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Strage di lupi nel PNALM, il bilancio si aggrava. Il Parco: “Situazione drammatica”

Il bilancio delle vittime sale vertiginosamente, estendendosi dai lupi a volpi e rapaci: è emergenza nel cuore del Parco.

La strage silenziosa che sta colpendo la fauna selvatica tra il Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise (PNALM) e la sua area contigua ha assunto dimensioni senza precedenti. Dopo i primi 10 casi di lupi morti per avvelenamento segnalati la scorsa settimana, le perlustrazioni senza sosta effettuate dal personale dell’area protetta con il supporto dei cani antiveleno e dei Carabinieri Forestali di Assergi hanno portato alla luce uno scenario ancora più cupo.

Non solo lupi tra le vittime: una situazione drammatica

Il bilancio delle vittime si è aggravato pesantemente negli ultimi giorni. A Pescasseroli sono stati rinvenuti altri 3 lupi deceduti in una zona diversa dai precedenti ritrovamenti, mentre un altro esemplare è stato trovato a Barrea. Ma è a Bisegna che è stato individuato un nuovo, terribile focolaio: qui sono stati trovati morti 4 lupi, 3 volpi e una poiana.

Sebbene per alcune di queste aree si attendano ancora i riscontri tecnici definitivi sui bocconi, il Parco non usa mezzi termini: “La presenza di più specie morte negli stessi contesti rende fortissimo il sospetto che ci si trovi di fronte ad altri episodi di avvelenamento.

Le parole dell’Ente trasmettono tutta la gravità del momento storico:La situazione è drammatica per dimensione del fenomeno, che è difficile anche solo doverne parlare. La delusione si mescola allo sconforto, in un dolore che passa dalla sofferenza profonda all’incredulità“.

Questa escalation arriva, per un’amara coincidenza, proprio in occasione della Giornata della Terra: “Un richiamo forte al potere d’azione di cittadini e comunità, cioè alla responsabilità collettiva verso il Pianeta. Ed è impossibile non sentire tutta l’amarezza di questa coincidenza, mentre continuiamo a registrare morti proprio in uno dei territori più simbolici della tutela della Natura.”

Sul caso continua a lavorare la Procura di Sulmona, mentre i primi riscontri scientifici confermano l’ipotesi veleno per le uccisioni della scorsa settimana: le analisi tossicologiche svolte sulle esche hanno infatti rivelato la presenza di un pesticida ad uso agricolo, una sostanza letale che agisce per ingestione condannando gli animali a una morte lenta e dolorosa. La bonifica dei terreni resta l’unica difesa immediata per evitare che altre specie, come il fragile orso bruno marsicano, possano cadere nella stessa trappola mortale.

Il PNALM: “Un gioco pericoloso dove perdono tutti”

Già nei giorni scorsi, prima ancora che quest’ultima tragica ondata di ritrovamenti rendesse il quadro ancor più drammatico, il Parco era intervenuto nel tentativo di sedare gli animi e arginare un conflitto sociale sempre più aspro. L’Ente ha infatti rilevato con preoccupazione il diffondersi di accuse speculatorie e di un clima divisivo sui social media, dove al coro di condanna per il gesto si è contrapposto, pericolosamente, chi quasi tentava di giustificarlo.

Con una nota ufficiale dai toni particolarmente duri, il PNALM ha voluto quindi rispondere con fermezza a chi addita una presunta “mala gestione” come pretesto per legittimare l’orrore del veleno.

“Troviamo singolare il leit motiv ricorrente – scrive l’Ente Parco – secondo cui l’avvelenamento della fauna selvatica sarebbe una conseguenza – tutta da dimostrare – della ‘cattiva gestione’ della stessa. Un simile ragionamento offre un’implicita giustificazione a un atto criminale. Un’asserzione che giudichiamo tanto sbagliata quanto pericolosa, e che equivale, nella sostanza, a legittimare l’esistenza e l’operato delle mafie come risposta alle presunte assenze dello Stato.”

Il Parco ha tenuto a sottolineare come la coesistenza tra uomo e grandi carnivori sia un “equilibrio dinamico” e complesso, che non può essere risolto con la giustizia “fai da te”, definita come la negazione dello Stato di diritto. Il messaggio è chiaro: non si può accettare il ritorno a un’idea antica secondo cui la fauna selvatica, quando percepita come “troppa”, possa essere semplicemente eliminata.

I numeri della coesistenza: indennizzi e responsabilità

Per smontare l’alibi della mancanza di sostegno al mondo agricolo e zootecnico, il Parco ha messo sul tavolo dati certi, evidenziando in particolare di essere l’unica area protetta in Italia a pagare gli indennizzi per danni da orso e lupo anche fuori dai propri confini, ovvero nell’Area Contigua, per sostenere concretamente il lavoro di allevatori e agricoltori.

Ad Alfedena dal 2018 al 2026, il Parco ha accolto l’87% delle richieste di indennizzo (75 su 86), erogando oltre 45.000 euro, di cui più della metà attribuibili esclusivamente ai danni da lupo. A Pescasseroli, nello stesso periodo, sono stati liquidati circa 253.000 euro (risulta accolto il 92% delle domande, 615 su 672), con una quota per danni da lupo che raggiunge l’85%.

Numeri che dimostrano uno sforzo economico e relazionale enorme finalizzato a mitigare il conflitto. La coesistenza, conclude il Parco, si costruisce nel rapporto quotidiano tra tutela della biodiversità e attività produttive, ma richiede responsabilità da entrambe le parti.

“Sappiamo bene che il conflitto non è teorico e che chi lavora nei territori rurali affronta costi e rischi reali”, ammette l’Ente, distinguendo nettamente tra i professionisti seri e chi invece sceglie la via del crimine. Ma la conclusione è un monito che non ammette repliche: “Il rispetto della legalità non è negoziabile”.

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