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Tour du Mont-Blanc: la Francia vieta il bivacco sotto i 2.500 metri

A causa della crescente frequentazione dell'itinerario, la Francia si adegua alle limitazioni già attive nella porzione valdostana del Tour du Mont-Blanc: stop al bivacco in tenda sotto i 2.500 metri.

La parola “bivacco” evoca a primo impatto immagini di strutture fisse d’alta quota, dal design che al giorno d’oggi spazia dal tradizionale barattolo in lamiera ad architetture futuristiche e colorate, attualmente al centro di un fervente dibattito per una frequentazione crescente e non sempre educata. In realtà, il termine ha un significato molto più ampio, che rimanda alla funzione originale di queste strutture, nate come ripari di emergenza o punti di appoggio temporaneo. Bivaccare significa sostare in un’area aperta, o anche coperta, in maniera temporanea. In tal senso, rientrano nel concetto di bivacco i pernottamenti in tenda.

Nel dettaglio, il termine bivacco fa riferimento a una sola notte, prevedendo il montaggio della tenda al tramonto e lo smontaggio all’alba. Fermarsi in tenda per più giorni è invece da definirsi “campeggio libero”. Con l’incremento esponenziale dei frequentatori delle alte quote, la pratica del pernotto in tenda di una sola notte inizia a generare problemi. Lo dimostra il caso della Francia, che ha introdotto un divieto mirato di bivacco al di sotto dei 2.500 metri lungo il Tour du Mont-Blanc (TMB), celebre percorso ad anello di circa 170 chilometri che gira attorno al massiccio del Monte Bianco, attraversando Francia, Italia e Svizzera. Una misura restrittiva nata per tutelare la fragilità dell’ecosistema.

La stretta sul Tour du Mont-Blanc: il caso francese

La notizia del nuovo divieto introdotto sulle Alpi francesi è rimbalzata nei giorni scorsi sui principali quotidiani francesi, da Le Figaro fino alle testate specializzate come Montagne Magazine e Alpine Mag, accendendo un inevitabile dibattito. A fronte del costante aumento di visitatori nella Riserva Naturale di Les Contamines-Montjoie, la più elevata della Francia, accentuato in modo significativo dal passaggio del TMB, la Prefettura dell’Alta Savoia ha deciso di vietare il bivacco in tutta la riserva al di sotto dei 2.500 metri di altitudine dal 15 giugno al 15 settembre. Il decreto vieta anche balneazione e sport acquatici nei laghi e nei torrenti d’alta quota.

Secondo i dati diffusi, sono circa 200.000 le persone che frequentano la riserva durante l’estate. Un flusso che, come si legge nel comunicato diffuso dal comune di Les Contamines-Montjoie, “genera inquinamento acustico, rifiuti e scarichi abusivi, nonché erosione e degrado di fragili habitat naturali”, oltre a creare conflitti con le attività pastorali. Fanno eccezione solo due aree dedicate al bivacco in tenda, situate a La Balme e Pont de la Rollaz, che possono ospitare un totale di 90 tende previa prenotazione obbligatoria sul sito della riserva. La medesima modalità coinvolge anche altre due riserve naturali della zona: Aiguilles Rouges e Sixt-Fer-à-Cheval/Passy.

Il sindaco di Les Contamines-Montjoie, Basile Dunand, ha chiarito l’intento della misura: “L’obiettivo è permettere a residenti e visitatori di continuare a godere appieno della loro montagna. Non vogliamo metterla sotto una cupola di vetro, ma piuttosto proteggere le aree più sensibili durante l’alta stagione”.

Se da un lato c’è chi approva la decisione per arginare la maleducazione dilagante, dall’altro non manca chi critica la scelta, vedendola come l’ennesima soluzione rapida basata solo sui divieti, che rischia di penalizzare la sensibilizzazione a favore di un incentivo economico verso i rifugi a pagamento delle quote più basse.

Come evidenziato anche da Le Figaro, non si tratta però di un caso isolato legato esclusivamente al tracciato del Tour du Mont-Blanc. Molte comunità montane si ritrovano a fare i conti con la difficile ricerca di un equilibrio tra l’accesso del pubblico e la tutela di ambienti fragili. Emblematico è l’esempio del Parco Nazionale degli Écrins: l’ente ha condotto una consultazione pubblica online sulla questione ad aprile, mentre è in fase di finalizzazione una bozza di decreto che regolerà il bivacco all’interno del suo territorio. Una necessità nata dai dati, poiché grazie a studi effettuati nel 2021 e nel 2025, il parco ha constatato che l’attività di bivacco è raddoppiata in soli quattro anni, registrando picchi significativi come le 215 tende contate in una sola notte presso il lago di Muzelle.

Bivacco in tenda in Italia: un mosaico di regole

L’introduzione del divieto di bivacco al di sotto dei 2.500 metri porta la Francia ad allinearsi con la normativa che regola la fruizione del Tour du Mont-Blanc sul versante italiano, in Valle d’Aosta. Perché è necessario specificare “in Valle d’Aosta”? Perché in Italia la gestione del bivacco, inteso come singola notte trascorsa in tenda, è estremamente variegata: non esiste una norma univoca a livello nazionale ed è sempre necessario informarsi, regione per regione, o addirittura comune per comune, prima di intraprendere un trekking. Come anticipato, in Valle d’Aosta il bivacco in tenda è consentito sopra i 2.500 metri di altitudine e lontano dai rifugi.

Nelle aree protette la possibilità di bivaccare è definita dai singoli regolamenti: generalmente la notte in tenda è vietata, salvo strette necessità di riparo ed emergenza. Guardando ad alcuni esempi significativi, sebbene non esaustivi, il Parco Nazionale del Gran Paradiso vieta il campeggio e il bivacco con uso di tenda su tutto il territorio al di fuori delle aree appositamente attrezzate, consentendo però i “bivacchi alpinistici di emergenza, di una sola notte, in località non servite da rifugi o altre strutture allo scopo destinate e, pur in presenza di rifugi, nel caso in cui essi non possano dare ospitalità perché al completo”. Una linea restrittiva ma protettiva che si ritrova quasi identica anche sugli Appennini, nel regolamento del Parco Nazionale della Majella.

Il Parco Nazionale dello Stelvio stabilisce invece che, all’esterno dei campeggi autorizzati, la tenda possa essere utilizzata solo come bivacco d’emergenza e unicamente per il tempo necessario al pernottamento. Approccio ancora differente per il Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise (PNALM), che consente il pernottamento in tenda esclusivamente all’interno delle aree di campeggio attrezzate e gestite.

È bene ricordare che il bivacco in tenda (montaggio al tramonto e smontaggio all’alba) non è sinonimo di campeggio libero, che presuppone invece la permanenza sul territorio per più giorni. In Italia, quest’ultimo è generalmente vietato e la sosta prolungata è concessa esclusivamente all’interno delle aree campeggio autorizzate.

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