
La Patrouille des Glaciers 2026 si è chiusa il 18 aprile a Verbier con un’edizione da ricordare: vittoria francese tra gli uomini, record nella gara femminile e Svizzera grande protagonista, anche se senza il successo finale. Dopo la delusione del 2024, segnata da cancellazioni, la classica traversata da Zermatt e Arolla verso Verbier ha ritrovato il suo volto migliore, con condizioni meteo favorevoli e numeri importanti: 4356 partenti da 31 Paesi
Uomini: Francia davanti, Svizzera battuta allo sprint
La gara maschile ha regalato uno dei confronti più spettacolari degli ultimi anni. A imporsi, per la prima volta, è stata la squadra francese composta da Xavier Gachet, Samuel Equy, William Bon. Il trio ha preceduto di 5’18’’ il fortissimo team svizzero formato da Rémi Bonnet, Aurélien Gay, Martin Anthamatten. Terzo posto ancora per la Svizzera con Thomas Bussard, Robin Bussard e Ludovic Lattion.
Donne: record e dominio francese
Nella gara femminile è arrivato il dato più clamoroso: il team francese ha stabilito il nuovo record in 7h04’41’’, imponendosi davanti alla squadra guidata dalla campionessa olimpica Marianne Fatton insieme a Maëlle Minnig e Déborah Marti. Terzo posto per il team con Caroline Ulrich, Alessandra Schmid e Thibe Deseyn.
Il ritorno della “leggenda”
Dopo le difficoltà del 2024, la Patrouille des Glaciers torna pienamente a incarnare la propria identità: non solo competizione, ma prova collettiva in alta quota, dove tecnica, resistenza e spirito di squadra si intrecciano su uno dei terreni più severi delle Alpi. La traversata tra Zermatt, Arolla e Verbier è da sempre molto più di una gara: è un banco di prova totale, in cui il cronometro conta quanto la capacità di restare lucidi e uniti.
Nata nel 1943 come pattuglia militare dell’esercito svizzero, in piena Seconda guerra mondiale, la Patrouille des Glaciers era inizialmente una missione di addestramento su sci attraverso i ghiacciai del Vallese. Dopo una lunga interruzione seguita a un tragico incidente nel 1949, la gara è rinata negli anni Ottanta trasformandosi progressivamente in un evento aperto anche ai civili, pur mantenendo un forte legame con le forze armate. Oggi è considerata una delle prove più dure e simboliche dello scialpinismo mondiale, un riferimento assoluto per le leunghe distanze.