
Mentre l’Italia affrontava una lunga e intensa ondata di calore, c’è chi ha deciso di accendere ulteriormente l’atmosfera: l’Etna. Il vulcano attivo più grande d’Europa ha avviato nei giorni scorsi una nuova fase effusiva, regalando uno spettacolo di luci e lava ad alta quota.
Il risveglio estivo dell’Etna
Secondo i comunicati emessi dall’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV – Osservatorio Etneo), la riattivazione è iniziata il 26 giugno scorso, intorno a mezzogiorno, quando il personale in campo ha rilevato l’apertura di una bocca effusiva nell’alto settore della Valle del Leone (alta Valle del Bove), a circa 3.030 metri sul livello del mare.
La fessura ha iniziato ad alimentare una colata lavica che, muovendosi verso valle, si è successivamente divisa in due flussi principali, spingendosi nei giorni seguenti fino a una quota stimata tra i 2.750 e i 2.700 metri. L’avvio dell’attività è stato accompagnato da un aumento del tremore vulcanico e da una debole e temporanea attività esplosiva stromboliana al cratere Voragine, seguita da intenso degassamento.
Come da protocollo, il Dipartimento della Protezione Civile, d’intesa con le autorità siciliane e i Centri di Competenza (INGV e CNR-IREA), ha disposto il passaggio dell’allerta dal livello verde al livello giallo, attivando la fase operativa di preallerta. Una condizione da non interpretare come emergenza ma come misura precauzionale volta a potenziare i sistemi di monitoraggio e a mitigare i rischi in quota, specialmente per la possibile presenza di escursionisti.
Il risveglio del “Mongibello”, il monte dei monti, ha portato a un immediato rimbalzo sui social network di foto e video. Accanto alle immagini amatoriali realizzate a quote più basse, si ritrovano anche produzioni a distanza ravvicinata: sorvoli tramite drone e riprese effettuate da personale esperto e autorizzato, come testimoniano le condivisioni delle Guide Vulcanologiche Etna Nord, opera della Guida Vincenzo Greco.
Immagini che per gli abitanti della zona etnea rappresentano uno scenario familiare, quasi una routine, che tuttavia non smette mai di meravigliare e incantare. Uno spettacolo che, per certo, risulta amplificato per chi all’Etna non è abituato.
A quanti abbiano la curiosità di ammirare più da vicino la colata si raccomanda di fare riferimento alle Guide Vulcanologiche locali. La regolamentazione di accesso alle zone sommitali può infatti variare in funzione della pericolosità valutata.
L’Etna, un gigante buono (ma da rispettare)
Per comprendere la natura dell’allerta in corso e ridimensionare eventuali timori, è utile guardare alla storia dell’Etna. Si tratta di uno strato-vulcano basaltico alto oggi circa 3.400 m (altezza che varia nel tempo a causa di collassi e accumuli sui crateri sommitali), situato in una complessa zona di collisione tettonica tra la placca Euro-Asiatica e quella Africana.
L’Etna è stato storicamente considerato un vulcano prevalentemente effusivo, ovvero caratterizzato dall’emissione di colate laviche. Tuttavia, come riportato dall’INGV, “studi recenti hanno rivelato che questo vulcano risulta capace di dar luogo anche ad una attività fortemente esplosiva, come l’eruzione pliniana del 122 A.C. Più recentemente si è osservato, soprattutto dalla fine degli anni 70, un forte incremento di episodi eruttivi esplosivi soprattutto ai crateri sommitali.”
Le colate di lava rappresentano un pericolo rilevante per il territorio: un fenomeno che potenzialmente interessa l’intero vulcano e che cresce con la prossimità alle bocche eruttive. Tuttavia, la bassa velocità di avanzamento dei flussi consente sempre l’evacuazione della popolazione. Nel dettaglio, le colate in zone sommitali, come quella attuale, possono causare danni materiali alle infrastrutture turistiche o forestali in alta quota, ma non rappresentano una minaccia diretta per i centri abitati dell’area etnea.
L’allerta gialla, dunque, non deve spaventare: testimonia l’efficacia della macchina del monitoraggio scientifico, invitando semplicemente alla prudenza e al rispetto dei divieti d’accesso.