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Il morbo del bracconaggio non conosce confini: avvelenati 7 grifoni

In Austria sono stati avvelenati 7 grifoni, a conferma di quanto il bracconaggio sia una piaga diffusa che non risparmia specie né territori.

La reviviscenza del bracconaggio non è una problematica esclusiva del presente italiano, né un fenomeno legato soltanto alla gestione del lupo. È un morbo diffuso e transfrontaliero, un’epidemia sotterranea che si manifesta con identica ferocia laddove, da decenni, si cerca di promuovere il ripristino di equilibri ecologici sovvertiti dall’uomo a suon di fucilate, trappole e bocconi avvelenati.

Le cronache recenti, che hanno visto il massacro dei lupi nel Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise (PNALM) approdare alla Camera dei Deputati attraverso le voci delle associazioni ambientaliste, trovano oggi un drammatico e speculare parallelo in Austria. Nella valle Lesachtal, a ridosso del confine italiano, una strage silenziosa ha colpito sette rari grifoni.

Sei esemplari sono stati rinvenuti deceduti, mentre uno, gravemente debilitato, è stato salvato in extremis. Un crimine che dimostra come la crudeltà e la totale mancanza di rispetto per la biodiversità — e per le comunità che investono risorse pubbliche per tutelarla — non conoscano barriere doganali.

Sette grifoni avvelenati nella Valle Lesachtal

Come raccontato in un comunicato diffuso dall’associazione Bird Life Austria, la vicenda ha avuto inizio a metà aprile, in contemporanea quasi millimetrica con i primi ritrovamenti dei lupi morti in Abruzzo. Tra i comuni di Untertilliach, nel Tirolo Orientale, e St. Lorenzen, in Carinzia, sette grifoni sono stati individuati al suolo in un fazzoletto di terra ristretto.

L’alta concentrazione di carcasse ha spinto l’organizzazione ad allertare immediatamente la Polizia Criminale. I risultati delle analisi tossicologiche, pubblicati il 3 giugno 2026 dall’Università di Medicina Veterinaria di Vienna e dalla Ludwig Maximilian di Monaco, hanno rimosso ogni dubbio: si è trattato di un avvelenamento deliberato.

Il grifone, ricordiamo, è una specie altamente protetta su scala europea che, in virtù della sua natura necrofaga, assolve a una funzione importante, di spazzino d’alta quota. Nutrendosi di carcasse, “ripulisce” gli ambienti montani da animali morti, per malattie o eventi atmosferici, svolgendo un ruolo ecologico cruciale nel prevenire epidemie. Poiché l’Austria rappresenta un corridoio ecologico chiave per gli esemplari che svernano tra il Friuli e i Balcani, come sottolineato dalla Vulture Conservation Foundation, l’impatto di questo crimine si estende ben oltre i confini austriaci, infliggendo un duro colpo alla fragile rete di conservazione europea.

Carbofuran: un veleno vietato dal 2008

L’arma del delitto è il carbofuran, una sostanza ad azione neurotossica, letale a dosi minime per la fauna ma anche per l’uomo. Sebbene la sostanza, utilizzata un tempo come insetticida in campo agricolo, sia stata formalmente vietata in tutta l’Unione Europea dal 2008, essa continua a essere detenuta e impiegata illegalmente per confezionare esche letali.

I dati del recente rapporto sui crimini contro la fauna selvatica, pubblicato da BirdLife e WWF Austria, fotografano una realtà locale inquietante: negli ultimi nove anni sono stati documentati quasi 400 casi di uccisione illegale di uccelli, con ben 81 rapaci protetti stroncati dal veleno. La risposta del mondo ambientalista all’episodio della Valle Lesachtal è stata pertanto dura. BirdLife, WWF Austria e la Vulture Conservation Foundation hanno condannato il crimine e richiesto l’apertura di un’indagine approfondita sul caso, invitando i cittadini a collaborare con le autorità.

“Tali azioni rischiano di spingere le specie in via di estinzione sull’orlo del baratro e di vanificare decenni di sforzi per la loro conservazione”, commenta José Tavares, direttore della Vulture Conservation Foundation, sottolineando la portata del problema ed evidenziando come questi atti vadano ad annullare “investimenti significativi finanziati dalle entrate fiscali dei cittadini austriaci ed europei”. Tanto sulle Alpi quanto in Appennino, la sfida resta la stessa: imporre la legalità contro la barbarie del veleno.

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