
La stagione primaverile sull’Everest inizia a rilento. Secondo quanto riportato da ExplorersWeb, il lavoro degli Icefall Doctors – incaricati di tracciare e attrezzare il percorso tra campo base e campo 1 – è attualmente fermo a causa di un seracco instabile nella parte alta della seraccata del Khumbu. Una massa di ghiaccio gigantesca che minaccia di collassare da un momento all’altro. A causa di questo la preparazione della via è estremamente in ritardo, basta infatti dire che lo scorso anno i lavori di preparazione della via si erano conclusi il 10 aprile. A oggi non si sa ancora quando l’itinerario di salita lungo il versante nepalese sarà pronto per essere percorso dalla moltitudine di alpinsiti, che nel mentre stanno raggiungendo il campo base.
Acclimatazione rallentata
Vista la situazione molte spedizioni stanno rallentando l’avvicinamento e modificando i piani di acclimatazione. Molti team si trattengono più a lungo tra Namche Bazaar e i villaggi che precedeno il campo base, oppure scelgono si salire altre cime di allenamento come il Mera Peak. È il caso, a esempio, dell’equadoregno Karl Egloff che in attesa di potersi mettere alla prova sul Tetto del Mondo giusto un paio di giorni fa ha raggiunto la vetta del Seimila nepalese insieme al suo compagno di spedizione Nicolas Miranda.
Il ritardo pesa soprattutto su chi tenta la salita senza bombole di ossigeno: più tempo serve per acclimatarsi, più si allunga la finestra necessaria per le rotazioni in quota. Non a caso diversi protagonisti annunciati stanno ricalibrando i propri programmi, mentre almeno una spedizione è già stata cancellata per problemi di salute dei partecipanti.
La novità: droni fino a 50 kg tra campo base e campo 1
A dare un segnale positivo l’arrivo, concreto, di una nuova tecnologia destinata a lasciare il segno e a cambiare il lavoro dei portatori e delle guide sulla montagna più alta del mondo, ma anche l’esperienza degli alpinisti. È infatti pronto a entrare in funzione un servizio di trasporto con droni tra campo base e campo 1.
Un progetto ambizioso che nasce dalla collaborazione tra la società nepalese Airlift Technologies e l’operatore Asian Trekking, con il supporto del Sagarmatha Pollution Control Committee e delle autorità locali del Khumbu. Con un costo di circa 1000 rupie nepalesi al chilo (meno di 7 dollari) i droni sono già impiegati dagli Icefall Doctors per trasportare materiale tecnico e recuperare vecchie corde e rifiuti. Una volta terminata l’apertura della via, questo servizio sarà esteso alle spedizioni commerciali, con voli regolari di attrezzatura verso campo 1.
Puòà sembrare una banalità, ma il cambiamento portato da questa nuova tecnologia ha, e avrà, un impatto considerevole sulla più alta montagna del Pianeta. Da un lato, un cambiamento in positivo riguarda il livello di sicurezza dei portatori e delle guide nepalesi. L’utilizzo di droni per il trasporto di materiali tra campo base e campo 1 aiuterebbe a ridurre drasticamente il traffico sulla seraccata del Khumbu, uno dei tratti più pericolosi dell’intera ascesa al Tetto del Mondo per l’elevato rischio di crolli di seracchi.
Parallelamente, il sistema faciliterà anche la gestione dei rifiuti, tema sempre più centrale nella regolamentazione delle spedizioni himalayane, con la possibilità di riportare a valle materiale e scarti accumulati in quota senza dispendio di personale umano.
Se da un lato i droni rappresentano un progresso concreto in termini di sicurezza, dall’altro segnano un ulteriore passo verso un Everest sempre più tecnologico e assistito. Stiamo parlando, probabilmente, della montagna più famosa al mondo. Un luogo iconico che continua a trasformarsi: non solo per l’affollamento e la commercializzazione, ma anche per l’introduzione di strumenti che modificano profondamente la logistica e, indirettamente, l’esperienza stessa della salita. Più che i numeri, ormai folli, e lo stile, dove il modello commerciale domina incontrastato, siamo ormai di fronte a un terreno di test senza freni etici, con tutti i risvolti positivi e negativi che questo comporta. Sicuramente l’avventura, quella vera, è ormai lontana da queste terre che negli anni Venti del Novecento hanno visto i primi esploratori affacciarsi a quella che si sapeva essere la montagna più alta di tutte.