
Il Monte Bondone, montagna delle Prealpi Gardesane che svetta a pochi chilometri da Trento, è riconosciuto come uno straordinario scrigno botanico per la sua ricca biodiversità e le specie endemiche che popolano le sue pendici. Tuttavia, la natura sa riservare sorprese che vanno ben oltre i confini terrestri. Recentemente, “l’Alpe di Trento” è balzata agli onori della cronaca per una scoperta spaziale: il ritrovamento di una meteorite.
Una meteorite nel verde del Bondone
Il reperto, rinvenuto fortuitamente nel 2021 e oggi ufficialmente catalogato come “Meteorite di Monte Bondone”, è stato studiato e analizzato dal Museo Italiano di Scienze Planetarie di Prato in collaborazione con la Scuola di Scienza e Tecnologia (divisione Geologia) dell’Università di Camerino. L’evento è da considerarsi storico per la regione: sebbene nel 2016 fosse stato rinvenuto un esemplare in Alto Adige, questa è la prima meteorite in assoluto recuperata e ufficialmente riconosciuta in Trentino.
La storia del ritrovamento è degna di una sceneggiatura cinematografica. Tutto ha inizio nell’ottobre del 2021 a Garniga Vecchia. Il signor Efrem Rigotti, durante un’escursione in una zona isolata alla ricerca di funghi, smarrisce le chiavi dell’auto. Per ritrovarle, decide di tornare sul posto insieme a un amico dotato di metal detector.
Proprio durante le ricerche, lo strumento segnala qualcosa di insolito. Non sono le chiavi, ma un frammento roccioso grigio, di circa 5×8 cm, che risponde magneticamente in modo molto diverso dalla comune dolomia locale. Rigotti, incuriosito dall’aspetto singolare della pietra, la porta a casa e tenta persino di tagliarla nella sua officina, senza successo, data l’estrema compattezza del materiale. Solo nel settembre 2024, spinto dal sospetto che potesse trattarsi di qualcosa di extraterrestre, decide di contattare gli esperti di Prato.
Sulla notizia del ritrovamento e successiva consegna al Museo Italiano di Scienze Planetarie è stato mantenuto il riserbo per due anni. Lo scorso 10 aprile la nuova meteorite italiana è stata ufficialmente presentata al pubblico in una conferenza stampa presso la sede comunale di Garniga, che ha visto la partecipazione, accanto al sindaco Valerio Linardi, di rappresentanti del Museo Italiano di Scienze Planetarie – il direttore Marco Morelli e la curatrice delle collezioni Daniela Faggi – e di Christian Lavarian del MUSE di Trento.
Come spiegato da Marco Morelli, la notizia dell’arrivo a Prato del campione nel 2024 non è stata diffusa “sia per consentire che venissero portati a termine gli studi necessari per la classificazione del campione, sia in attesa che i risultati delle analisi venissero approvati dalla Nomenclature Committee della Meteoritical Society”.
Sebbene non si conosca la data esatta della caduta – che potrebbe risalire a decenni fa – Rigotti ha riportato una testimonianza suggestiva: una persona locale, oggi scomparsa, avrebbe avvistato in passato “due palle infuocate” cadere proprio sul Bondone.
Le condriti, preziosi fossili cosmici
La meteorite del Monte Bondone è stata classificata come una condrite ordinaria L5. Ma cosa significa esattamente? Le condriti sono considerate dei fossili cosmici. A differenza delle rocce terrestri, che nel corso di miliardi di anni sono state rimodellate dall’attività geologica – attraverso dinamiche tettoniche o del vulcanismo – le condriti sono rimaste pressoché immutate sin dalla nascita del Sistema Solare, circa 4,5 miliardi di anni fa.
Il loro nome ha un’origine precisa, legata alla loro struttura interna. Come spiega la geologa Daniela Faggi, il termine deriva dalle “condrule”, sfere millimetriche che si sono formate nei primi istanti di vita del disco protoplanetario, ovvero la nube di gas e polveri che circondava il giovane Sole. Studiare le condriti equivale per gli scienziati ad aprire una finestra sulla storia remota del Sistema solare, su quei processi che hanno dato vita ai Pianeti che oggi osserviamo e tentiamo di raggiungere.
Con il riconoscimento della meteorite del Monte Bondone, il numero di meteoriti italiane ufficialmente approvate dalla comunità scientifica sale a 44. A queste si aggiungono 25 eventi documentati storicamente ma dei quali non si dispone di campioni analizzabili. Una scoperta che conferma una percezione crescente: l’importanza della collaborazione tra cittadini e istituzioni.