporzione che dovrebbe indignarci”.

A tal proposito, lo studioso ribadisce un concetto fondamentale: nel raro caso di un contatto sospetto, la medicina moderna dispone di una profilassi post-esposizione estremamente efficace, che rende l’eventuale rischio facilmente gestibile attraverso la corretta procedura sanitaria, ben lontana dai toni catastrofici utilizzati dai virologi da tastiera.

“La comunicazione scientifica dovrebbe fare l’opposto: fornire istruzioni chiare senza alimentare il panico“, la dura conclusione del messaggio affidato ai social. “Usare casi eccezionali per rafforzare l’idea che i pipistrelli siano una minaccia per la popolazione è scorretto, sproporzionato e dannoso. I pipistrelli non hanno bisogno di essere assolti da colpe immaginarie. Hanno bisogno di essere conosciuti, apprezzati e tutelati. Il rischio sanitario associato ai pipistrelli e, in generale, alla fauna selvatica, va comunicato con precisione, misura e onestà intellettuale”.

Il “lupo” di Arrone non è tutti i lupi

Il rischio di distorsione comunicativa analizzato dal Prof. Russo non resta confinato al mondo dei chirotteri, ma coinvolge parimenti altre specie della fauna selvatica italiana. Il recente caso di Arrone, in provincia di Terni, dove una bambina di quattro anni è stata ferita in un parco pubblico da un canide – non ancora identificato geneticamente ma presumibilmente lupo – fornisce l’ennesima conferma di quanto il singolo evento atipico possa facilmente trasformarsi in un giudizio tout-court di una specie.

Nonostante gli esperti, come i tecnici di Wild Umbria, stiano invitando da giorni alla calma collettiva, in attesa dei riscontri scientifici che stabiliranno effettivamente se si sia trattato di un lupo puro – evidenziando che in tal caso si tratterebbe di un esemplare con comportamento anomalo – sui social non sono mancate sentenze sulla pericolosità della specie e sulla necessità di contenimento su scala nazionale.

Esattamente come rilevato per il caso del pipistrello dell’Ontario, il lupo di Arrone è protagonista di un caso a rischio di ipergeneralizzazione. Eppure, come confermato dai dati del recente Rapporto Grandi Carnivori della Provincia Autonoma di Trento (PAT), che evidenziano per il 2025 l’assenza di casi manifesti di orsi problematici – condizione verosimilmente favorita dall’abbattimento dei 3 esemplari riconosciuti come problematici nel 2024, 3 esemplari su un totale stimato di oltre 100 orsi presenti sul territorio regionale – in natura l’eccezione non fa mai la regola.

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