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“Piangevo dal dolore sotto la parete”: Svana Bjarnason e l’8c+ con l’endometriosi

La climber islandese ha realizzato la salita più difficile della sua carriera a Oliana. Un risultato sportivo che racconta soprattutto la quotidianità di chi pratica sport ad alto livello convivendo con una malattia cronica spesso invisibile e poco raccontata, come l'endometriosi.

Ci sono catene che valgono più di un grado. Per la climber islandese Svana Bjarnason, 34 anni, la chiusura di Joe Blau (8c+) a Oliana, in Catalogna, rappresenta molto più della sua via più difficile. È il simbolo di una lunga battaglia contro l’endometriosi, una malattia cronica che negli ultimi anni ha condizionato profondamente la sua vita quotidiana e sportiva.

Il 17 maggio scorso Bjarnason ha portato la corda in catena su una delle linee più celebri della falesia spagnola, otto mesi dopo un intervento chirurgico per trattare una forma severa di endometriosi e mentre era ancora alle prese con il recupero da una lesione parziale della puleggia A2 di un dito.

“Questa stagione ho pianto troppe volte dal dolore in falesia” ha raccontato sui social. “Pochi giorni fa ho pianto di nuovo, ma questa volta per la felicità”. Per la climber islandese, infatti, il percorso verso la salita è stato segnato da continui alti e bassi fisici ed emotivi. Nonostante l’operazione, i sintomi della malattia non sono scomparsi. “L’endometriosi non sparisce semplicemente. Ogni giorno non sai in che condizioni ti sveglierai: potresti scalare forte oppure ritrovarti a piangere dal dolore sotto la parete”.

Joe Blau è una delle grandi classiche di Oliana. La via, attrezzata da Joe Kinder e salita inizialmente da Chris Sharma, è considerata una delle linee di riferimento dell’8c+ internazionale. Dopo la rottura di una presa chiave nel 2012, il grado fu confermato da Silvio Reffo, primo ripetitore della nuova versione. Negli anni è stata salita da alcuni dei migliori interpreti dell’arrampicata sportiva mondiale, tra cui Laura Rogora, Chaehyun Seo ed Eva Hammelmüller.

Per Bjarnason la storia con questa via è iniziata diversi anni fa. All’epoca era concentrata sul tentativo di qualificazione olimpica e aveva poco tempo da dedicare alla roccia. Tornò sul progetto nella stagione successiva, ma nuovi infortuni e la necessità dell’intervento chirurgico la costrinsero a interrompere il percorso. Proprio Joe Blau, però, divenne il grande obiettivo attorno a cui costruire la riabilitazione. “Avevo bisogno di una meta che mi aiutasse ad attraversare tutto questo” ha spiegato.

Il giorno della salita non si aspettava nemmeno di riuscirci. “Pensavo che sarei caduta ancora nella sezione finale. Quando ho agganciato la catena è stato surreale e sono scoppiata a piangere”. Un’emozione che va oltre il semplice risultato sportivo. “Scalare Joe Blau significa ricostruire la fiducia nel mio corpo e prendermi una piccola rivincita sull’endometriosi.

Nel lungo messaggio pubblicato dopo la salita, l’islandese ha sottolineato anche il valore collettivo di un successo spesso percepito come individuale. Ha ringraziato la famiglia, gli amici, la comunità di Oliana, il compagno e assicuratore Jorg Verhoeven, la sua allenatrice Melissa Le Neve e tutte le persone che le sono state vicine durante quello che definisce “l’inferno dell’endometriosi”. Perché, come ha scritto lei stessa, “salire una via non è mai qualcosa che si realizza da soli”.

Che cos’è l’endometriosi

L’endometriosi è una malattia cronica caratterizzata dalla presenza di tessuto simile all’endometrio, la mucosa che normalmente riveste l’interno dell’utero, in sedi esterne all’utero stesso. Queste lesioni possono svilupparsi sulle ovaie, sulle tube, sul peritoneo e, nei casi più gravi, interessare anche intestino, vescica e altri organi pelvici. Durante il ciclo mestruale questi tessuti rispondono agli stimoli ormonali provocando infiammazione, dolore e, talvolta, la formazione di aderenze e cicatrici.

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, l’endometriosi interessa circa il 10% delle donne e delle ragazze in età riproduttiva nel mondo, pari a oltre 190 milioni di persone. I sintomi più comuni comprendono dolore pelvico cronico, mestruazioni particolarmente dolorose, dolore durante i rapporti sessuali, stanchezza e problemi intestinali o urinari. In alcuni casi la malattia può compromettere anche la fertilità. Non esiste una cura definitiva e, anche dopo un intervento chirurgico, i sintomi possono persistere o ripresentarsi nel tempo.

Questo rende ancora più significativa la salita di Bjarnason. Nel suo racconto, infatti, la difficoltà non era soltanto quella di affrontare i movimenti di una via di 8c+, ma l’incertezza quotidiana imposta dalla malattia: non sapere se il proprio corpo avrebbe permesso di allenarsi, scalare o semplicemente trascorrere una giornata senza dolore.

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