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Parco Foreste Casentinesi, polemica sulla presidenza: “Solo nomi toscani, schiaffo alla Romagna”

Parco Foreste Casentinesi, scontro sulla nuova presidenza: la terna proposta dal Ministero sarebbe composta solo da nomi toscani. I consiglieri Pd della Romagna attaccano: “Scelta politica che ignora il territorio e rompe gli equilibri istituzionali”.

Si accende lo scontro politico attorno alla futura guida del Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, Monte Falterona e Campigna. Secondo le indiscrezioni circolate nelle ultime ore, la terna proposta dal Ministero dell’Ambiente per la presidenza dell’ente sarebbe composta da tre nomi riconducibili al centrodestra e tutti provenienti dal versante toscano. Una scelta che ha innescato la reazione dei consiglieri regionali del Partito Democratico della Romagna, che parlano apertamente di “lottizzazione politica”.

In una nota congiunta, Daniele Valbonesi, Francesca Lucchi, Valentina Ancarani, Eleonora Proni, Niccolò Bosi, Alice Parma ed Emma Petitti esprimono “stupore e preoccupazione” per una decisione che, a loro dire, ignorerebbe il percorso di confronto portato avanti negli ultimi mesi tra amministrazioni locali, Regioni e lo stesso Ministero guidato da Gilberto Pichetto Fratin. “Uno schiaffo ai sindaci e ai territori montani – si legge – che ancora una volta si sentono inascoltati e traditi”.

Un territorio diviso tra Toscana ed Emilia-Romagna

Il nodo centrale della polemica riguarda l’equilibrio territoriale. Il Parco si estende infatti su 36800 ettari complessivi, con una porzione leggermente prevalente in Emilia-Romagna (18900 ettari, tutti in provincia di Forlì-Cesena) rispetto alla Toscana (17900 ettari, distribuiti tra le province di Arezzo e Firenze). Nonostante ciò, da oltre vent’anni la presidenza è espressione del versante toscano: l’ultimo presidente romagnolo risale al 2004, fatta eccezione per brevi periodi di reggenza temporanea.

Secondo gli esponenti dem, la scelta del Governo rischia di incrinare ulteriormente i rapporti istituzionali tra territori e Regioni, oltre a indebolire la credibilità stessa dell’ente parco. “Decisioni di questo tipo – sottolineano – dovrebbero basarsi su competenze, visione e capacità, non su logiche di appartenenza politica. Così si sacrificano ancora una volta gli interessi del territorio a favore degli equilibri interni alla maggioranza”.

La questione passa ora nelle mani del Ministero, chiamato a formalizzare la proposta e a sciogliere una nomina che, al di là degli equilibri politici, riguarda la governance di una delle aree protette più rilevanti dell’Appennino settentrionale.

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