
Simone Moro è tornato in alta quota e lo ha fatto raggiungendo uno degli obiettivi che mancavano al suo curriculum alpinistico. Martedì 9 giugno, poco dopo le 22, l’alpinista bergamasco ha raggiunto la vetta del Denali, conosciuto anche come McKinley, la montagna più alta del Nord America.
L’ascensione ha un significato particolare per Moro sotto diversi aspetti. Dal punto di vista alpinistico, infatti, gli permette di completare le Seven Summits, il progetto che riunisce le cime più alte di tutti i continenti e che aveva iniziato nel 1993 con la salita dell’Aconcagua insieme a Lorenzo Mazzoleni.
Ma il successo sul Denali rappresenta soprattutto un ritorno alla piena attività dopo i problemi di salute che avevano segnato gli ultimi mesi. Lo scorso dicembre, durante una spedizione al Manaslu, Moro era stato costretto a interrompere il tentativo e a rientrare in Italia a causa di un attacco cardiaco. Un episodio che aveva imposto cure, controlli medici e una pausa forzata dall’attività in alta quota.
La spedizione in Alaska era stata presentata dallo stesso alpinista come il primo grande banco di prova dopo il recupero. La salita del Denali ha così assunto il valore di una verifica sul campo delle proprie condizioni fisiche e del percorso di riabilitazione affrontato negli ultimi mesi. “Sono salito in cinque giorni da Anchorage” ci racconta. Un buon segnale per un recupero che già prima sembrava buono. Ora, da programma, dopo il rientro il Italia Moro dovrebbe iniziare la preparazione per il prossimo autunno, dove intende mettersi alla prova ancora con il Manaslu ma, almeno per questa volta non in condizioni invernali.