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Abbattimento lupo Mirco: coalizione europea chiede intervento della Commissione UE

L'associazione "Io non ho paura del lupo" e oltre 20 sigle inviano una lettera a Bruxelles per un’immediata verifica sulla legittimità dell’uccisione in Austria di Mirco. Nelle prossime settimane è previsto il deposito di un esposto formale alla Commissione UE e la richiesta di apertura di un Case File alla Convenzione di Berna.

L’abbattimento del lupo “Mirco” in Tirolo, avvenuto teoricamente nel rispetto delle norme austriache che prevedono la possibilità di intervento su grandi predatori considerati problematici, continua a sollevare un’ondata di sgomento che ha superato i confini della cronaca locale per trasformarsi in un caso politico e scientifico internazionale.

La vicenda si è consumata nella valle austriaca dello Zillertal, dove un lupo di circa 2 anni è stato ucciso in virtù di un decreto amministrativo d’urgenza emanato dalle autorità. A scatenare dure reazioni oltre confine e a mettere in discussione la linearità dell’intervento vi è però un dettaglio macroscopico: l’animale era dotato di un radiocollare ben visibile, installato nell’ambito di un progetto di ricerca italiano, coordinato dall’Università di Sassari, in collaborazione con il Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesi.

La storia di questo giovane esemplare è diventata la testimonianza di un cortocircuito tra la ricerca scientifica – che investe anni e risorse per favorire la coesistenza – e la gestione politico-amministrativa d’urgenza della fauna selvatica. A intervenire in maniera attiva sulla vicenda sono l’associazione italiana Io non ho paura del lupo e una vasta coalizione europea composta da oltre venti organizzazioni, esperti e professionisti provenienti da Italia, Austria, Germania, Svizzera, Belgio, Danimarca e Paesi Bassi, che hanno deciso di portare il caso direttamente a Bruxelles attraverso un esposto formale alla Commissione europea per fare luce sulla legittimità dell’azione tirolese.

Lupo Mirco e il valore della ricerca scientifica

Fino al suo abbattimento in terra austriaca, Mirco era un “corridore”. Un lupo in esplorazione, come da sua natura, tra Italia e Austria, tra i protagonisti di un progetto di monitoraggio avviato nel 2022 dall’Università di Sassari in collaborazione con il Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesi.

Attraverso il suo radiocollare satellitare, programmato per inviare le sue coordinate sia di giorno che di notte, il lupo era seguito da mesi nei suoi spostamenti. Pesava circa 40 chilogrammi e apparteneva alla popolazione delle Alpi orientali. Catturato, schedato biometricamente e rilasciato, era entrato nella delicata fase di “dispersione”, muovendosi tra Veneto, Trentino e Austria alla ricerca di un nuovo territorio.

“La cosa interessante — ha spiegato alla redazione de La Nuova Sardegna Marco Apollonio, zoologo del Dipartimento di Medicina Veterinaria dell’Università di Sassari, alla guida del team di ricerca – è che quando si lavora su un individuo di cui si conosce la storia si può seguire l’intero percorso della sua vita. Mirco apparteneva a un branco presente nel parco, lo abbiamo osservato quando ha lasciato il gruppo e avremmo voluto seguirlo fino alla creazione di un nuovo branco”. L’interruzione della vita di Mirco equivale a uno stop critico anche per la ricerca scientifica.

La coalizione europea e il giallo dei dati GPS

I risvolti dell’abbattimento hanno spinto l’associazione Io non ho paura del lupo a promuovere e coordinare una vasta coalizione internazionale insieme ad ANCA (Austrian Nature Conservation Alliance) e a oltre venti organizzazioni ed esperti europei. Secondo quanto dichiarato dall’associazione in una nota ufficiale, la rete ha inviato una lettera formale alla Commissaria europea per l’Ambiente, Jessika Roswall, e alla Segreteria della Convenzione di Berna, contestando la legittimità dell’azione tirolese.

Nel documento emergerebbe un potenziale “giallo” legato proprio a quel radiocollare che rappresenta il dettaglio da non trascurare nella vicenda. Secondo i dati trasmessi dallo strumento, nel momento esatto in cui le autorità austriache firmavano il decreto d’urgenza per eliminare il lupo ritenuto problematico, Mirco si trovava ancora in Italia, nella provincia di Bolzano. Solo successivamente l’animale avrebbe varcato il confine.

Uno spostamento che sarebbe stato tempestivamente comunicato ai tecnici austriaci nell’ambito della cooperazione transfrontaliera. Se i dati fossero confermati, l’esemplare ucciso potrebbe non coincidere affatto con il bersaglio dell’ordinanza tirolese, prefigurando una grave violazione delle procedure.

Non solo Mirco: il caso del lupo Andrea

La lettera inviata a Bruxelles non vede Mirco come unico protagonista. Viene infatti citato il precedente del lupo “Andrea”, un altro esemplare radiocollarato dall’Università di Udine e abbattuto in Carinzia nel febbraio 2026. Due lupi monitorati scientificamente, appartenenti a due distinti progetti di ricerca italiani, uccisi in Austria nel giro di pochi mesi.

I firmatari denunciano criticità strutturali nelle leggi di diversi Länder austriaci, caratterizzate da criteri eccessivamente larghi per definire un animale “rischioso”, dall’adozione di sistemi di dissuasione privi di validazione scientifica e dalla possibilità di autorizzare abbattimenti anche senza la certezza matematica dell’identità del singolo lupo. Pratiche che si scontrano con la Direttiva Habitat 92/43/CEE e con il fatto che l’Austria medesima, nell’ultimo rapporto ufficiale, ha classificato lo stato di conservazione della propria popolazione di lupi come “sfavorevole-inadeguato”.

Proprio per questo, la lettera inviata dalla coalizione rappresenta il primo passo verso un formale esposto a Bruxelles, che verrà depositato nelle prossime settimane insieme alla richiesta di apertura di un Case File nell’ambito della Convenzione di Berna, affinché il caso venga esaminato anche dal Consiglio d’Europa.

“La gestione dei grandi carnivori può richiedere decisioni complesse, ma devono sempre essere fondate su basi scientifiche e sul pieno rispetto del diritto europeo commenta Daniele Ecotti, Presidente di Io non ho paura del lupo – .Quando vengono abbattuti due lupi oggetto di monitoraggio scientifico internazionale nel giro di pochi mesi, è doveroso chiedere alle istituzioni europee di verificare se le norme comunitarie siano state correttamente applicate”.

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