
Una notte di fuoco ha sconvolto Fraviano, frazione di Vermiglio, in Val di Sole. Le fiamme sono divampate attorno all’una della notte tra giovedì 2 e venerdì 3 luglio, nel cuore del nucleo storico del paese, dove edifici ravvicinati, strutture in legno e coperture antiche hanno favorito una propagazione rapida e violenta del rogo. Il bilancio materiale è pesantissimo: un fienile, tre abitazioni e un rustico disabitato sono stati interessati dalle fiamme, mentre il tetto della chiesa parrocchiale di Santo Stefano è stato divorato dal fuoco, con danni anche al campanile e alla struttura esterna del municipio.
La cronaca
A evitare un bilancio ancora più grave è stato l’intervento massiccio dei soccorsi. Circa 200 vigili del fuoco, appartenenti a 16 Corpi volontari con il supporto del Corpo permanente di Trento, hanno lavorato per ore per contenere l’incendio e impedire che raggiungesse altri edifici del centro abitato. Non si registrano feriti né intossicati. Quattro persone sono state evacuate: tre hanno trovato sistemazione temporanea presso familiari, mentre una quarta è stata accolta in un’altra abitazione di proprietà.
Le prime squadre arrivate a Fraviano si sono trovate davanti a un incendio già completamente sviluppato. Secondo le prime ricostruzioni, il rogo potrebbe essersi originato da un fienile, ma gli accertamenti sulle cause sono ancora in corso. Le fiamme, visibili anche a distanza, hanno colpito uno dei punti più delicati del paese: il centro storico della frazione, con case e strutture costruite molto vicine tra loro.
Particolarmente pesante il danno alla chiesa di Santo Stefano, edificio simbolico per Vermiglio e per l’intera comunità. Il rogo ha distrutto la copertura e interessato in parte il campanile, costringendo tecnici, vigili del fuoco, Protezione civile, Soprintendenza e Arcidiocesi a concentrare subito l’attenzione sulla stabilità della volta, della facciata e delle strutture più fragili. Dai primi sopralluoghi è emerso però un dato incoraggiante: l’altare ligneo seicentesco, tra le opere di maggior pregio, non sarebbe stato raggiunto direttamente dalle fiamme né avrebbe riportato danni evidenti da calore o infiltrazioni d’acqua. Anche le principali opere d’arte custodite all’interno non mostrerebbero danni immediatamente visibili, ma saranno necessarie verifiche approfondite.
Nelle ore successive allo spegnimento, il lavoro non si è fermato. I vigili del fuoco hanno proseguito con la bonifica, lo smassamento e il presidio dell’area per evitare la ripresa di focolai. Parallelamente sono iniziate le operazioni per mettere al sicuro gli arredi della chiesa, di concerto con la Soprintendenza per i beni culturali. Una delle tre campane è stata vincolata per prevenire possibili cedimenti, mentre nei prossimi giorni dovrà essere organizzato il recupero dei beni mobili e il loro ricovero temporaneo in un luogo idoneo.
Il dopo incendio
Il Comune di Vermiglio ha attivato il Centro operativo comunale, struttura di coordinamento dell’emergenza a livello locale. La Provincia autonoma di Trento ha confermato il proprio supporto per gli interventi di somma urgenza, a partire dalla copertura provvisoria della chiesa e dalla puntellatura delle strutture danneggiate. Il presidente Maurizio Fugatti, salito a Vermiglio per un sopralluogo, ha parlato di una “notte molto difficile” e ha assicurato il sostegno dell’amministrazione provinciale alla comunità colpita.
Accanto alla conta dei danni, già stimati in diversi milioni di euro, è cominciata anche la fase della solidarietà. Secondo quanto riportato da Rai Tgr Trento, l’amministrazione comunale ha trovato una sistemazione per chi ha perso la casa e ha annunciato l’attivazione di un fondo di solidarietà. Anche ITAS Mutua, compagnia con cui risultano assicurate molte delle proprietà danneggiate, ha comunicato di essersi messa in contatto con proprietari ed enti coinvolti e di stare predisponendo anticipi sulla liquidazione dei danni per favorire una rapida ricostruzione.
A Vermiglio, intanto, resta lo shock per una ferita che non riguarda soltanto gli edifici. Fraviano ha visto bruciare case, memorie familiari, spazi comunitari e un luogo religioso che per generazioni ha rappresentato un punto di riferimento. Ma dalle parole della vice sindaca Valentina Mariotti, raccolte da Il Dolomiti, arriva anche il senso della reazione del paese: “Siamo gente tosta”. Ora, finita l’emergenza più immediata, comincia la parte più lunga: verifiche, burocrazia, messa in sicurezza, ricostruzione. E il tentativo, non semplice, di restituire a Fraviano il suo centro.