
Nella Valle dell’Opol, scrigno di biodiversità alle spalle del comune di Marone (BS) e paradiso verticale sul Lago d’Iseo, l’arrampicata sa quando è il momento di fermarsi. Il segnale è arrivato lo scorso 10 aprile, quando Opol Rock, associazione no profit nata per valorizzare la Valle dell’Opol e promuovere l’arrampicata responsabile sulle innumerevole falesie della zona, ha pubblicato un post rivolto agli appassionati di roccia: “Attività sospette… attenzione!”.
L’attività “illecita” in questione non vede climber umani come protagonisti. Nessuna nuova chiodatura all’orizzonte, ma la scoperta di un nido di rapaci notturni proprio in prossimità del tiro denominato “Attività sospette”.
Valle dell’Opol, paradiso di roccia non solo per l’uomo
La richiesta rivolta dall’associazione alla collettività è stata di anteporre il rispetto per la natura alla passione per la roccia, optando per una sospensione volontaria delle ascese sul tiro e nelle sue vicinanze. Uno stop temporaneo, necessario a garantire che la cova possa andare a buon fine.
“La roccia è di tutti… ma questa volta prima viene la fauna!”, hanno scritto i volontari, lanciando un appello al buonsenso che ha trovato una risposta unanime nella comunità dei followers, climber e appassionati di natura.
La Valle dell’Opol è un’eccellenza lombarda. Un paradiso di roccia caratterizzato dalla presenza di oltre 20 falesie su cui corrono centinaia di vie concentrate in pochi chilometri. Vie per tutti i gusti, sia in termini di comodità di avvicinamento – con tempi che variano dallo “zero” dei settori lungo strada ai 30 minuti delle pareti più remote – sia in termini di difficoltà. Una concentrazione di roccia che attira migliaia di appassionati ogni anno, ma che proprio per questo richiede una gestione delicata.
La voce della comunità: “Siamo noi gli intrusi”
Della vicenda stupiscono, positivamente, due dettagli. Il primo è che la segnalazione non sia arrivata da enti ma “dal basso”, dall’associazione impegnata in prima linea nella promozione dell’Eden di roccia della valle. Il secondo è la reazione degli utenti al messaggio lanciato sui social.
La richiesta di collaborazione – che non è dunque da intendersi come divieto formale assoluto, ma come speranza di trovare comprensione da parte della collettività – è stata accolta con entusiasmo. Il sentimento comune dei frequentatori della valle è riassunto perfettamente da messaggi semplici ma incisivi: “Bravi complimenti.. si può evitare di salire per qualche settimana“ e, ancora più radicale, “Noi siamo gli intrusi, cerchiamo di tutelare i rapaci”.
Tra i commenti al post, spicca quello del GOL (Gruppo Ornitologico Lombardo): “In caso di nidificazione vi chiediamo la massima attenzione. Si tratta di una specie particolarmente protetta al vertice della catena alimentare. La cosa migliore è evitare l’arrampicata”. Un ulteriore invito, che questa volta giunge dal versante scientifico, a rafforzare la richiesta dell’associazione Opol Rock.
La temporanea interdizione, su base volontaria, della falesia della Pala è un esempio virtuoso di rispetto dell’etica dell’outdoor. In un’epoca in cui la pressione antropica sulle montagne è sempre più forte, l’esempio di Marone dimostra che i regolamenti scritti e le sanzioni non sono sempre indispensabili per assicurare la convivenza tra uomo e natura.