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Brenta, nuova via sulle Punte di Campiglio: Andreozzi, Franchini e Samaden firmano “Mamma Anna”

Nuova via di misto e ghiaccio sulle Punte di Campiglio: Andreozzi, Franchini e Samaden firmano “Mamma Anna” (380 m, WI5 M6), nata dall’esplorazione di un camino nascosto. Una linea che potrebbe diventare un’interessante alternativa alle classiche del Brenta.

Una linea nascosta, immaginata più che vista, e poi esplorata tiro dopo tiro, senza sapere davvero cosa avrebbe offerto. È così che nasce “Mamma Anna”, nuova via di misto e ghiaccio aperta da Emanuele Andreozzi, Silvestro Franchini e Ruggero Samaden sulla parete nord-ovest delle Punte di Campiglio, nel cuore delle Dolomiti di Brenta.

La salita si sviluppa per circa 380 metri, con difficoltà dichiarate WI5, M6, lungo un camino incassato che da lontano lasciava più dubbi che certezze, come raccontato dagli stessi protagonisti.

Una linea da scoprire metro dopo metro

“Era da un po’ che tenevo d’occhio questo camino, però davvero non capivo se avesse qualcosa di interessante da offrire racconta Andreozzi. Il dubbio diventa progetto quando ne parla con Franchini, “super local” della zona, che accetta subito la sfida. A completare la cordata è Ruggero Samaden.

Partono “senza grandi aspettative”, ma trovano invece ghiaccio abbondante e continuo, una condizione tutt’altro che scontata in una stagione avara su molte linee. “Dopo le ultime salite in cui non avevamo avuto fortuna nel trovare ghiaccio, su questa abbiamo avuto la meritata ricompensa”.

La via si articola in quattro tiri principali, “uno più bello dell’altro”, seguiti da un lungo canale nevoso che conduce in vetta. Non manca nemmeno quello che Andreozzi definisce, con ironia, “un immancabile passaggio in speleo-arrampicata, ormai il mio marchio di fabbrica”.

Il cuore dell’apertura sta proprio nell’approccio: nessuna certezza, solo la volontà di entrare in un terreno poco leggibile. “È il bello dell’esplorazione, questi camini sono troppo bui e profondi per vedere da lontano cosa vi si nasconde al suo interno. Ogni volta tocca accettare la sfida con la sorte, mettendoci il naso dentro, e tiro dopo tiro scoprire cosa nasconde”. Un alpinismo che torna all’essenza dell’esplorazione, lontano dalle linee già tracciate e dalle certezze delle condizioni note. Anche per questo, la cordata evidenzia lo stile adottato, lasciando pochissimo materiale in parete. “Abbiamo lasciato un solo cordino in una clessidra sul tiro chiave” sottolinea Andreozzi, prima di lanciare un piccolo monito ai possibili futuri ripetitori: “Come sempre mi raccomando di rispettare il nostro stile di salita e non aggiungere altro materiale sulla via”. Perché, a detta sua, questo potrebbe essere un bell’itinerario da ripetere. “Mi sento di consigliarne la ripetizione. Vista la vicinanza, questa via potrebbe essere un buon piano B nel caso ci fosse troppo affollamento sulla Via che non c’è“.

Mamma Anna

Il nome della via non è casuale e nemmeno scontato. L’idea è di Silvestro Franchini: “I miei compagni mi chiedono di dare un nome alle via e decido di dedicarla alla mia compagna Anna, madre delle mie bambine”. Ma più in generale questa è una dedicaa tutte le mamme degli alpinisti e a tutte le compagne delle guide alpine, sappiamo quanta fatica fate”.

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