
Parte oggi da Nesebăr, in Bulgaria, il 109° Giro d’Italia. E come spesso accade, sarà la montagna a decidere la corsa rosa. Dopo una prima settimana più interlocutoria, il percorso ideato dagli organizzatori entrerà nel vivo con una serie di tappe alpine e appenniniche capaci di cambiare la classifica giorno dopo giorno. In totale i corridori dovranno affrontare circa 3468 chilometri e oltre 48mila metri di dislivello positivo, con sette arrivi in salita e alcune delle montagne più iconiche del ciclismo europeo.
Le tappe di montagna
La prima vera resa dei conti arriverà venerdì 15 maggio con la settima tappa, da Formia al Blockhaus. Saranno 244 chilometri e oltre 4400 metri di dislivello: una giornata lunghissima che porterà il gruppo nel cuore della Maiella, su una delle salite simbolo del Giro moderno. Il Blockhaus manca dal 2022, quando vide il trionfo di Jai Hindley e il crollo di diversi uomini di classifica. Anche quest’anno potrebbe già creare distacchi importanti.
Due giorni dopo, domenica 17 maggio, spazio all’arrivo in salita di Corno alle Scale. La nona tappa, da Cervia a Corno alle Scale, attraverserà l’Appennino tosco-emiliano con un finale duro e nervoso. Non sarà la tappa più estrema del Giro, ma potrebbe favorire attacchi da lontano e mettere in difficoltà chi non avrà ancora trovato la condizione migliore.
La seconda settimana proporrà poi una cronometro individuale di 40,2 chilometri tra Viareggio e Massa, l’unica vera prova contro il tempo dell’edizione 2026. Un dettaglio non secondario: con così poca cronometro, gli scalatori avranno terreno fertile per attaccare nelle grandi montagne.
Il Giro entrerà definitivamente nel vivo sabato 23 maggio con la Aosta–Pila. Una tappa breve ma durissima: 133 chilometri e oltre 4200 metri di dislivello. L’arrivo nella stazione valdostana potrebbe trasformarsi in una giornata esplosiva, soprattutto considerando che arriverà dopo quasi due settimane di corsa.
Dopo il secondo giorno di riposo arriverà una delle grandi novità di questa edizione: la sedicesima tappa Bellinzona–Carì, in Svizzera. Saranno “solo” 113 chilometri, ma concentrati e violentissimi, con quasi 3000 metri di dislivello.
Ma il vero cuore alpino del Giro sarà concentrato negli ultimi tre giorni di montagna. Il 29 maggio la Feltre–Alleghe (Piani di Pezzè) rappresenterà probabilmente la tappa regina della corsa. In appena 151 chilometri i corridori dovranno affrontare quasi 4900 metri di dislivello e soprattutto il Passo Giau, che sarà la Cima Coppi dell’edizione 2026. È una salita che nella storia del Giro ha spesso scritto pagine decisive e che potrebbe ancora una volta ribaltare la classifica generale. Il giorno successivo, sabato 30 maggio, ultima occasione per gli uomini di classifica: la Gemona del Friuli–Piancavallo. Quasi 200 chilometri e oltre 3800 metri di dislivello, con doppia ascesa finale verso Piancavallo. Una tappa da ultima spiaggia, disegnata per chi avrà ancora energie e ambizioni prima della passerella conclusiva di Roma.
Sulla carta il favorito principale resta Jonas Vingegaard, al debutto assoluto al Giro d’Italia. Il danese arriva con l’obiettivo di completare il tris dei Grandi Giri dopo Tour e Vuelta, ma dovrà fare i conti con un percorso nervoso, ricco di salite e con pochissima cronometro. Tra gli uomini più attesi anche Giulio Pellizzari, sempre più indicato come una delle speranze italiane per la classifica generale. Quest’anno più che mai, però, il Giro sembra costruito per chi saprà resistere alla fatica accumulata giorno dopo giorno. E come spesso accade nella corsa rosa, sarà la montagna a dire l’ultima parola.