
Ci sono persone che, pur avendo attraversato il proprio tempo sotto i riflettori, finiscono per essere ricordate soprattutto per la luce che hanno saputo portare nella vita degli altri. È il caso di Rossana Podestà, nata il 20 giugno 1934, che oggi avrebbe compiuto 92 anni.
Per il grande pubblico resterà sempre il volto di Elena di Troia, protagonista di una delle carriere più importanti del cinema italiano del secondo dopoguerra. Per chi ama la montagna e l’avventura, però, Rossana Podestà è anche la donna che condivise oltre trent’anni di vita con Walter Bonatti, costruendo accanto a lui una storia d’amore lontana dai cliché e dalle convenzioni.
La loro storia non nacque in montagna, ma da una frase pronunciata durante un’intervista. A Rossana venne chiesto con chi avrebbe accettato di trascorrere il resto della vita su un’isola deserta. La sua risposta fu sorprendente: Walter Bonatti. Qualcuno riportò quelle parole all’alpinista e lui decise di scriverle una lettera.
Ne nacque un carteggio, che portò poi a un primo incontro. L’incontro avvenne a Roma, nel giugno del 1981. Il destino, però, volle aggiungere subito una nota di ironia. I due si diedero appuntamento all’Ara Coeli, ma Bonatti confuse il luogo con l’Altare della Patria. Rossana così lo aspettò a lungo, mentre lui cercava inutilmente di individuare quella donna che lo aveva incuriosito. Quando finalmente riuscirono a incontrarsi, lei lo accolse con una battuta destinata a diventare leggendaria.
“Che razza di esploratore sei, se non riesci a trovare una persona a Roma?”.
Fu un inizio perfetto per una relazione fuori dagli schemi. Bonatti aveva già compiuto le sue grandi imprese alpinistiche. Aveva chiuso con le scalate estreme nel 1965 dopo la solitaria invernale alla parete nord del Cervino e da anni raccontava il mondo attraverso reportage e spedizioni esplorative per il settimanale Epoca. Rossana invece era una delle donne più celebri del cinema italiano.
Chi li frequentava racconta di un rapporto fondato sulla complicità e sul rispetto reciproco. Rossana non fu mai una semplice spettatrice delle avventure di Bonatti. Ne condivise lo spirito. Lo accompagnò nei suoi viaggi e nelle sue esplorazioni, partecipando a quella continua ricerca di luoghi remoti e di orizzonti lontani che aveva sempre guidato l’alpinista bergamasco.
La loro casa divenne un casale a Dubino, in Valtellina, ai piedi del Monte Legnone. Fu lì che costruirono il loro rifugio, lontano dalla mondanità e vicino alla natura che entrambi amavano. Bonatti aveva trovato il luogo dove tornare dopo ogni viaggio. Rossana aveva trovato uno spazio in cui vivere secondo i propri ritmi, libera dall’immagine pubblica che per decenni l’aveva accompagnata.
In molte occasioni raccontò come il vero fascino di Walter non risiedesse nelle sue imprese, ma nella sua umanità. Forse fu proprio questa umanità a conquistarla. Nelle interviste rilasciate negli anni successivi, Rossana raccontò spesso un Bonatti molto diverso dall’eroe celebrato dai giornali. Dietro il mito c’era un uomo riservato, timido, persino impacciato in certe occasioni. Un uomo che la corteggiava con la discrezione di un ragazzo e che non aveva bisogno di esibire la propria fama. Fu l’inizio di un legame destinato a durare per il resto della loro vita.
Negli anni Ottanta Rossana avrebbe potuto continuare a vivere nel mondo del cinema, tra produzioni internazionali e mondanità. Invece scelse altro. Non fu una rinuncia, ma una scelta consapevole. Accanto a Bonatti trovò una dimensione che sentiva più autentica: quella del viaggio, della scoperta, della libertà.
La coppia trascorse lunghi periodi tra la Valtellina, l’Argentario e le molte destinazioni raggiunte durante i reportage di Bonatti. Rossana non era la compagna che restava ad attendere il ritorno dell’esploratore. Partecipava ai viaggi, condivideva la curiosità per il mondo e quella continua ricerca di orizzonti nuovi che aveva sempre guidato Walter.
Chi li ha conosciuti racconta di una coppia profondamente affiatata, unita da una passione comune per la natura e per i grandi spazi aperti. In un’epoca in cui la celebrità sembrava dover occupare ogni spazio della vita, entrambi scelsero invece una strada più silenziosa. Bonatti cercava la libertà nelle montagne e nei deserti; Rossana finì per riconoscere in quella stessa libertà una forma di felicità.
Quando Walter Bonatti morì nel settembre del 2011, dopo una breve malattia, Rossana raccontò pubblicamente il dolore vissuto in quei giorni. La loro unione non era mai stata formalizzata dal matrimonio e questo, nelle ultime ore di vita dell’alpinista, le impedì di stargli vicino causandole sofferenze che non dimenticò mai. Fu una ferita che portò con sé fino alla fine.
Due anni dopo, il 10 dicembre 2013, anche Rossana Podestà se ne andò. Oggi riposano insieme, nel piccolo cimitero di Portovenere, affacciati sul mare della Liguria. Una scelta che sembra raccontare qualcosa anche di loro: lui, uomo delle montagne, lei, donna del cinema, uniti in un luogo dove l’orizzonte non finisce mai davvero.