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Lo zero termico sfiora la cima del Monte Bianco

Secondo i dati della stazione meteo posizionata a 4.750 metri sul Monte Bianco, lo zero termico è tornato nei giorni scorsi a sfiorare la cima più alta delle Alpi. Valori positivi sono stati registrati per ben 4 giorni nel corso del primo mese d'estate meteorologica.

Negli ultimi giorni le temperature in quota sono tornate a salire in maniera significativa e lo zero termico ha ripreso a scalare le vette alpine, avvicinandosi non solo ai 4.000, ma ai 5.000 metri di quota, sfiorando la cima più alta dell’arco alpino: il Monte Bianco.

Il fine settimana appena iniziato porterà una breve parentesi ristoratrice per parte dell’Italia, specialmente sulle Alpi, dove sono attesi rovesci temporaleschi. Una pioggia vitale che potrà supportare le complesse operazioni di spegnimento degli incendi in Piemonte, regione che da mercoledì ha diramato lo stato di massima pericolosità per gli incendi boschivi. Ma l’estate non accenna attualmente a voler regalare fresche parentesi durature.

Una nuova ondata di calore all’orizzonte

Secondo le previsioni dell’Aeronautica Militare, il fine settimana concederà un po’ di variabilità. Nella mattinata odierna sono previsti temporali sparsi sui rilievi di Piemonte e Valle d’Aosta, e qualche rovescio isolato per le zone interne di Marche e Abruzzo. Nel pomeriggio l’instabilità aumenterà al Nord, interessando non solo l’arco alpino ma anche le zone prealpine e di pianura (specie dell’Emilia-Romagna), oltre alla dorsale appenninica. Domani le piogge si sposteranno verso il versante adriatico. Questa instabilità porterà oggi a un temporaneo (e relativo) calo delle temperature massime al Nord, che si attesteranno intorno ai 30-32°C.

Sarà però una parentesi effimera. Già da domani le temperature ricominceranno a risalire a partire dal Nord, preparando il terreno a una nuova ondata di calore che dovrebbe persistere sulla Penisola da lunedì 13 a domenica 19 luglio.

Zero termico: un’estate di ascese sul Monte Bianco

Questa breve parentesi instabile non frenerà l’emergenza in alta quota. Quanto è anomala questa estate? A fornire pochi dati eloquenti, in grado di mostrare la portata del fenomeno anche ai meno esperti di meteorologia, è il Dipartimento Ambiente dell’INGV (Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia), che ha condiviso sui social un post dedicato alle recenti ascese sul Monte Bianco, non di un alpinista ma dello zero termico.

A partire dai dati di Arpa Valle d’Aosta, rilevati dalla stazione meteorologica automatica situata sul Bianco a 4.750 metri (Col Major), viene evidenziato uno scenario estivo decisamente “non normale” in termini statistici. La prima volta che, dopo l’entrata in scena dell’estate meteorologica, sono stati registrati valori termici positivi è stato il 18 giugno (+0.8°C). Il 24 giugno si è poi registrato un valore medio orario massimo di 2°C, e a seguire sono stati registrati altri due picchi lievemente positivi, il 25 e il 26 giugno. Solo due giorni fa, il 9 luglio, i grafici hanno mostrato lo zero termico sfiorare nuovamente la cima del Bianco (valore medio rilevato presso la stazione: – 0.02°C).

Che l’avvio d’estate sia stato decisamente anomalo è testimoniato dall’immagine, divenuta virale, della parete nord del Cervino solcata da cascate, realizzata a seguito di un breve ma intenso temporale che ha scaricato pioggia e grandine oltre i 4.000 metri. Un fenomeno affascinante e insolito, reso possibile da uno zero termico schizzato tra 4.300 e 4.800 metri.

A Capanna Margherita temperature fino a 3 gradi

A confermare che lo zero termico quest’anno sia appassionato alle alte quote sono i dati registrati presso un’altra sentinella alpina: Capanna Margherita, situata a 4.556 metri sul Monte Rosa. Negli ultimi giorni il rifugio più alto delle Alpi ha goduto di temperature negative solo per una manciata di ore nel cuore della notte, registrando temperature in risalita dalle prime ore del giorno fino a +3°C.

Come evidenziato dagli esperti, non è il singolo dato assoluto a dover allarmare, ma la frequenza e la persistenza con cui queste condizioni si ripetono. “Le temperature sopra lo zero determinano un impatto sulla criosfera provocando la fusione della neve, la rimozione dei ghiacci e il riscaldamento del permafrost sui versanti detritici e le pareti rocciose in alcuni settori della Val d’Aosta”, commenta l’INGV.

Effetti non senza conseguenze. Come evidenziato da Paolo Comune, direttore del Soccorso Alpino Valdostano, in occasione del diffondersi dell’immagine del Cervino decorato di cascate, queste ondate di calore contribuiscono a destabilizzare le pareti rocciose di cui si compongono le vette alpine, “cementate” dal permafrost. È forse il momento di revisionare il vecchio concetto dell’essere duri come la roccia. La montagna sta parlando, mostrando una fragilità crescente che non può essere ignorata.

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