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Vandali sulla Cima del Redentore: deturpata la croce di vetta dei Sibillini

La denuncia è partita dagli escursionisti sui social: scritte coperte con vernice bianca e barra orizzontale abbattuta. La croce, da anni riferimento sulla vetta più alta dell’Umbria, si trova lungo una delle creste più frequentate e panoramiche del gruppo del Vettore.

Prima le scritte cancellate con una mano di vernice bianca. Poi la barra orizzontale abbattuta e lasciata a terra. È quanto è stato documentato negli ultimi giorni sulla Cima del Redentore, nei Monti Sibillini, dove la croce di vetta è stata presa di mira da ignoti in quello che, dalle testimonianze raccolte sui social, appare come un episodio di vandalismo avvenuto in più momenti. La notizia è circolata dopo le foto pubblicate nel gruppo Facebook “Amanti dei Monti Sibillini Marche”.

La Cima del Redentore si trova a circa 2448 metri, sul confine tra Marche e Umbria, nel gruppo del Monte Vettore. È una delle cime più alte dei Sibillini e viene indicata anche come la vetta più alta dell’Umbria. La sua cresta, sospesa tra il versante dei Piani di Castelluccio e quello della valle del Lago di Pilato, è tra gli itinerari più noti dell’Appennino centrale.

I fatti

Secondo quanto riportato dagli escursionisti, a fine maggio la croce era ancora integra. Il 19 giugno sarebbero state notate le scritte “Gesù divin Salvatore” ricoperte di bianco; il 26 giugno, invece, il ritrovamento della barra orizzontale ormai divelta. Una sequenza che ha alimentato amarezza e rabbia tra i frequentatori dei Sibillini. Un gesto che lascia a terra non soltanto una traversa metallica, ma anche un senso di incuria verso un luogo simbolico dei Sibillini.

L’ultimo episodio di una scia di vandalismi in quota

Quello della Cima del Redentore non è un caso isolato. Negli ultimi mesi, e in particolare dalla scorsa estate, diversi episodi simili hanno interessato croci, Madonnine, libri di vetta e piccoli segni della memoria lasciati sulle montagne. In ogni luogo il copione appare sempre spesso lo stesso: simboli danneggiati, strutture divelte, cassette forzate, pagine strappate o bruciate.

Nell’agosto 2025, sul Monte Basodino, tra Val d’Ossola e Canton Ticino, erano state abbattute la croce e la Madonnina di vetta, mentre il libro di vetta era stato strappato. Nello stesso periodo erano stati segnalati danneggiamenti anche in altre zone dell’arco alpino occidentale: dal libro del bivacco Farello, all’Alpe Veglia, dato alle fiamme, fino al Pizzo Pioltone e al Pizzo Tignaga, dove erano state prese di mira cassette e registri di vetta.

Pochi giorni prima, in Lombardia, un episodio analogo aveva riguardato la Presolana occidentale: libro di vetta distrutto, fotografie commemorative sparse tra le rocce, targhe danneggiate e immagini prese a sassate. Un gesto che aveva colpito non soltanto un simbolo religioso, ma anche un luogo di memoria personale per molti escursionisti e alpinisti.

La scia è proseguita anche oltre i confini italiani. Nell’aprile 2026, sul Pico de Aneto, la vetta più alta dei Pirenei, la storica croce di vetta è stata trovata tagliata alla base. A ritrovarla, mesi dopo grazie alla fusione nivale, un elicottero impegnato in un soccorso.

In questo quadro si inserisce ora quanto avvenuto sulla Cima del Redentore. Qui il danno non riguarda una nuova installazione o un manufatto discusso, ma un segno già presente da anni e riconosciuto da generazioni di frequentatori dei Sibillini. Un elemento che, al di là della sensibilità religiosa di ciascuno, faceva parte dell’identità visiva della vetta e del paesaggio umano di queste montagne.

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