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La corteccia degli alberi: un esercito invisibile contro il riscaldamento globale

Oltre la fotosintesi: trilioni di batteri che vivono nella corteccia degli alberi sono attivi nell'assorbire i gas serra. INGV: "Un motivo in più per proteggere e far crescere le foreste".

Le foreste sono i “polmoni verdi” del pianeta. Sappiamo che, attraverso la fotosintesi clorofilliana, gli alberi assorbono l’anidride carbonica dall’atmosfera, stoccando il carbonio nei loro tronchi e rilasciando ossigeno e acqua. Un processo vitale, pilastro delle strategie globali per mitigare il cambiamento climatico. Tuttavia, la scienza sta scoprendo che l’azione delle foreste è molto più complessa e profonda di quanto immaginassimo. Esiste un elemento che generalmente sfugge all’occhio umano e alla percezione comune: nel sequestro dei gas serra, le piante non sono sole, ma si avvalgono dell’aiuto di minuscoli e instancabili alleati: i microrganismi.

Dentro la corteccia: un esercito contro il riscaldamento globale

L’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) ha acceso di recente i riflettori su uno studio pubblicato sulla rivista Science, guidato dal professor Vincent Gauci dell’Università di Birmingham, che amplia e rivoluziona la nostra comprensione della biosfera. La ricerca amplia e rivoluziona la nostra comprensione della biosfera concentrandosi sui cosiddetti “gas in traccia”: sostanze presenti in concentrazioni bassissime nell’atmosfera ma che, per la quasi totalità, agiscono come potenti gas serra.

Accanto ai gas predominanti (ossigeno e azoto), nell’atmosfera si trovano infatti molecole come il metano, il monossido di carbonio e l’idrogeno. Per decenni si è ritenuto che l’unica superficie di scambio tra questi gas e l’atmosfera fosse il suolo. Lo studio di Gauci rivela che anche la corteccia degli alberi rappresenta una sorta di filtro attivo, di dimensioni colossali: circa 143 milioni di km², una superficie paragonabile a quella di tutte le terre emerse del pianeta, che agisce come un regolatore termico globale.

A mediare questi scambi gassosi sono i minuscoli abitanti delle cortecce. Come sottolineato dall’INGV, i microrganismi corticali rappresentano un mondo invisibile, tutt’altro che passivo. La corteccia ospita oltre 6 trilioni di batteri per metro quadrato, capaci di trasformare gas serra critici come il metano, l’idrogeno e il monossido di carbonio. Nelle foreste con suoli ben drenati, come molti boschi in aree montane, questi microbi agiscono come vere e proprie spugne, assorbendo i gas direttamente dall’atmosfera.

L’importanza di questa scoperta risiede nella pericolosità dei gas trattati. Se l’anidride carbonica è notoriamente il principale responsabile del riscaldamento globale in termini di concentrazione, altri gas presenti in quantità apparentemente meno preoccupanti hanno un potere climalterante molto più elevato. L’INGV riporta dati inequivocabili: “In 100 anni, [metano, idrogeno e monossido di carbonio] trattengono rispettivamente 27.9, 12.8 e 3 volte più calore della CO₂. Solo il metano è responsabile di circa 0.5°C del riscaldamento globale osservato dall’epoca preindustriale”.

Il Dr. Leung e il continente corteccia

A dare ulteriore forza a questa tesi è un’altra ricerca recente, condotta in Australia e anch’essa pubblicata su Science. Il team guidato dal Dr. Bob Leung della Monash University e dal Dr. Luke Jeffrey della Southern Cross University ha trascorso cinque anni campionando specie arboree in diverse condizioni ambientali, dalle mangrovie alle foreste di montagna.

I risultati confermano che la corteccia non è solo un rivestimento protettivo. “Ogni albero ospita trilioni di cellule microbiche sulla sua corteccia”, spiega il Dr. Leung. “Eppure la loro esistenza e il loro ruolo sono stati trascurati per molti decenni”. La ricerca australiana ha identificato questi microbi come “specialisti adattati all’albero”, capaci di nutrirsi non solo dei gas atmosferici, ma anche dei composti volatili rilasciati dagli alberi stessi.

Il Dr. Jeffrey ha definito la scala di questo processo sbalorditiva, coniando il termine “continente corteccia”. Questa attività microbica globale potrebbe rimuovere milioni di tonnellate di gas climalteranti ogni anno, agendo come un sistema di purificazione naturale.

Verso una nuova gestione forestale

Perché questa scoperta è fondamentale oggi? La risposta risiede nel fattore tempo. Gas come il metano restano in atmosfera per tempi relativamente brevi (da pochi mesi a circa un decennio). Di conseguenza, potenziare la capacità delle foreste di assorbire questi gas attraverso la protezione del microbiota della corteccia potrebbe generare effetti positivi sul raffreddamento del pianeta in tempi molto più rapidi rispetto alla sola riduzione della CO2. “Un motivo in più per proteggere e far crescere le foreste: anche ciò che non vediamo contribuisce all’equilibrio del pianeta”, il commento dell’INGV.

Il Professor Chris Greening, tra i coordinatori dello studio australiano, suggerisce una strada chiara per il futuro: “Se riusciamo a identificare gli alberi con i microbi consumatori di gas più attivi, questi potrebbero diventare bersagli prioritari per i progetti di riforestazione e di inverdimento urbano.

In conclusione, la scoperta del ruolo della corteccia e dei suoi abitanti microscopici ci ricorda che la protezione dell’ambiente non riguarda solo i “giganti” della natura che possiamo vedere e toccare. Anche ciò che è invisibile contribuisce in modo determinante all’equilibrio del pianeta.

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