
Un cannone sparaneve acceso in piena estate, non per produrre neve ma per rinfrescare i turisti. È l’immagine, insolita e destinata a far discutere, arrivata nei giorni scorsi dalla Valle Aurina, in Alto Adige, dove Skiworld Ahrntal ha presentato al Family Park Klausberg la sua “Macchina Arcobaleno”: un impianto di innevamento utilizzato come nebulizzatore nelle giornate più calde.
L’iniziativa, raccontata sui canali social della località, è stata proposta come una sorpresa estiva per famiglie e bambini. Quando il sole “si fa sentire”, spiegavano i gestori, il cannone da neve si trasforma in un gioco d’acqua capace di regalare una nebulizzazione rinfrescante. Un modo, nelle intenzioni della stazione, per offrire sollievo ai visitatori e trasformare una macchina normalmente associata all’inverno in una piccola attrazione estiva.
La reazione, però, è stata immediata. Sotto al post e nelle riprese circolate online si sono moltiplicate le critiche: c’è chi ha parlato di spreco d’acqua, chi ha giudicato l’idea fuori luogo in un periodo segnato da temperature elevate e appelli alla parsimonia idrica, chi ha letto nell’episodio l’ennesimo passo verso una montagna sempre più simile a un parco divertimenti. Più che il gesto in sé, a colpire è stata la sua forza simbolica: un cannone sparaneve, icona dell’inverno artificiale, usato in estate per contrastare il caldo.
La versione dei gestori
Di fronte alla polemica, Skiworld Ahrntal ha fornito una spiegazione tecnica. Secondo i gestori, l’acqua utilizzata non sarebbe potabile, ma proverrebbe da sorgenti naturali nell’area del lago Chiusetta, a circa 2300 metri di quota, per poi proseguire il suo corso verso il torrente Kleinklausenbach, l’Aurino e quindi l’Adige. Il sistema, sempre secondo la società, funzionerebbe grazie alla pressione naturale generata dal dislivello, senza stazioni di pompaggio supplementari durante l’estate.
Anche i numeri, nella ricostruzione dei gestori, ridimensionerebbero l’entità materiale dell’operazione: il cannone verrebbe acceso solo nelle giornate più calde, per due minuti, attorno alle 14. Il consumo dichiarato è di circa due litri d’acqua al secondo, pari a 240 litri per ogni attivazione. L’energia richiesta sarebbe contenuta, circa 0,67 kWh per l’intero ciclo. Dati che, tuttavia, non sono bastati a spegnere il dibattito.
La situazione climata in Alto Adige
Il caso arriva infatti in un momento delicato. La Provincia autonoma di Bolzano, attraverso l’Agenzia provinciale per l’ambiente e la tutela del clima, ha recentemente invitato cittadini, agricoltura e strutture turistiche a un uso consapevole dell’acqua. La severità idrica nel bacino dell’Adige resta formalmente al livello più basso, ma la preoccupazione è aumentata per la combinazione tra siccità, scarse riserve nivali, aumento del fabbisogno e ondate di caldo.
Anche il quadro meteorologico contribuisce a rendere il tema sensibile. Secondo il Servizio meteo provinciale, giugno 2026 in Alto Adige si è chiuso con temperature circa 2,5 gradi sopra la media pluriennale. Dopo una prima metà del mese più piovosa e nella norma, la seconda parte è stata segnata da una marcata ondata di caldo, con una massima di 37 gradi registrata il 27 giugno a Gargazzone.
È in questo contesto che la “Macchina Arcobaleno” del Klausberg ha assunto un significato più ampio. Non tanto per i 240 litri d’acqua dichiarati dai gestori, quanto per il messaggio che trasmette. In un’estate in cui la montagna alpina fa i conti con caldo estremo, scarsità d’acqua e trasformazione del paesaggio, l’immagine di un cannone sparaneve convertito in attrazione refrigerante apre una domanda scomoda: fino a che punto l’offerta turistica può inseguire l’intrattenimento senza perdere il contatto con il territorio che la ospita?
La questione non riguarda solo la Valle Aurina. In molte località alpine, la stagione estiva è diventata sempre più centrale per l’economia turistica, mentre l’inverno, complice la crisi climatica, appare più fragile e incerto. Impianti, parchi avventura, attrazioni per famiglie e nuove esperienze in quota sono ormai parte integrante dell’offerta. Ma proprio per questo ogni scelta comunicativa e gestionale pesa di più.
La montagna, oggi, non è soltanto chiamata ad adattarsi al cambiamento climatico. È chiamata anche a raccontarsi in modo diverso. E a volte basta l’immagine di un cannone sparaneve acceso sotto il sole di luglio per ricordare quanto sia sottile il confine tra adattamento, marketing e cortocircuito simbolico.