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Sempre più persone cercano luoghi senza notifiche: 5 mete tra Alpi e Appennini

Tra boschi, vallate alpine e piccoli borghi, cinque luoghi dove rallentare davvero e allontanarsi, almeno per qualche giorno, dal rumore continuo di notifiche, mail e schermi.

C’è chi prenota hotel con spa, chi cerca il mare meno affollato e chi invece, sempre più spesso, parte con un desiderio molto più semplice: sparire per qualche giorno. O almeno provarci.

Negli ultimi anni il concetto di “digital detox” è uscito dal linguaggio delle startup e dei retreat per entrare nella vita quotidiana di molte persone. Dopo giornate passate tra notifiche, mail, messaggi vocali, mappe, contenuti e algoritmi, cresce il bisogno di luoghi dove il telefono smetta di essere il centro della giornata.

La montagna, da questo punto di vista, continua ad avere qualcosa che altrove si trova sempre più raramente: tempo lento, silenzio e spazi dove non succede continuamente qualcosa. Non serve per forza isolarsi dal mondo o salire su una cima remota. A volte basta una valle poco trafficata, un rifugio senza schermi o un sentiero abbastanza lungo da far dimenticare il rumore digitale. Insomma, luoghi dove non essere sempre reperibili, produttivi o distratti.

Ecco cinque luoghi tra Alpi e Appennini dove rallentare davvero.

1. Val di Mello

Tra le grandi pareti di granito della Val Masino esiste ancora un posto dove le giornate sembrano seguire un ritmo diverso. In estate la Val di Mello si riempie di climber, escursionisti e campeggiatori, ma conserva un’atmosfera difficile da trovare altrove sulle Alpi.

Situata in provincia di Sondrio, all’interno della Riserva Naturale della Val di Mello istituita dalla Regione Lombardia nel 2009, la valle è considerata uno dei luoghi simbolo dell’arrampicata su granito in Italia. Le sue grandi pareti levigate, i massi disseminati nei prati e il torrente che attraversa il fondovalle hanno reso questo angolo della Val Masino un punto di riferimento internazionale per climber e boulderisti.

A differenza di molte località alpine più urbanizzate, qui il paesaggio mantiene ancora un carattere essenziale: poche strade, piccoli rifugi, prati aperti e sentieri che si inoltrano tra le montagne. Negli ultimi anni la valle è diventata anche un simbolo del dibattito sull’overtourism in montagna, tanto che durante i mesi estivi vengono introdotte limitazioni al traffico automobilistico per proteggere l’equilibrio ambientale della riserva.

Si cammina lungo il torrente, si dorme in tenda o nei piccoli rifugi della valle, si legge sdraiati sui prati o sulle rocce levigate dall’acqua. Qui il telefono spesso rimane nello zaino non perché non prenda, ma perché lentamente smette di essere necessario.

2. Valle Maira

Per anni è rimasta ai margini dei grandi flussi turistici alpini. Ed è forse proprio questo il motivo per cui la Valle Maira oggi viene considerata uno degli esempi più interessanti di turismo lento in montagna.

Questa valle del Piemonte sud-occidentale, in provincia di Cuneo, si sviluppa per oltre 45 chilometri tra borgate alpine, pascoli e montagne che superano i 3000 metri, senza però essere mai diventata una grande destinazione dello sci di massa. Negli anni, mentre molte vallate alpine investivano soprattutto sugli impianti, qui si è consolidato un modello diverso, basato su escursionismo, ospitalità diffusa e recupero delle vecchie borgate in pietra.

Uno dei simboli di questo approccio sono i Percorsi Occitani, un itinerario escursionistico di circa 170 chilometri che attraversa la valle collegando piccoli villaggi, locande e posti tappa. Un modo di vivere la montagna che privilegia il cammino lento e il rapporto con il territorio più che la velocità o la performance.

Piccole borgate in pietra, sentieri lunghi, pochi impianti e una rete di ospitalità diffusa che invita a fermarsi più che a consumare velocemente il territorio. Qui il tempo si misura ancora in ore di cammino, pranzi lenti e chiacchiere davanti a una locanda.

3. Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise

Boschi profondi, paesi piccoli, strade che attraversano vallate silenziose e la sensazione costante che la natura qui abbia ancora molto spazio. Nel Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise il digital detox non passa tanto dall’assenza di connessione quanto dalla presenza di altro.

Istituito nel 1923, il Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise è una delle aree protette più antiche d’Italia e tutela oltre 50 mila ettari di Appennino centrale. Qui sopravvivono alcune delle specie simbolo della fauna italiana, come l’orso bruno marsicano, il lupo appenninico e il camoscio d’Abruzzo, in un territorio dominato da grandi foreste di faggio e montagne che superano i 2000 metri.

Il rumore dei cervi nei boschi durante il periodo del bramito, le lunghe escursioni tra borghi come Civitella Alfedena, Opi o Pescasseroli, le notti scure dei paesi di montagna e il ritmo lento delle vallate contribuiscono a creare una sensazione sempre più rara nell’Italia contemporanea: quella di avere tempo.

4. Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi

Le Foreste Casentinesi hanno qualcosa di diverso rispetto a molte montagne italiane. Non colpiscono con grandi pareti o panorami estremi, ma con la profondità del bosco e il silenzio. Il Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, Monte Falterona e Campigna si estende tra Toscana ed Emilia-Romagna per oltre 36 mila ettari e custodisce una delle aree forestali più integre e meglio conservate d’Italia. Qui si trovano alcune delle faggete più antiche dell’Appennino, tanto che nel 2017 le faggete vetuste del parco sono entrate nel patrimonio mondiale UNESCO insieme ad altre foreste primarie europee.

Tra gli eremi di Camaldoli e il Santuario della Verna, i sentieri attraversano boschi fitti dove per ore si incontrano quasi soltanto faggi, abeti bianchi e torrenti. In alcune aree del parco la copertura forestale supera il 90% del territorio, contribuendo a creare quella sensazione rara di immersione totale nel paesaggio. Qui il concetto di disconnessione assume quasi una dimensione mentale più che tecnologica. Non è solo staccarsi dal telefono. È uscire, almeno per un momento, dalla sensazione di essere continuamente altrove.

5. Alpe Devero

Prati larghi, case in pietra, laghi alpini e un altopiano dove le auto rimangono ai margini. L’Alpe Devero è uno di quei posti che riescono ancora a trasmettere una sensazione rara sulle Alpi contemporanee: lo spazio.

Situato a 1635 metri di quota, nel cuore del Parco Naturale dell’Alpe Veglia e Alpe Devero, un’area protetta di oltre 8500 ettari istituita per tutelare una delle conche glaciali più suggestive delle Alpi Lepontine occidentali, il Devero conserva ancora un equilibrio particolare tra presenza umana e paesaggio alpino. Qui ci si muove quasi sempre a piedi, tra pascoli, lariceti, laghi e vecchie baite con i tetti in pietra. L’accesso alle auto è limitato e il piccolo nucleo di Crampiolo sembra appartenere a un’altra epoca. Le giornate scorrono lentamente, lungo sentieri che portano verso il Lago delle Streghe, il Codelago o gli altipiani del parco.

Anche quando il telefono prende, viene naturale usarlo meno. Forse perché in luoghi così il bisogno di documentare continuamente quello che si sta vivendo perde improvvisamente importanza.

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