
Sono trascorsi ormai quasi due mesi da quando, a metà aprile, è venuta alla luce la strage silenziosa di fauna selvatica consumatasi entro e fuori i confini del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise (PNALM). Un bilancio pesante che conta oltre venti lupi appenninici uccisi, insieme a volpi e rapaci, a causa di un avvelenamento che, secondo quanto emerso dalle analisi tossicologiche realizzate sui bocconi repertati, sembrerebbe essere frutto di un’azione coordinata.
Se da un lato l’attività investigativa coordinata dalla Procura della Repubblica di Sulmona prosegue a ritmo serrato nel riserbo, dall’altro il rincorrersi di indiscrezioni ha generato un increscioso caso di disinformazione, denunciato dall’associazione Salviamo l’Orso e rientrato in breve tempo grazie a una tempestiva smentita.
Dalle telecamere del Parco una svolta nelle indagini?
La vicenda ha visto come protagonisti ignari il Parco e l’associazione Salviamo l’Orso, collaboratori nel progetto WADAS, finito al centro di una fake news. Un PNALM che, tra l’altro, sta mantenendo in queste delicate settimane un doveroso e rigoroso silenzio istituzionale, mentre i Carabinieri Forestali continuano sul campo a raccogliere elementi e testimonianze utili.
In un clima di forte attesa, che vede il pubblico su scala nazionale sperare nella identificazione dei colpevoli, la comunicazione digitale ha mostrato il suo lato più vulnerabile, dove la velocità dei social rende difficile distinguere la realtà dalle notizie costruite a tavolino. Nei giorni scorsi alcuni articoli avevano annunciato una “svolta” nelle indagini, che sarebbe stata resa possibile grazie a delle presunte immagini registrate dalle telecamere installate sul territorio del Parco, nell’ambito del sopracitato progetto WADAS.
Il WADAS, letteralmente “Sistema di rilevamento e notifica di fauna selvatica”, è un innovativo progetto open-source nato dalla collaborazione tra l’associazione Salviamo L’Orso e l’Università degli studi dell’Aquila, sperimentato a partire dallo scorso anno nel PNALM, grazie agli sforzi e alla dedizione di un collaboratore dell’associazione. Il sistema mira a offrire supporto tecnologico nella promozione della coesistenza con la fauna selvatica in aree antropizzate.
Senza scendere nel dettaglio tecnologico – che consigliamo di approfondire sul sito www.wadas.it – il progetto sfrutta telecamere avanzate e intelligenza artificiale per rilevare e riconoscere le specie protette in situazioni di pericolo. Come dettagliato dal Parco in occasione dell’annuncio della sperimentazione, “una volta avvenuto il rilevamento, l’applicazione passa alla classificazione dell’animale in base alla specie e, grazie all’AI, consente di inviare agli operatori una notifica in tempo reale, minimizzando il rischio di falsi positivi.”
Attraverso questo monitoraggio intelligente, il sistema punta in sintesi a riconoscere gli animali in tempo reale e a segnalare, ad esempio, il loro avvicinamento a strade o centri abitati per prevenire incidenti o conflitti con le attività umane.
Salviamo l’Orso contro le fake news
La reazione di “Salviamo l’Orso” al diffondersi della fake news legata al WADAS è stata immediata e categorica. L’associazione è intervenuta pubblicamente per chiarire che le immagini da svolta investigativa non esistono e che il sistema di monitoraggio non ha nulla a che fare con gli accertamenti giudiziari in corso: “La notizia è falsa. Diffondere informazioni errate, costruite e ricavate in base a non si sa quale logica, ed in un momento delicato come quello attuale, in cui auspichiamo che per la prima volta venga individuato e punito legalmente il responsabile degli avvelenamenti, non giova a nessuno. Tantomeno alle indagini o alla fauna selvatica che, in primis, paga per gli errori umani.”
L’intervento tempestivo di Salviamo l’Orso ha evitato che la fake news continuasse a rimbalzare in rete. A seguito di un contatto diretto con le redazioni coinvolte, si è giunti a una smentita.
L’associazione ha colto l’occasione per lanciare un appello alla responsabilità dei professionisti dell’informazione, auspicando che in futuro si proceda sempre con la necessaria verifica dei fatti prima di pubblicare, e confermando la propria totale disponibilità a rispondere a qualsiasi dubbio legittimo di giornalisti, ricercatori e cittadini.
L’intervento protettivo delle associazioni serve anche a tutelare la serenità del lavoro degli inquirenti da facili sensazionalismi. Le analisi tossicologiche dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale di Teramo hanno confermato l’uso di un medesimo fitofarmaco ad uso agricolo per i molteplici avvelenamenti, elemento che spinge a muoversi con decisione verso la tesi di una strategia coordinata. Un lavoro delicato e complesso che va seguito in punta di piedi, per il bene della verità e della natura, che ne è vittima primaria.